«Nel 2016 stangata da 551 euro a famiglia»
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fonte:
- La Sicilia
ROMA. Come spesso accade a fine dicembre si infittiscono le voci sui possibili aumenti dei prezzi in vista del nuovo anno. Il tutto, in realtà, contro le indicazioni del governo, se è vero che in ultimo appena ieri il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha ricordato il taglio delle tasse sulla prima casa e sugli immobili rurali, decisi in sede di legge di Stabilità. Argomento subito stop pato da Unimpresa, secondo la quale la pressione fiscale nel Paese resterà sopra il 43 per cento almeno fino a tutto il 2018. Sempre ieri poi è stata anche la volta del Codacons, che ha elaborato uno studio sugli incrementi di spesa previsti per il nuovo anno sul fronte prezzi e tariffe, prefigurando – col 2016 – l’ arrivo di una stangata da 551 euro per le famiglie. E ciò, appunto, in ragione di aumenti per prezzi e tariffe, ma anche per colpa dell’ inflazione, che tornerebbe a far capolino con un +1 per cento che obbligherebbe le famiglie a sborsare 298 euro in più per la crescita dei prezzi al dettaglio, e 189 euro in più per la sola spesa alimentare. L’ associazione di consumatori presieduta da Carlo Rienzi, pur riconoscendo la flessione del prezzo dei carburanti e del canone Rai, prevede un incremento dei prezzi per la ristorazione (più 26 euro) e delle tariffe per la raccolta rifiuti e dei servizi idrici (137 euro di aggravio a famiglia su base annua). A pesare sul portafogli, poi, saranno anche i trasporti in generale – treni, aerei, taxi, mezzi pubblici, traghetti e quant’ altro – per i quali un nucleo familiare tipo dovrà affrontare una maggiore spesa pari a 44 euro, che andranno a sommarsi ai 27 euro di ulteriore aggravio che mediamente si dovranno sborsare viaggiando sulle autostrade. Incremento anche per i servizi bancari, per i quali si dovranno pagare 18 euro in più rispetto al 2015, e +9 per quelli postali. Altro capitolo suscettibile di aumenti, ha spiegato ancora il Codacons, dovrebbe essere quello dell’ energia: colpa del nuovo sistema tariffario varato dall’ Autorità che prevedibilmente varerà rincari per buona parte degli italiani. Tra le voci rincuoranti il Codacons cita l’ eliminazione della Ta si sulla prima casa, con un risparmio di 194 euro a famiglia; il canone Rai, balzello tra i più odiati dagli italiani, che passerà da 113,5 a 100 euro, e l’ assicurazione Rc Auto, che dovrebbe scendere di 12 euro. In questo capitolo opportunamente viene inserito anche il ribasso dei carburanti, con una ipotesi di 68 euro di minore spesa per un pieno rispetto al 2015, a condizione però che vengano rispettate le previsioni degli analisti sull’ andamento dell’ oro nero e che l’ esecutivo – aggiunge il Codacons non decida di introdurre nuove tasse sulla benzina. Parlando di prezzi non è possibile, tuttavia, dimenticare quello che è stato definito da molti analisti l’«effetto Bataclan», che inevitabilmente ha ridotto di molto la voglia degli italiani di trascorrere tempo fuori casa, con effetti negativi evidenti su hotel e ristoranti. Una situazione che a novembre scorso ha fatto scendere dello 0,4 per cento i prezzi (con l’ eccezione dei prodotti alimentari) rispetto a ottobre, consentendo soltanto un risicatissimo +0,1 per cento rispetto a novembre 2014, allargando così un’ area di deflazione che ha interessato ben undici grandi città italiane (un mese prima erano sette), costrette ad abbassare i prezzi. Tornando al costo dei carburanti, voce ancora importante nel bilancio di molte famiglie, è bene ricordare – come ha fatto la Cgia di Mestre pochi giorni fa – come al momento il costo del petrolio sia il più basso dal dicembre 2008, fatto però che non si traduce in un esborso minore per i costi alla pompa, visto che il pieno di benzina pesa sulle tasche degli automobilisti italiani circa il 30 per cento in più. Tutta colpa della componente fiscale, aumentata del 32 per cento, visto che nel 2008 un litro di benzina costava mediamente 1,115 euro al litro e oggi, nonostante la gelata del prezzo del petrolio, si aggira intorno a 1,451. Tornando, infine, alla pressione fiscale e ad Unimpresa, un’ analisi del Centro studi di quest’ ultima rileva che nel 2014 lo spread fiscale tra l’ Italia ed Europa era di 360 punti base: se la pressione fiscale italiana era al 43,6%, la media Ue era ferma al 40% con 3,6 percentuali di differenza. Fino al 2005 la pressione fiscale in Italia era in linea o inferiore alla media dell’ Europa, mentre a partire dal 2006 il peso delle tasse rispetto al Pil è progressivamente cresciuto attestandosi sempre oltre il livello medio registrato sia nell’ Unione europea sia nell’ area euro. In particolare, nel 2005 la pressione fiscale italiana si attestava al 39,1% mentre la media dei 28 paesi Ue era al 38,9% e quella dell’ area euro al 39,5%. Dall’ anno successivo, il peso delle tasse in Italia è cresciuto superando le medie europee: 40,2% contro 39,2% e 39,8%. Secondo l’ analisi dell’ associazione, basata su dati della Banca d’ Italia e di Eurostat, è in particolare a partire dal 2007 che il peso delle tasse rispetto al Pil è costantemente cresciuto.
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