I bond Carife pure a ‘profili moderati’
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fonte:
- La Nuova Ferrara
il caso del pensionato che ha firmato l’ ordine ‘non adeguato’ «avevo chiesto un investimento sicuro, poi mi sono fidato»
Ha mostrato le sue carte all’ inviato di Ballarò, su RaiTre, e non ha problemi a condividerle con i lettori della Nuova, «perché non è giusto quanto capitato a me e lo devono sapere tutti». Claudio Benini, 65enne camionista in pensione, di Denore, è tra coloro che dalla sera alla mattina si sono visti azzerare le trance di rimborso di obbligazioni subordinate per 90mila euro sottoscritte da lui e dalla moglie. Come tanti, in questi giorni, sta cercando di capire se e come sarà possibile recuperare qualcosa, «sono stato all’ assemblea di Federconsumatori e parteciperò ad ogni altra iniziativa, protesta o altro. Il mio errore? Essermi fidato della banca». Perché ha sottoscritto nel 2006, e poi ancora nel 2007, queste emissioni obbligazionarie che inglobavano un rischio sul capitale maggiore degli altri bond? «Anzitutto voglio dire che queste obbligazioni ci rendevano lo 0,15 in più rispetto ad un Bot, si può dire, come sento qualche volta in giro, che le abbiamo sottoscritte per speculare? La verità – racconta ancora con un pizzico di emozione Benini – che avevo chiesto alla banca un investimento sicuro e con la possibilità di smobilizzare quando ne avessi bisogno, e loro mi hanno proposto queste. Erano accordi a voce, certo, poi mi hanno fatto firmare un mucchio di carte e magari lì dentro c’ è scritta un’ altra cosa ma, mi dica, è possibile dover andare in banca scortato da un avvocato? Io, ripeto, mi sono fidato». Era il 2006-2007, un altro mondo per l’ economia, dove le banche non fallivano mai. Oggi il pensionato non ha con se tutta la documentazione dell’ investimento, ne ha già fatto richiesta alla Carife «il martedì dopo la domenica dell’ azzeramento, e pensare che la settimana prima ero andato in filiale per chiedere di portare al sicuro dei soldi, in qualche maniera, ed ero stato ancora una volta tranquillizzato, “vedrà che domenica succederà qualcosa d’ importante”. Ho visto…». Tra i documenti già in suo possesso, ce ne sono due che spiegano perché ad una persona nelle sue condizioni finanziarie e di attitudine al rischio sia capitata questa disavventura. Il primo documento è il questionario di profilatura dell’ investitore, che alla domanda “Quali sono le sue finalità d’ investimento in relazione all’ orizzonte temporale e all’ attitudine al rischio”, riporta la risposta “Rendimento contenuto del capitale nel tempo in funzione di un rischio moderato”. Quindi, in teoria, Benini non avrebbe dovuto sottoscrivere titoli rischiosi. Spunta però la “Dichiarazione di non adeguatezza ordine”, che contiene la dicitura standard del cliente alla banca: «Vi comunico che ho preso atto che a vostro avviso l’ ordine non è adeguato alle indicazioni da me fornitevi, o comunque da voi possedute, sulla mia situazione finanziaria, sugli obiettivi d’ investimento perseguiti e sulle mie conoscenze finanziarie e tuttavia Vi autorizzo ad eseguirlo». Con questo documento è stato possibile, per la banca, aggirare i paletti del profilo di rischio dell’ investitore, e vendergli queste obbligazioni. In teoria è una pezza d’ appoggio importante, per Carife, anche in sede di rivalse giudiziarie, bisogna però vedere se questo strumento è stato utilizzato in massa e se i giudici utilizzeranno eventualmente lo stesso metro di giudizio dei bond argentini. Codacons, un paio di giorni fa, aveva denunciato che «i cittadini non hanno ricevuto adeguate informazioni sui rischi degli investimenti, al momento dell’ acquisto», ma la realtà documentale potrebbe essere più articolata. Benini, dal canto suo, è piuttosto sfiduciato sulla possibilità di rientrare nei parametri risarcitori indicati fino ad ora dal governo, ma resta combattivo: «Vorrei almeno che il nostro sacrificio, come risparmiatori, serva in futuro, perché le informazioni in banca devono essere date in maniera semplice e comprensibile a tutti». Stefano Ciervo ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
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