15 Dicembre 2015

Il salva BANCHE

Il salva BANCHE

di Ilaria Bonuccelli Altro che 100 milioni. Il governo «deve restituire tutto» ai risparmiatori di Banca Etruria. Il clima idilliaco della Leopolda non contagia Enrico Rossi. Più che con Renzi, il governatore della Toscana si schiera con gli obbligazionisti esclusi dalla festa del Pd. I risparmiatori di Empoli, Arezzo, Firenze tenuti a distanza dalla Leopolda, gli appestati coi megafoni, i cartelli anti-governo e gli striscioni di protesta. I renziani che lasciano la convention domenica mattina li insultano: a parole, certo. Ma soprattutto gettano le monetine, neanche fossero Craxi davanti all’ hotel Raphael di Roma ai tempi di Tangentopoli. NUOVA INDAGINE SU ETRURIA I risparmiatori hanno il torto di reclamare i loro soldi, mentre Renzi difende il decreto salva-banche e i vertici di Banca Etruria, a cominciare dal papà della collega Maria Elena Boschi, per qualche mese membro del cda e poi anche vicedirettore dell’ istituto di credito. Rossi non la pensa proprio allo stesso modo, anche se trova «pazzesco» incolpare il ministro Boschi per eventuali responsabilità del padre. Neanche la Procura di Arezzo mostra la stessa “comprensione” del governo. Infatti, apre un nuovo filone di inchiesta (al momento senza indagati) su possibili conflitti di interessi per prestiti che dirigenti dell’ Etruria avrebbero deliberato anche in favore di se stessi quando la banca già navigava in cattive acque. RIMBORSARE TUTTI Già questo basterebbe per pretendere che il «governo e Bankitalia – dice Rossi – diano risposte e chiariscano errori, ritardi e insufficienze sulla vicenda di Banca Etruria e delle altre banche» (Banca Marche, CariFe e CariChieti). In prima battuta – specifica Rossi – Renzi «deve adottare provvedimenti per restituire agli obbligazionisti i loro risparmi». Il governatore non si riferisce a tutti i 35-36mila obbligazionisti individuati in Toscana «ma solo ai clienti al dettaglio, non agli investitori istituzionali che avevano gli strumenti per capire i rischi dell’ acquisto di obbligazioni della banca». In ogni caso, si parla sempre di migliaia di clienti, per i quali non sono sufficienti i 100 milioni del fondo di solidarietà che il ministro dell’ Economia Pier Carlo Padoan ha riproposto anche domenica alla delegazione dei risparmiatori ricevuti in semi-clandestinità. Renzi «un po’ nervoso e molto freddo – ribadiscono gli obbligazionisti – si è rifiutato di incontrarci». E l’ incontro con il ministro dell’ Economia «non è stato soddisfacente – conferma Letizia Giorgianni», portavoce del comitato Vittime del Salvabanche. FALSE COMUNICAZIONI Il comitato, infatti, ritiene il fondo da 100 milioni «insufficiente» perché «destinati ai soli risparmiatori del mercato primario, quando tutti sono stati truffati dalle quattro banche in modo forzoso e inconsapevole, con false comunicazioni al mercato, senza che nessuno potesse contare sulla vigilanza di Bankitalia e Consob». Perciò il comitato reclama almeno 400 milioni e una soluzione «per ciascuna delle 130mila vittime» delle banche salvate dal decreto del governo, più attento agli istituti di credito che ai correntisti. «Le nostre storie – accusa Letizia Giorgianni – sono tutte uguali. Tutti noi abbiamo investito perché consigliati da funzionari di cui ci fidavamo. A voce ci hanno detto che gli investimenti erano sicuri; i fogli che abbiamo firmato riportano che il rischio dei bond (obbligazioni) sottoscritti era medio-basso». Fino alla beffa finale. La peggiore. NON VENDETE «La mia famiglia ha sottoscritto obbligazioni per 100mila euro – racconta Letizia Giorgianni – nel 2007, contando su un rendimento non certo speculativo: il 4% lordo. Quando mia madre è andata a informarsi circa un mese prima del crac, perché cominciavano a circolare voci poco rassicuranti, i funzionari le hanno sconsigliato di disinvestire. Lei era preoccupata perché stava perdendo 12mila euro sull’ investimento iniziale, ma in banca le hanno detto di aspettare la scadenza dei bond, a ottobre 2016». Un mese dopo sono spariti tutti i 100mila euro. Ecco perché oggi il comitato delle vittime del Salva-banche chiede non solo le dimissioni dei vertici degli enti che non hanno vigilato sulle banche, ma sollecita Padoan a non affidare a Consob il ruolo di “arbitro” nella valutazione dei casi da risarcire, se il governo decidesse di non rimborsare tutti i risparmiatori. LE COLPE DI MONTI Il governo, invece, sembra proprio che voglia affidare questo ruolo a Consob. Mentre Rossi sollecita Renzi a trovare i responsabili di questo disastro «facendo pagare chi ha sbagliato, senza guardare in faccia a nessuno». Anche se, al di là dei responsabili fisici, Rossi individua il responsabile politico della situazione bancaria attuale in Mario Monti. E nella «sua scelta arrogante di non ricorrere al denaro dell’ Europa per risanare il nostro sistema bancario». La Merkel lo ha fatto – come ricordano anche Padoan e Renzi alla Leopolda – spendendo 247 miliardi «per risanare le banche tedesche che ora si comprano le nostre – accusa Rossi – alzando ipocritamente il loro indice accusatore». La conseguenza di questa politica – è il Rossi pensiero – è che il sistema italiano ha vissuto un periodo di stretta creditizia (specie sugli investimenti) da parte delle grandi banche, favorendo esposizione e sviluppo di piccole banche del territorio che, poi, sono scoppiate per incapacità di far fronte alle sofferenze e all’ indebitamento. CONFLITTO DI INTERESSI L’ esempio tipico sarebbe L’ Etruria. Su cui, oggi, non a caso, indaga la Procura di Arezzo. Le questioni da chiarire sulla gestione sarebbero molte. Intanto se ci fosse un ordine preciso dei vertici ai direttori di filiali a piazzare le obbligazioni; se ci fossero obiettivi da raggiungere come sostengono oggi molti risparmiatori; se questi obiettivi fossero stati fissati quando le sofferenze dell’ Etruria avevano già superato i 2 miliardi, a fronte di un capitale sociale inferiore di due terzi. Insufficiente a ripagare gli investimenti. In più la procura aretina deve valutare se sia fondata l’ ipotesi di conflitto di interesse a carico di alcuni ex membri del cda che avrebbero ricevuto 140 milioni (su 185 deliberati)divisi fra 18 ex amministratori, 15 consiglieri e 5 sindaci revisori della banca. Su cui pende anche un’ inchiesta per violazione delle norme di vigilanza per le quali la procura ha mandato avvisi di chiusura delle indagini, senza richieste di rinvii a giudizio. Ma non è escluso che si aggiungano altri filoni di indagine: oggi, infatti, sono attesi in Procura esposti delle associazioni dei risparmiatori, da Codacons a Federconsumatori.

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