11 Dicembre 2015

“In filiale l’ hanno preso in giro. I risparmi in fumo. Pensi, aveva la tessera del Pd”

“In filiale l’ hanno preso in giro. I risparmi in fumo. Pensi, aveva la tessera del Pd”
lo sfogo – la moglie: “una vita di sacrifici svaniti di colpo, chi ha sbagliato pagherà”

Il fisico atletico, i capelli ormai bianchi, la polo verde acqua, i jeans scoloriti. E poi il sorriso mentre abbraccia i due nipotini e festeggia il compleanno della suocera novantenne. Il ritratto di questa famiglia serena s’ infrange 24 ore dopo, quando il 68enne Luigino d’ Angelo s’ impicca nelle scale della sua villetta a due piani. Ormai ne è convinto: non rivedrà i 110mila euro investiti in Banca Etruria. Matura la decisione dopo il decreto salva banche firmato da Matteo Renzi. E proprio come il premier, si scopre oggi, si chiama uno dei pronipoti sparsi per l’ Italia. Luigino, peraltro, era stato a lungo un tesserato Pd. Un uomo normale. Una villetta a due piani, dove ha lasciato sua moglie Lidia, che oggi rimpiange persino di non averlo fermato quando la rabbia gli montava in corpo e pensava di tornare in banca per urlare le sue ragioni. Chissà, è il rimpianto di Lidia, se sfogarsi non l’ avrebbe aiutato a liberarsi di quel mostro che cresceva dentro, che lo divorava sempre di più, fino a portarlo al gesto estremo del suicidio. Prima di divorare lui, quel mostro aveva già divorato i risparmi di una vita: 110mila euro. Luigino non navigava nell’ oro, non era certo povero, aveva una grande dignità. “Mio marito era una persona meravigliosa e orgogliosa”, spiega la moglie Lidia, “un lavoratore onesto che ha risparmiato per assicuraci una vecchiaia serena”. Niente di tutto questo. Sua moglie lo trova impiccato per le scale. Tenta di slacciargli dal collo la corda che usava per allenarsi saltando. Per giorni Lidia ha avuto le mani livide, a causa di quel tentativo, che stato inutile. Era il 28 novembre. Due giorni prima Luigino si presenta nella redazione di una televisione locale, la “Trc”, con un faldone pieno di carte sotto le braccia: “C’ è qualcuno – domanda – che qui si occupa di banche?”. Chiede di interessarsi al suo caso. Porta con sé le lettere della banca e il contratto. Un cronista ci racconta di aver letto il suo “profilo” in banca: da basso, ad alto rischio. Ma per l’ inchiesta giornalistica non ci sarebbe stato neanche il tempo di iniziare: 48 ore dopo Luigino è morto. Mario Pacifico è stato un suo collega all’ Enel, da 32 anni è amico di Luigi, che descrive come “una persona speciale e semplice allo stesso tempo”. “Aveva iniziato come saldatore – dice Pacifici – nella ditta Franco Tosi, poi il concorso all’ Enel, la gavetta, fino a diventare caporeparto”. Amante dello sport. Amante della musica. “Gli piaceva molto andare in bicicletta”, continua Pacifici, “e suonava anche la tromba nella banda municipale. La sua passione, poi, era ballare con la moglie. Un uomo genuino. Secondo me, ciò che gli ha fatto davvero male, è l’ aver visto vanificare i sacrifici di una vita intera”. Non è l’ unico, a Civitavecchia. Il Codacons ha da poco aperto uno sportello per denunciare situazioni simili alla quella di D’ Angelo. In pochi giorni sono state registrate ben 50 denunce per perdite che vanno dai 10 ai 200mila euro. In un bar incontriamo un altro uomo che ha visto sfumare i suoi risparmi, si chiama Luca ed è un libero professionista: “Con i miei fratelli”, spiega, “ho perso 80 mila euro in obbligazioni subordinate. Le avevo sottoscritte a ottobre 2013”. Prima di uccidersi, però, Luigi lascia a sua moglie Lidia una lettera. “È vero – dice Lidia – che mio marito mi ha lasciato una lettera prima di morire e che dalla lettera si evince che il suo gesto deriva direttamente dalle vicende di Banca Etruria”. La signora, nel primo pomeriggio, si sposta a Roma, per incontrare il suo avvocato Arcangelo Guzzo. Nel frattempo la procura di Civitavecchia apre un fascicolo per istigazione al suicidio. “Mio marito mi ha chiesto di cercare giustizia e lo farò”, dice Lidia, “quando ha compreso la verità che gli era stata celata si è sentito truffato, ingannato, tradito e solo. Quelli che hanno sbagliato dovranno rispondere dinanzi alle autorità che i miei avvocati riterranno competenti”.
loredana di cesare
 

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