«Banca Etruria, così il buco nei bilanci»
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fonte:
- Il Mattino
bankitalia passa al setaccio l’ attività degli ex vertici. spunta giro di fatture false
Valentina Errante Arezzo. È solo l’ inizio. I guai per il vecchio consiglio di amministrazione di banca popolare di Etruria, dove figurava anche il padre del ministro Boschi, devono ancora arrivare. E non soltanto dal punto di vista penale. Perché nel grande calderone dell’ istituto non ci sono solo i finanziamenti milionari concessi a società vicine all’ ex presidente Rosi e al componente del cda Nataloni (finiti sul registro degli indagati). Rosi rischia il processo per avere utilizzato fatture inesistenti, e mentre emergono nuovi dettagli sull’ inchiesta condotta dal procuratore di Arezzo in merito all’ emissione di obbligazioni subordinate anche durante le ispezioni di Bankitalia, è l’ ad di Nuova Banca Etruria, Bertola, ad annunciare l’ intenzione di avviare un’ azione di responsabilità civile nei confronti degli ex vertici. Sulle società che hanno ottenuto generosi prestiti dall’ ex banca popolare di Etruria e Lazio, il procuratore Rossi e il nucleo di polizia tributaria della guardia di Finanza di Arezzo stanno ancora lavorando. Al momento gli unici nomi iscritti sul registro degli indagati sono quelli di Rosi e Nataloni. Secondo Bankitalia, le perdite per quei crediti avrebbero raggiunto i 18 milioni. Ma la cifra sarebbe molto più alta in relazione ai fidi rinnovati alle controllate. L’ indagine potrebbe allargarsi ad altre società, ritenute vicine agli ex vertici. Mentre Codacons e Federconsumatori hanno presentato gli esposti in procura e si annuncia l’ apertura del fascicolo per truffa, è dalla terza ispezione di Bankitalia all’ ex popolare che emerge come un nuovo prestito subordinato sia stato emesso mentre gli 007 di palazzo Koch tenevano sotto controllo la Bpel. Gli ispettori: «È stato reperito nuovo capitale per quasi 160 milioni di euro, oltre alla conversione del prestito subordinato di 100 milioni di euro e all’ esternalizzazione del ramo aziendale di gestione degli immobili, tutte operazioni finalizzate al rafforzamento del Tier1». Il riferimento è all’ aumento di capitale a titolo oneroso del giugno 2013, avvenuto su input di Bankitalia, ma anche al collocamento di un nuovo prestito subordinato di 60 milioni di euro, avvenuto anche questo nel giugno 2013, quando gli ispettori si trovavano già dentro la banca. Gli ispettori rilevano come l’ aumento di capitale di circa 100 milioni “a titolo gratuito” facesse riferimento a una precedente emissione di prestito subordinato oggetto di riscatto anticipato a dicembre 2012, facoltà già prevista in sede di emissione. «La conversione del prestito in argomento, unitamente all’ aumento di capitale a titolo oneroso di giugno 2013, scontando un rischio reputazionale, è stata tra le cause che hanno dato luogo a una performance negativa del titolo di Banca Etruria – segmento Star – con una flessione del 54,40%, a fronte di una generale flessione nel medesimo periodo del settore bancario del 9,40%». Non avverrà in tempi strettissimi ma l’ ad di Nuova banca Etruria sta già “studiando” il modo per rivalersi sugli ex vertici dell’ istituto per il “dissesto”. L’ ultimo cda, del quale faceva parte anche Pier Luigi Boschi, già sanzionato da Bankitalia per 144mila euro, sarebbe citato in Tribunale per risarcire la banca per le scelte incaute e i danni patrimoniali. Sarà da stabilire se a condurre l’ azione civile debba essere la “bad bank”, che contiene tutte le sofferenze dell’ ex popolare, o la “good bank”, la parte sana dell’ istituto, create con il decreto emanato dal governo il 22 novembre. Sono in cinque a rischiare il processo per l’ emissione e l’ utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, Giuseppe Fornasari, ex presidente di Banca Etruria, Luca Bronchi, ex dg, e Lorenzo Rosi. Secondo il procuratore Rossi avrebbero agito in concorso con chi quelle fatture le ha emesse. Fabio Palumbo e ed Ernesto Mocci, rispettivamente presidente e ad della società romana Methorios capital spa, avrebbero firmato i documenti falsi per 192.938 euro e 40.000 euro, evitando di pagare l’ Iva. Piccole operazioni che avvengono nell’ alveo di un’ altra vicenda più ampia, ossia l’ aggiustamento dei bilanci con la vendita di palazzo della Fonte. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
valentina errante
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