La vedova del pensionato suicida “L’ hanno preso in giro, devono pagare”
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fonte:
- La Stampa
civitavecchia sotto choc, in fila agli sportelli. e il pm apre un’ indagine
La filiale della Banca dell’ Etruria di Civitavecchia è in centro, in una delle vie dello shopping e del passeggio. Era aperta ieri, tante persone in fila allo sportello, volti scuri. Sono decine i correntisti che hanno perso i loro risparmi per aver ascoltato i consigli arrivati da queste stanze racchiuse nell’ elegante edificio dalla facciata rivestita di grossi blocchi di pietra. «Spero che il gesto di mio marito colpisca e affondi qualcuno. Qualcuno deve pagare. Non perdono nessuno, sono altri che devono chiedere perdono a me», chiarisce la signora Lidia, moglie del pensionato che non è riuscito a sopportare di essere stato ingannato. Nella sua rabbia carica di dolore, la donna si rivolge al governo che ha approvato il decreto salva-banche che ha annullato ogni valore ai loro risparmi, ma anche a questi uffici. Così come è a questi uffici che si rivolge lui, Luigino D’ Angelo, l’ uomo che ha deciso di farla finita perché gli bruciava quello che in una lettera ha definito lo «smacco» subito. Si sentiva preso in giro. «Sapeva perfettamente come sarebbe andata a finire. Aveva provato a farsi restituire almeno il 70% della somma ma non c’ è stato nulla da fare», racconta la signora Lidia. Nessuno dei dipendenti dell’ istituto intende rilasciare dichiarazioni. Sulla vicenda la Procura di Civitavecchia ha anche aperto un fascicolo di indagine contro ignoti ipotizzando il reato di istigazione al suicidio. Ad aprire il fascicolo è stato il pm Alessandra D’ Amore. Al fascicolo sono stati allegati l’ esposto del Codacons e la lettera che D’ Angelo aveva scritto alla moglie il pomeriggio del 28 novembre, poco prima di suicidarsi. Nessuno vuole esporsi con none e cognome ma sono decine a Civitavecchia le persone che si trovano nella stessa situazione di Luigino D’ Angelo, vittime di consigli che ad un certo punto si sono rivelati una trappola da cui non è stato più possibile uscire. Come A.V., un ex dipendente della filiale che aveva il suo conto qui «perché era la mia banca, ho lavorato qui per tanti anni, conoscevo tutti, come avrei potuto andare altrove?» È in pensione dal Duemila. «Cinque anni fa ho ascoltato il consiglio di uno dei dipendenti, sosteneva che queste obbligazioni erano un investimento sicuro. Però ho lavorato in banca tanto tempo, ne so qualcosa anche se non mastico molto la finanza. Ad un certo punto ho capito che qualcosa non funzionava, sono andato a chiedere di ritirare l’ investimento. L’ impiegato mi ha risposto che non era più possibile ma mi ha rassicurato. Stai tranquillo, mi ha detto. Lunedì 23 ho saputo del decreto e del fatto che le obbligazioni in cui avevo investito i miei risparmi non valevano nulla. È dura, sa? È rimasto senza risparmi anche mio figlio. Ha 35 anni, vive lontano per lavoro ma ora non ha più i soldi di cui aveva bisogno per sposarsi, erano i miei e i suoi risparmi». È dura. Lo sa bene la signora Lidia. «Mio marito aveva messo da parte quei soldi per la vecchiaia, per vivere tranquilli l’ ultima parte della nostra vita. Sono sempre stata la regina di casa, quando ha capito di essere stato preso in giro non ha retto. Ha scritto la lettera e quando ha chiuso il pc mi ha detto “non sono stato capace di tutelare la mia famiglia, non ce la faccio a superare una cosa simile”. Ho provato a calmarlo, a dirgli che con la pensione ce l’ avremmo fatta comunque ma non è servito a nulla, dieci minuti dopo era morto».
flavia amabile
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