15 Dicembre 2015

“Salva banche”. Raffica di esposti e denunce: Codacons contro Carichieti

“Salva banche”. Raffica di esposti e denunce: Codacons contro Carichieti

AREZZO.  Raffica di esposti alla magistratura sul caso degli ex obbligazionisti rimasti all’ asciutto in seguito alle vicissitudini di Banca delle Marche, Banca popolare dell’Etruria, Cassa di risparmio di Ferrara e Cassa di risparmio di Chieti.
Per oggi Federconsumatori e Codacons hanno già annunciato la presentazione di un esposto alla procura di Arezzo a tutela degli obbligazionisti. Federconsumatori, che ha annunciato iniziative analoghe anche a Roma e a Milano, chiede ai magistrati di vederci chiaro sulle attività «dei recenti Consigli d’amministrazione, management e Collegi sindacali di Banca Etruria».
 La traccia implicitamente suggerita dalle associazioni dei consumatori è quella di verificare se vi siano stati profili di truffa e di appropriazione indebita da parte degli istituti nei confronti degli obbligazionisti.
 Codacons punta l’attenzione sull’ipotesi del reato di truffa e su Carichieti annuncia esposti anche alla Corte dei Conti e alla Guardia di Finanza.
 «La magistratura contabile e le Fiamme Gialle», dice l’associazione, «dovranno individuare i responsabili di tale grave situazione, ossia i soggetti che hanno materialmente suggerito e venduto i titoli ai risparmiatori, e coloro che hanno sperperato i soldi degli investitori portando l’istituto di credito al dissesto. Tali soggetti – spiega il Codacons – dovranno rispondere dei danni prodotti ai cittadini e allo Stato – costretto a creare un fondo da 100 milioni che tuttavia non basterà a sanare la situazione – attraverso i loro beni personali, che dovranno essere utilizzati per i rimborsi ai risparmiatori. Per la parte restante dei risarcimenti, saranno inevitabili migliaia di cause contro gli istituti di credito, non essendo l’arbitrato una strada praticabile.
«Con l’arbitrato il Governo introduce un principio incostituzionale e pericolosissimo: si decide cioè di punire un reato in modo diverso a seconda di chi è la vittima. Sostanzialmente il “furto” commesso viene punito in modo più duro se il rapinato è povero, e non viene punito affatto se la vittima è benestante – afferma il presidente Carlo Rienzi – Ma tutto ciò è palesemente illegale perché il reato è uguale per tutte le vittime, e le conseguenze dello stesso non possono essere proporzionate al reddito di chi lo ha subito».
  Un’altra organizzazione dei consumatori, Adusbef, aveva del resto già presentato un proprio esposto chiedendo proprio chiesto di verificare la sussistenza dei reati di truffa e appropriazione indebita e l’omessa vigilanza.
 Almeno per quest’ultimo reato la procura di Arezzo, secondo quanto appreso, dovrebbe ‘girare’ l’esposto a quella di Roma che, secondo quanto reso noto ieri da Adusbef Federconsumatori, i pm avrebbero già aperto un’inchiesta sull’operato di Bankitalia.
E’ però probabile che il procuratore aretino Roberto Rossi attenda di raccogliere altri esposti ed altri elementi prima di dare eventualmente il via ufficiale ad una inchiesta sulle altre ipotesi di reato. In questo caso si tratterebbe del quarto filone aperto dai magistrati aretini nei confronti dell’ex management di banca Etruria. L’ultimo del quale si è appreso non è, per ora, basato sulle recenti vicende dell’istituto e degli ex obbligazionisti della banca. Si tratta invece di un’indagine sul conflitto di interessi che ha avuto origine dalla relazione della Banca d’Italia circa il commissariamento di Banca Etruria nel febbraio 2015.
Questa parte di inchiesta si affianca agli altri due filoni. Il primo sull’ostacolo alla vigilanza, che risale al marzo 2014 e trae origine dalla relazione degli ispettori della Banca d’Italia del 2013 e il terzo sulle false fatturazioni datato primavera 2014.
L’inchiesta sul conflitto di interessi è ancora agli inizi e non ha alcun nome iscritto nel registro degli indagati. Secondo fonti vicine alla procura di Arezzo, l’inchiesta ipotizza il conflitto di interesse a carico di alcuni ex membri del cda dell’istituto bancario aretino che avrebbero ricevuto fondi per 185 milioni formalmente deliberati di cui ne sarebbero stati erogati realmente 140 a vantaggio di 18 ex amministratori, 15 consiglieri e 5 sindaci revisori. Sta invece arrivando alla conclusione il filone che ipotizza il reato di ostacolo alla vigilanza e, il procuratore Roberto Rossi, che coordina tutti e tre i filoni di indagine, dovrebbe chiuderla nei prossimi giorni chiedendo il rinvio a giudizio per Giuseppe Fornasari ex presidente, Luca Bronchi ex direttore generale e David Canestri, dirigente centrale. Chiuso invece il terzo filone sulle false fatturazioni che vede indagati ancora Giuseppe Fornasari, Luca Bronchi e l’ultimo presidente prima del commissariamento Lorenzo Rosi, attualmente però sono stati notificati solo gli avvisi di chiusura ma non ci sono richieste di rinvio a giudizio.
«Non vorremmo che si creasse la paradossale situazione in cui i lavoratori paghino per prodotti finanziari, come le obbligazioni subordinate, emessi dai vertici aziendali. Gli stessi vertici aziendali che, attraverso l’odiosa pratica delle pressioni commerciali, hanno di fatto costretto i lavoratori a ‘piazzare’ quei prodotti che oggi qualcuno afferma non debbano assolutamente essere venduti allo sportello», ha detto il segretario generale dell’Ugl Credito, Piero Peretti, per il sindacalista «oltre ad essere ormai evidente che l’emissione delle obbligazioni subordinate non doveva essere consentita, soprattutto alla luce dei tre miliardi di crediti cattivi accumulati negli ultimi periodi dal solo istituto aretino, deve essere chiaro una volta per tutte che la responsabilità della situazione di Banca Etruria, così come delle altre tre banche coinvolte nel salvataggio, Banca Marche, Carife e Carichieti, non è da ricercare tra i bancari ma tra chi, fra i membri dei cda e i manager, ha concesso prestiti scriteriati e ha gestito in modo irresponsabile il patrimonio aziendale e i risparmi dei clienti».

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