10 Dicembre 2015

Salva-Banche, Codacons: istigazione al suicidio. UNC chiede dimissioni Capo Vigilanza di Bankitalia

Salva-Banche, Codacons: istigazione al suicidio. UNC chiede dimissioni Capo Vigilanza di Bankitalia

Il decreto Salva-Banche e la perdita dei risparmi di migliaia di piccoli risparmiatori acquistano toni ancora più drammatici, dopo la notizia del suicidio di un pensionato che si è tolto la vita dopo aver perso tutti i suoi risparmi investiti in Banca Etruria. Il Codacons ha deciso di presentare un esporto alla Procura della Repubblica ipotizzando il reato di istigazione al suicidio. Nel frattempo non è piaciuta la difesa fatta da Bankitalia del modo in cui ha seguito la vicenda delle quattro banche: l’ Unione Nazionale Consumatori chiede le dimissioni del Capo della Vigilanza. Sulla vicenda del pensionato suicidatosi a Civitavecchia dopo aver perso tutti i risparmi investiti in Banca Etruria, il Codacons ha deciso di presentare un esposto alla Procura della Repubblica per il grave reato di istigazione al suicidio . L’ associazione è durissima. “Chiediamo alla Procura di Civitavecchia di aprire una indagine sulla base dell’ art. 580 del Codice Penale, volta ad accertare eventuali responsabilità di terzi nel suicidio del pensionato – afferma il presidente Carlo Rienzi – In particolare vogliamo sapere se eventuali comportamenti di organi pubblici o soggetti privati abbiano potuto in quale modo contribuire al tragico gesto, spingendo l’ uomo alla disperazione e quindi al suicidio. Si tratta di un episodio gravissimo, e il rischio maggiore è quello dell’ emulazione – prosegue Rienzi – Per tale motivo è importante ricordare a chi in questi giorni ha perso tutti i risparmi a causa del salvataggio delle 4 banche, che non tutto è perduto, e che esistono azioni legali come quella avviata dal Codacons che mirano al recupero integrale degli investimenti”. Sulla vicenda complessiva che ha investito la sorte delle quattro banche ci si interroga poi sulle responsabilità della Banca d’ Italia . Sul punto ha assunto una posizione molto netta l’ Unione Nazionale Consumatori che per voce del segretario Massimiliano Dona dice: ” Chiediamo le dimissioni del capo della Vigilanza di Bankitalia, Carmelo Barbagallo, visto che tutto ha fatto Bankitalia, fuorché vigilare “. Ieri Barbagallo è stato in audizione alla Camera e ha detto che “nell’ evitare di addossare i costi delle crisi ai contribuenti, le nuove norme europee li fanno ricadere in primo luogo sugli azionisti e sui creditori della banca (il cosiddetto bail-in)”, riconoscendo che ” il bail-in può acuire -anziché mitigare – i rischi di instabilità sistemica provocati dalla crisi di singole banche . Esso può minare la fiducia, che costituisce l’ essenza dell’ attività bancaria; comportare un mero trasferimento dei costi della crisi dalla più vasta platea dei contribuenti a una categoria di soggetti non meno meritevoli di tutela – piccoli risparmiatori, pensionati – che in via diretta o indiretta hanno investito in passività delle banche”. Bankitalia ha poi parlato di due richieste non accolte nella direttiva europea: una prevedeva “un approccio alternativo al bail-in, in base al quale si sarebbero potute imporre perdite ai creditori solo in presenza di apposite clausole contrattuali di subordinazione”, l’ altra di “rinviare l’ applicazione del bail-in al 2018, così da consentire la sostituzione delle obbligazioni ordinarie in circolazione con altre emesse dopo l’ entrata in vigore del nuovo quadro di gestione delle crisi e, dunque, collocate e sottoscritte avendo presenti i nuovi scenari di rischio”. Secondo quanto dichiarato dal Capo della Vigilanza, dunque, l’ intervento del Fondo Interbancario di Tutela dei depositi nel salvataggio delle 4 banche in crisi non sarebbe stato possibile per la preclusione manifestata da uffici della Commissione Europea, spiega l’ Unione Nazionale Consumatori, che però aggiunge: “Peccato che Barbagallo sia poi stato smentito dagli uffici comunitari e da un documento di Bruxelles, secondo il quale c’ erano tre possibili strade per salvare le 4 banche italiane e loro non ne hanno favorita nessuna. “Una figuraccia che si aggiunge alla mancata vigilanza. Bankitalia è intervenuta più volte dentro le banche fallite, rilevando delle anomalie negli anni precedenti ai default, ma non ha mai ritenuto di dover avvisare il mercato – sostiene Dona -In particolare, per Banca Marche, non l’ ha fatto nel 2012 quando c’ è stato l’ aumento di capitale. Gli azionisti, di conseguenza, sono stati indotti ad acquistare azioni ed obbligazioni secondarie, confidando nell’ efficienza e nella validità di Banca Marche. Ora qualcuno deve pagare per questo e non può che essere il responsabile della vigilanza. Per questo chiediamo le sue dimissioni”.
 

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