15 Dicembre 2015

Tre filoni d’ inchiesta su Banca Etruria Ue: «Sostegno al governo sui rimborsi»

Tre filoni d’ inchiesta su Banca Etruria Ue: «Sostegno al governo sui rimborsi»

Sono tre i filoni di inchiesta che la Procura di Arezzo ha attivato su Banca Etruria, due aperti nell’ ultimo anno, e il terzo, di queste settimane, che riguarderebbe più direttamente le vicende legate ai risparmi persi dagli obbligazionisti. Su quest’ ultimo filone, non ci sono indagati. La Procura si è mossa anche in conseguenza di alcuni esposti, come quello del Codacons. Il padre del ministro Maria Elena Boschi, Pier Luigi, ex vicepresidente dell’ istituto, non è indagato nemmeno negli altri due filoni che, comunque, nei prossimi giorni saranno riuniti in unico fascicolo. Si ipotizzano reati legati all’ eventuale conflitto di interesse di alcuni ex membri del consiglio di amministrazione, per somme intorno ai 185 milioni. Ieri intanto la Commissione europea ha fatto sapere che si mantiene «in contatto stretto e costruttivo» con le autorità italiane riguardo alle misure in corso di elaborazione a favore degli investitori a basso reddito che hanno subito perdite a seguito della recente ristrutturazione di Banca Etruria, Banca Marche, Carife e Carichieti. Lo ha detto il portavoce per la Concorrenza dell’ Esecutivo comunitario, Ricardo Cardoso. «Sosteniamo – ha aggiunto Cardoso – l’ intenzione del governo di abilitare i risparmiatori a esigere rimborsi dalle banche nei possibili casi di ‘misselling’ (vendita basata su informazioni ingannevoli) di obbligazioni subordinate» emesse dalle quattro banche. Nelle banche italiane «nessuno obbliga i clienti ad acquistare determinati titoli», ha affermato ieri il vicepresidente dell’ Abi, Giuseppe Ghisolfi, secondo cui «nessuno obbliga i clienti ad acquistare determinati titoli: se qualcuno compra obbligazioni subordinate deve essere consapevole dei rischi. Il sistema bancario italiano – ha sottolineato – è solido e sano».

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