Ironia e rassegnazione fra gli azionisti traditi
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fonte:
- Il Piccolo
sessanta
interventi, in tre minuti a testa scorrono i racconti dei risparmi
andati in fumo. «ma oggi è lo stacco nei confronti del passato»veneto
banca»la svolta
di Serena Gasparoni VOLPAGO La rabbia degli azionisti che ha lastricato queste settimane di preparazione all’ assemblea straordinaria sembra essere evaporata. Almeno in parte. C’ è rassegnazione, consapevolezza che il boccone amaro alla fine bisogna mandarlo giù. La gente arriva alla spicciolata, da tutta Italia, qualcuno non riesce a entrare. Peccato: per molti, sono loro stessi ad ammetterlo, era l’ unica occasione per capire e decidere che fare del proprio voto. Fuori dall’ assemblea invocano azione di responsabilità, o anche la fine peggiore per chi ha causato il dissesto, pure alle mogli degli ex dirigenti, «Che saranno a Cortina loro», dicono, «tutte impellicciate». Dentro 60 interventi, molti relativamente pacati, poco emotivi, uno solo lancia l’ anatema. Al punto che il presidente del Codacons Veneto, Franco Conte dice: «Mai vista un assemblea del genere: in Veneto porti via l’ 80% degli investimenti e ti applaudono». È il signor Pillon, al ventesimo posto nella scaletta degli interventi giornalieri, a rompere gli indugi. «Parle mi? Ok, sono incazzatissimo». Scrosciano gli applausi. «Voto no, dove sono i risparmi di tutta la mia vita? Sono azionista dal 1985, ho investito tutto nella vostra banca, tanto che la mia amatissima moglie mi prendeva in giro. Con che faccia vi presentate? Io mi sarei già dimesso. Ma a me l’ avete messa nel sedere con la vasellina. Ho investito tutto, anno dopo anno, tutti i sacrifici di famiglia, evitando spese superflue e altro. Io voto no, arriva il commissario? Non mi interessa». Franco Tadin fuori aspetta, distribuisce fogli in cui nero su bianco ci sarebbero le scorrettezze commesse dell’ istituto di credito. «Questo è il funerale dell’ economia veneta», dice. Come lui sono in tanti ad attardarsi: tutti invocano l’ azione di responsabilità nei confronti degli ex vertici, ma la linea generale è quella del sì alla Spa e poi l’ attesa: l’ attesa che le azioni, in Borsa, riacquistino valore. Giovanni Rossetto: «È il funerale dell’ onestà. Il sì è una scelta obbligata. Era la nostra banca, sono socio da un vita e mai mi sarei aspettato un epilogo come questo». Donatella Peruc torna sul palco dell’ assemblea. Era accaduto anche l’ aprile scorso. «Io e mio marito abbiamo investito tutti i risparmi nelle azioni di Veneto Banca. Questa perdita condizionerà tutta la nostra vita. Mi sento rapinata. Zaia (presidente della Regione Veneto, ndr) almeno ci dia sostegno legale». Alarambi Marin è l’ unico straniero che prenderà la parola durante l’ assemblea. Invalido al lavoro dopo un incidente nel 2004. Tutti i suoi soldi si sono volatilizzati una volta varcato l’ ingresso di una delle filiali della banca montebellunese. «Ho scelto l’ Italia, sono venuto dalla Romania. Ho rispettato l’ articolo della Costituzione secondo cui l’ Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro. Il mio è un grido di dolore: quello che ho risparmiato oltre alla liquidazione assicurativa… ho messo tutto in Veneto Banca. Anche i soldi di mia figlia, che ora continua a chiedermi: cosa mi hai fatto papà?» (Bolla e pure Zaia al termine dell’ assemblea assicurano che si prenderanno carico del caso “personalmente”). Alessio Giovanni non usa mezzi termini «Ce la siamo presa nel c..Mi hanno fatto investire 50 mila euro in obbligazioni senza dirmi quello che stavo rischiando». Lever Ravarotto, fortunatamente ha investito solo una parte dei suoi risparmi in azioni Vb, «Ci vuole una punizione esemplare per i vertici. Sono in Veneto Banca da 35 anni. Votare sì, è il male minore. Dai vertici della banca comportamenti immorali». Bruno Bozzetto, anche lui volto noto del palco della tensostruttura, rompe il ghiaccio con una battuta. «No Veneto Banca. Ma Ve Neto Banca. Presidente si faccia coraggio e chieda il nome dei corvi che hanno informato amici e parenti affinché vendessero le azioni quando ancora valevano qualcosa». Chi augura agli ex vertici «di fare la fine di Sindona», chi propone di boicottare la banca «Se non fate qualcosa noi soci non vi paghiamo più i finanziamenti che abbiamo». Chi guarda negli occhi Zaia, tra le prime file «Io mi ero fidata di lei l’ anno scorso quando aveva detto che la banca era solida». Franco Pravato, «Dove erano i controllori? I revisori: dobbiamo fare azione di responsabilità anche contro di loro». Remo Mosole, che attende un’ ora per entrare dice «Sono un “fregato” anche io. Ma il sì è una scelta obbligata: se arriva il commissario straordinario si mangia l’ azienda e noi perdiamo anche i 7,30 euro». L’ intervento dell’ ingegner Paolo Berro si chiude con una standing ovation. Del pubblico e dell’ attuale Cda. Invoca e evoca la fiducia dei risparmiatori e azionisti all’ attuale Cda. «Nel 1998 ho avuto un incidente stradale, da allora sono paralizzato dalla testa in giù. Ho due lauree, sono cavaliere della repubblica. Oggi è lo stacco nei confronti del passato. Mi fido della banca e ho deciso di votare sì. Per il tempo che avanza- per ogni intervento il tempo massimo era di tre minuti- riempitelo voi con l’ applauso che non posso fare». ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
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Tags: Franco Conte,, Veneto Banca
