9 Gennaio 2016

Famiglie, più reddito e potere d’ acquisto E Padoan punge l’ Ue

Famiglie, più reddito e potere d’ acquisto E Padoan punge l’ Ue

replica a dijsselbloem: l’ italia usa bene la flessibilità tornano ad aumentare i prezzi delle abitazioni
ROMA. Disoccupazione ai minimi da tre anni, potere di acquisto delle famiglie al massimo dal 2007 e reddito disponibile in aumento. L’ Istat fotografa un’ Italia in ripresa e il ministro dell’ Economia, Pier Carlo Padoan, gongola su Twitter perché ogni risultato messo a segno di qui alla prossima primavera condizionerà la partita con Bruxelles sulla Legge di stabilità. La parola magica è “flessibilità”, che si traduce in risorse che finanzierebbero mezza Legge di stabilità. L’ Europa ha promosso con riserva la manovra del governo e rinviato a primavera il giudizio finale e quindi l’ eventuale via libera alle clausole di salvaguardia. Il governo conta di ottenere tre sì anche se l’ altroieri il presidente dell’ Eurogruppo, Je roen Dijsselbloem, ha invitato l’ Italia a non esagerare con le richieste. “Aumentano i redditi e scende la disoccupazione: le riforme strutturali funzionano. Italia usa bene la #flessibiltà”, commenta il ministro dell’ Economia in un tweet corredato di link al sito dell’ Istat e tanto di hashtag a sottolineare l’ obiettivo di fondo. “L’ Italia ha tutte le carte in regola per ottenere le clausole di flessibilità e usarle al meglio”, ribadisce più tardi. Stando ai dati dell’ Istat, nel terzo trimestre del 2015 il reddito disponibile delle famiglie consumatrici in valori correnti è aumentato dell’ 1,3% rispetto al trimestre precedente e dell’ 1,5% nel confronto con il corrispondente periodo del 2014. Il potere di acquisto – che tiene conto anche dell’ andamento dei prezzi al consumo – è aumentato invece dell’ 1,4% rispetto al trimestre precedente e dell’ 1,3% sul terzo trimestre del 2014. Nei primi tre trimestri del 2015, nei confronti dello stesso periodo del 2014, il potere di acquisto è cresciuto dello 0,9%. La spesa delle famiglie per consumi finali, in valori correnti, è aumentata dello 0,4% rispetto al trimestre precedente e dell’ 1,2% rispetto al corrispondente periodo del 2014. La propensione al risparmio è stata pari al 9,5%, in aumento dello 0,9% rispetto al trimestre precedente e dello 0,3% rispetto al corrispondente trimestre del 2014. Migliora anche l’ andamento dei conti pubblici. Nel terzo trimestre 2015 l’ indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche in rapporto al Pil è stato pari al 2,4%, inferiore di 0,5 punti per centuali rispetto a quello del corrispondente trimestre del 2014. Nella media dei primi tre trimestri del 2015 si è registrato un rapporto tra indebitamento netto e Pil pari al 2,9%, con un miglioramento di 0,4 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’ anno precedente. Sale invece la pressione fiscale: è stata pari al 41,4% nel terzo trimestre, in lieve aumento (+0,1 punti percentuali) rispetto allo stesso periodo dell’ anno precedente. Infine, i prezzi delle case che tornano a crescere. Per la prima volta dal secondo trimestre del 2011, si registra un aumento congiunturale delle quotazioni delle abitazioni pari a +0,2%. Su base annua, la flessione dei prezzi delle abitazioni, iniziata nel 2012, prosegue ma è in progressivo rallentamento: l’ Ipab registra una diminuzione tenden ziale del 2,3% (da -2,9% del trimestre precedente). “I dati di oggi (ieri per chi legge, ndr) sulla finanza pubblica descrivono un’ Italia stabile e solida. Letti tutti insieme certificano che nei primi 9 mesi del 2015 il deficit si abbassa, il saldo primario si alza e la pressione fiscale rimane costante, ricordando sempre che la misurazione delle tasse non include gli 80 euro. Se lo fosse, come dovrebbe essere, saremmo di fronte a un calo delle tasse an che rispetto al 2014”, commenta Filippo Taddei, responsabile economia della segreteria Pd, certo che i conti pubblici nel 2016 continueranno a migliorare. Decisamente più cauta la reazione di consumatori, commercianti e imprese. Codacons sottolinea come la crescita sia “ancora insufficiente a colmare l’ enorme gap con i livelli pre -crisi”, l’ Unione nazionale consumatori evidenzia come a dare un contributo importante sia stata la bassa inflazione. Mentre Adusbef e Federconsumatori giudicano i dati Istat “eccessivamente ottimistici”. Tiepida anche la reazione di Confesercenti che sottolinea come il denaro sia andato in buona parte a ricostruire il risparmio e quindi “per qualche mese gli aumenti di reddito non andranno ad accrescere i consumi, se non in misura parziale”.
anna rita rapetta
 

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