La procura stringe il cerchio sull’ aumento di capitale
-
fonte:
- La Nuova Ferrara
il fascicolo
sul passato della banca si arrischisce sempre più di atti,
segnalazioni, denunce tra questi gli esposti delle associazioni
consumatori su bugie, falsi in bilancio e aggiotaggio
E adesso, dopo il decreto salva banche, che fine fa l’ inchiesta sulla Carife? Quali ipotesi di reato si potranno ancora perseguire e sommare alle ipotesi attuali? A quali soggetti giuridici, ad esempio, potrebbero essere richiesti sequestri cautelativi a fronte delle ipotesi che verranno contestate strada facendo? Risposte non si possono avere, almeno al momento: procura e finanza, oggi più che ieri, sono assolutamente blindate, sul caso Carife. Caso che – da quanto si apprende e per render conto alle migliaia di risparmiatori che attendono almeno una verità giudiziaria sulla «loro» banca – comunque va avanti, si arricchisce giorno dopo giorno di valutazioni, segnalazioni, esposti. Un caso che spiegano addetti ai lavori viene portato avanti con una «spinta morale» senza precedenti, con l’ obiettivo di fare chiarezza su un banca cancellata da operazioni commerciali discutibili ed errori di chi l’ ha gestita. Un fascicolo giudiziario sempre più corposo, che contiene gli atti degli ultimi due anni, tra cui quello dell’ azione di responsabilità civile contro 31 tra dirigenti e membri cda che si sono susseguiti dal 2007 al 2013, anno del commissariamento. Un fascicolo che verrà riaperto per contenere anche esposti di associazioni consumatori che in questi giorni si sono fatte avanti per tutelare i risparmiatori (azionisti e obbligazionisti) beffati di Carife. Ultimo in ordine di tempo quello di Codacons che – in contemporanea – ha annunciato che depositerà «formale denuncia» oltre che a Ferrara, alle procure di Roma, Arezzo, Chieti e Ancona. In questi esposti si si chiede venga fatta luce sulle possibili ipotesi di falso in bilancio, aggiotaggio e false comunicazioni sociali. Ipotesi che vanno a sommarsi a quelle su cui stanno lavorando i pm Cherchi e Proto nell’ indagine portata avanti dagli ispettori della Guardia di finanza. Che sempre più si stanno concentrando sull’ aumento di capitale deciso dai dirgenti di allora, nel 2011, e sottoscritto da migliaia di ferraresi per 150 milioni di euro: una operazione finita sotto il mirino degli inquirenti e che oggi più che ieri è diventato il punto focale dell’ inchiesta giudiziaria. Inchiesta che come si ricorda era stata aperta come atto voluto dalla procura per valutare profili di responsabilità dopo il commissariamento di Bankitalia: le stesse due relazioni degli ispettori della Banca d’ Italia che si erano susseguiti e che avevano presentato relazioni assai critiche, prime carte dell’ inchiesta. Su fatti, però, lontani nel tempo, forse troppo, visto che come alcuni inquirenti avevano detto in passato, potrebbe trattarsi di «archeologia giudizaria». E allora dopo il commissariamento del 2013, ecco l’ inchiesta che punta ad accertare se durante l’ aumento di capitale siano state rispettate le regole e soprattuto se non siano state raccontate «bugie», la cui traduzioni penale diventa « false comunicazioni sociali» alla clientela per indurli ad investire. Nella «loro» banca. Che ora non è più «loro». Che non c’ è più. (d.p.)
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- BANCA
