«Non ci facciamo scoraggiare»
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fonte:
- La Gazzetta del Mezzogiorno
l «Resto sgomento, ma non ci facciamo scoraggiare». Traspare amarezza dalle parole del presidente di Peacelink, Alessandro Marescotti, che continua l’ opera di denuncia contro le emissioni inquinanti dell’ Ilva. «Il brusco stop al processo – aggiunge – rinvia il giorno in cui una sentenza renderà giustizia ai tarantini. Siamo ormai corazzati comunque. Errori e intoppi si sono verificati anche in passato. Quello che stiamo dimostrando con le nostre rilevazioni è che il reato prosegue, non si interrompe, e quindi non può cadere in prescrizione. Sappiamo che la procura ha mantenuto i fari accesi sull’ Ilva anche dopo i sequestri del luglio 2012 e ora indaga anche sulle nostre denunce recenti e sulla relazione dell’ Asl che indica precauzioni sanitarie da seguire nei giorni di vento da nord ovest». Il sindaco Stefàno, osserva ancora il presidente di Peacelink, «non dice la verità o comunque cade in errore quando sostiene che “è sufficiente consultare il portale regionale della salute di Asl Taranto -news, per verificare la bontà dei valori registrati, che proprio nel corso della scorsa settimana hanno fatto rilevare percentuali di molto al di sotto dei limiti previsti dalla le gge”. Abbiamo letto i dati delle centraline Arpa, sei di Taranto e due di Statte, e abbiamo trovato negli ultimi otto giorni – prosegue Marescotti – molti superamenti del valore di 25 microgrammi a metro cubo di pm10, indicato come soglia oltre la quale dovrebbero valere le raccomandazioni di livello 1 (da 26 a 50 microgrammi) della Asl». Sono dati che, si evidenzia, «avrebbero fatto scattare la raccomandazione della Azienda sanitaria locale di non fare attività sportive all’ aperto e di non arieggiare. Questo per i soggetti sensibili prima delle 12 e dopo le 18 nei seguenti luoghi: via Archimede via Machiavelli, via Alto Adige, San Vito, Talsano e Statte. Basta consultare il sito dell’ Arpa per scoprire che in questi luoghi le concentrazioni di pm10 superano le soglie a partire dalle quali l’ informazione va data alla popolazione». Ciò che «deve preoccupare in una città dove si muore di inquinamento – insiste il responsabile di Peacelink – è l’ inquinamento. Invece il sindaco di Taranto si è lamentato del Tg1 che ha realizzato un servizio sui picchi di inquinamento nella città jonica e sulle precauzioni suggerite dalla Asl. Il sindaco ha reagito così nervosamente proprio ora che la Procura della Repubblica ha avviato una nuova indagine e vuole vederci chiaro. Il sindaco dovrebbe dimostrare di aver tutelato in modo effettivo ed efficace la salute della popolazione in questi anni». Marescotti ricorda, infine, che «i filtri dell’ Ilva non riescono a trattenere efficacemente il particola to ultrasottile. È un inquinamen to che rischia di sfuggire ai controlli e all’ attenzione politico -amministrativa, così come sfuggiva ai controlli la diossina prima che Peacelink ponesse il problema. La nostra opinione è che una parte significativa del particolato ultra sottile continui a fuoriuscire dall’ Ilva senza incontrare efficaci barriere». L’ ordinanza della Corte d’ As sise che rinvia all’ ufficio del gup gli atti del processo «Ambiente svenduto» viene commentata anche dall’ esponente dei Verdi, Angelo Bonelli, che è anche consigliere comunale di Taranto. «Sono profondamente addolorato – dichiara – e sconcertato dall’ annul lamento del processo. Ora le posizioni di alcuni imputati con molta probabilità andranno in prescrizione perchè in Italia accade che per la mancata trascrizione su un verbale di un nome di un avvocato slitta un processo tra i più gravi della storia della Repubblica italiana e così i morti e gli avvelenati di Taranto dovranno ancora attendere per avere giustizia». Questa Italia, conclude, «che con virgole e punti fa saltare processi, non mi piace, questa non è l’ Italia che vorrei». Il presidente Codacons, Carlo Rienzi, precisa che «ora il gup dovrà sanare in poche settimane il vizio che ha portato al rinvio degli atti da parte della Corte d’ Assise di Taranto, e procedere al corretto rinvio a giudizio prima che si avvicini il termine per la prescrizione». Il rinvio all’ udienza preliminare del processo «comporta – annota Rienzi anche un aspetto positivo. Il Codacons ha deciso infatti di riaprire i termini dell’ azione risarcitoria in favore degli abitanti di Taranto danneggiati sul fronte ambientale e su quello della salute. Tutti i residenti della città, indipendentemente da eventuali patologie insorte – viene spiegato in una nota – possono ancora chiedere i danni all’ Ilva, costituendosi parte civile nel processo attraverso il Codacons entro il prossimo 31 dicembre – prosegue Rienzi -. Azione resa oggi ancor più forte dalla relazione Asl sulle polveri sottili, che contiene elementi importanti sul fronte dei rischi corsi dagli abitanti, e che alza il valore dei risarcimenti almeno a 100mila euro a cittadino in caso di malattie riconducibili all’ inqui namento dell’ aria». Il segretario della Fim Cisl Taranto, Valerio D’ Alò, si augura che «i cavilli burocratici non siano degli appigli per ritardare le risposte che la città attende da anni. Non possiamo entrare nel discorso giuridico perchè non ci compete, ma – sottolinea D’ Alò alla “Gazz etta” – dopo che la Magistratura è riuscita a riempire il vuoto lasciato dalla politica, è necessario che si riprenda velocemente e che non si commettano più errori. Bisogna arrivare nel minor tempo possibile alla definizione di questo storico processo».
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