Conflitto di interessi per i prestiti di Etruria indagati Rosi e Nataloni
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fonte:
- la Repubblica
nel mirino dei pm l’ ex presidente e l’ ex consigliere per i fondi concessi e diventati “sofferenze”
DAL NOSTRO INVIATO MAURIZIO BOLOGNI AREZZO. Ai consiglieri di amministrazione e revisori dei conti di Banca Etruria bastava una firma, e così la borsa dell’ Istituto di credito per loro si apriva d’ incanto: fino a 20 milioni di euro a testa di affidamenti per le loro attività. Alcuni non ne hanno fatto di nulla, altri ne hanno approfittato in un conflitto d’ interessi legalizzato, ma che ha preso il fumus del reato quando quei crediti concessi ai consiglieri sono andati in deterioramento, incagliati o, peggio, in sofferenza. Ed è questo meccanismo che fa scattare due nuovi indagati nelle vicende scabrose della Banca dell’ oro. Nel registro degli indagati finiscono l’ ultimo presidente della Banca, Lorenzo Rosi, per le attività della cooperativa Castelnuovese di cui è stato presidente, e l’ ex membro del cda di Banca Etruria e già vice presidente di Banca del Vecchio, Luciano Nataloni, commercialista fiorentino, per il quale sarebbero stati rilevati 9 casi di conflitto d’ interesse 2 dei quali finiti in credito deteriorato (quello di due società, tra cui la Td Group), con perdita per la Banca di 9 milioni totali. Sotto la lente di ingrandimento degli investigatori i legami di altre società, tra cui Immofin, Città Sant’ Angelo Sviluppo spa, Gruppo Casprini. Al centro di un nuovo filone d’ indagine, il terzo, della procura di Arezzo c’ è dunque il conflitto d’ interesse degli amministratori. È tutto nella relazione di Banca d’ Italia del febbraio 2015, quella che accompagna il commissariamento della Etruria. Via Nazionale avrebbe scovato 198 posizioni di conflitto d’ interesse, a carico di 18 persone (13 amministratori e cinque sindaci) per un valore di 185 milioni di crediti e con 18 milioni di perdite. Ma, per quanto eticamente discutibile, solo in alcuni casi, in coincidenza di irregolarità di comunicazione e credito deteriorato, le operazioni farebbero ipotizzare il reato di omessa comunicazione del conflitto di interessi, in base all’ articolo 2391 del codice civile che riguarda gli “interessi degli amministratori”. E per ora nel registro degli indagati sono finiti Rosi e Nataloni. Mentre da ambienti vicini alla procura si esclude che Pierluigi Boschi, consigliere e poi vice di Banca Etruria, abbia anche solo preso denaro in prestito dall’ istituto aretino. «Non parlo degli indagati, figuriamoci dei non indagati», si è limitato a dire, rispondendo ad una domanda in proposito, il procuratore Roberto Rossi, confermando di fatto che Boschi non è sotto inchiesta. Le altre due inchieste già aperte presso la procura di Arezzo sembrano in dirittura d’ arrivo. Già avvenuta la notifica di fine indagine degli avvisi di chiusura delle indagini, avviate nella primavera 2014, per il cosiddetto filone delle false fatturazioni (dichiarazioni fraudolente per fatture inesistenti) che vede indagati l’ ex presidente dell’ istituto di credito Giuseppe Fornasari, già parlamentare della Dc, Luca Bronchi, ex direttore generale, e l’ ex direttore centrale David Canestri. Sta per arrivare alla conclusione poi un altro filone d’ indagine della Procura di Arezzo su Banca Etruria, ed è quello che ipotizza il reato di ostacolo alla vigilanza. Questo fascicolo risale al marzo 2014 ed è stato aperto dopo la relazione degli ispettori Bankitalia del 2013. Dai ieri, infine, parte di fatto una quarta indagine, quella relativa agli ultimi fatti innescati dal decreto Salvabanche. Sul tavolo della procura aretina sono infatti arrivati gli annunciati esposti dei consumatori ed ora il procuratore Rossi ha in mano gli elementi per un nuovo fascicolo d’ inchiesta, questa volta per l’ ipotesi di reato di truffa ai danni dei risparmiatori. È quanto si chiede a gran voce nelle carte depositate da Codacons e Federconsumatori. Per Federconsumatori, è necessario «fare chiarezza sulle responsabilità di chi ha spinto le persone ad acquistare un prodotto finanziario » come le obbligazioni subordinate. Nell’ esposto del Codacons si chiede di accertare «il comportamento del management della banca». Il deposito degli atti in procura da parte delle due associazioni è stato accompagnato da una cinquantina di obbligazionisti che hanno perso tutti i loro risparmi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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