Mamma Boschi: «Presto novità interessanti»
-
fonte:
- Il Tempo
il tempo intercetta la
signora agresti nella villa nella campagna aretina «siamo sereni.
aspettiamo le inchieste». ai pm centinaia di esposti
dall’ inviato Augusto Parboni • AREZZO «Ora aspettiamo solo che emerga la verità. Poi vedrete…». Uscendo dalla sua villa a La terina, tra le campagne che circondano Arezzo, Stefania Agresti,58 anni, mamma del ministro Maria Elena Boschi e moglie di Pier Luigi, l’ ex vicepresidente di Banca Etruria, con un sorriso ci accoglie davanti al cancello della villa a una quindicina di chilometri dalla città. «Aspettatevi delle novità». Mentre sale a bordo della Mercedes classe B nera, la preside dell’ istituto comprensivo Marconi di San Giovanni Valdarno, pantaloni e giacca nera, spiega che il marito, ex numero due della banca finita in cinque inchieste, solo ad Arezzo, non è in casa. «Siamo molto sereni» continua la donna. La villa isolata è «protetta» anche da chi lavora per la famiglia. Tanto che poco prima che la signora Agresti uscisse di casa, un giardiniere, con una scopa in mano, risponde timoroso:«Vuole sapere se questa è casa Boschi? Io non glielo so dire». Dopo pochi secondi arriva invece la conferma da parte di mamma Boschi. La donna apre a mano il cancello provvisorio da cui è possibile accedere oltre le mura, in fase di ristrutturazione, che circondano la casa a tre livelli di colore rosa. «Ora devo andare a fare delle commissioni». Riaccendendo la Mercedes faun ultimo sorriso: «Ci vediamo presto». Insomma, «aspettare» sembrala parola d’ ordine di casa Boschi. Al contrario della procura di Arezzo. Gli inquirenti toscani infatti hanno schiacciato l’ acceleratore. Un cambio di passo che i magistrati hanno potuto effettuare grazie alla voglia di verità chiesta a gran voce e messa nero su bianco, anche ieri mattina, dai risparmiatori che sarebbero stati truffati dalla banca dell’ Etruria e del Lazio. Dopo i primi quattro esposti depositati giovedì scorso sulla scrivania del procuratore capo Roberto Rossi, ieri, in massa, singoli correntisti hanno presentato decine di denunce per tentare, da una parte di riottenere i soldi persi, dall’ altra di permettere alla procura di alzare il tiro nell’ ultima inchiesta aperta. Proprio questo fascicolo infatti, potrebbe diventare quello più spinoso tra i cinque in mano ai pm aretini. Il motivo? Per dare risposte certe ora la procura dovrà disporre accertamenti per verificare chi ha creato la difficile situazione economica che ha colpito migliaia di clienti dell’ istituto di credito. Non è escluso dunque che il mirino possa puntare ora anche sui vertici degli ultimi anni del la Bpel, oltre che sui dirigenti delle singole filiali, per capire se ci sia mai stato o meno «un ordine di scuderia». «Vi ricordo che per il collocamento di questa obbligazione (scadenza cinque anni, rendimento lordo 3,5%) – si legge in una e-mail inviata il 4 giugno 2013 dal responsabile Private di Banca Etruria ai diversi dirigenti -avete a disposizione tutte le scadenze di obbligazioni/time depo di questi giorni, tutti i titoli in plusvalenza, tutti i titoli obbligazionari della banca (specialmente se a bassa cedola e scadenza breve) presenti neiportafogli dei clienti che reputiate opportuno vendere anticipatamente per sostituirli con la subordinata». Alla luce dell’ accelerazione della procura sull’ ultima inchiesta aperta ipotizzando il reato di truffa, non è escluso che questa mail possa essere inserita nel fascicolo, il quinto. Per la grande mole di lavoro il capo dei magistrati aretini ha costituito un pool per portare avanti le inchieste. Ostacolo alla vigilanza. Non corretta comunicazione della situazione economi ca e patrimoniale. False fatturazioni. Conflitto d’ interessi e truffa. Sono queste infatti le ipotesi di reato sulle quali gli inquirenti dovranno far luce per rispondere a quanti hanno presentato un esposto. Tra loro c’ è anche il Codacons. L’ associazione chiede infatti «che venga fatta luce sulle eventuali condotte illecite dei vertici della Banca Popolare dell’ Etruria e del Lazio Soc. Coop. e sulla mancanza di vigilanza da parte degli organi preposti quali la Banca d’ Italia e la Consob, ossia di quelle condotte che si ritiene abbiano concorso a determinare il dissesto della banca e reso necessaria l’ adozione dei provvedimenti di azzeramento del valore delle azioni e delle obbligazioni subordinate».
augusto parboni
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- BANCA
