9 Dicembre 2015

I giocattoli tengono il mercato 72 aziende nel paese dei balocchi

I giocattoli tengono il mercato 72 aziende nel paese dei balocchi
numeri in crescita per un settore stagionale per natura. duecento gli occupati

Non sono, e forse non lo sono mai stati, «grandi» numeri. Eppure quelli dei giocattoli, che nell’ epoca della vita 2.0 e della fabbrica 4.0 potevano essere a rischio di scomparsa, vanno in controtendenza e crescono. Bambole, mattoncini per le costruzioni, giochi educativi in legno, trenini o autopiste, dinosauri e pupazzi di ogni dimensione e forma, libri ma anche elettronica per bambini arriveranno puntuali per Santa Lucia, Natale o l’ Epifania. Di certo quello dei «balocchi» è un settore che vive in modo particolare della stagionalità e che nel Bresciano ha, stando ai risultati di una recente indagine della Camera di commercio di Milano, 72 imprese attive con 214 addetti occupati e una capacità di esportare per 2,2 milioni e di importare per 5 milioni e mezzo. Di altrettanto sicuro c’ è che il mercato ha ancora voglia di giochi che si prendono realmente in mano, che si toccano o si costruiscono dando libero sfogo alla fantasia. Insomma non tutto fa riferimento in modo esclusivo al mondo virtuale. A confermarlo sono i dati di Assogiocattoli, l’ associazione che raggruppa i produttori italiani, che dicono come nei primi otto mesi dell’ anno, che rappresentano circa il 40% del giro d’ affari totale annuo, il mercato italiano dei giochi tradizionali mostra segnali positivi chiudendo con un trend pari a +7,8% in valore e con un «prezzo medio» in lieve incremento (+0,9%). Si rafforza quindi l’ andamento positivo che già si era visto a fine del 2014 quando i fatturati avevano registrato un + 0,9% sul 2013. E le previsioni, incrociando le dita, dicono di un fine anno positivo che porterebbe il giro di affari complessivo a sfiorare, la prima volta, quota 2 miliardi di euro. Buone notizie arrivano infatti anche dalle tradizionali indagini sui consumi pre natalizi. Per Confcommercio quest’ anno gli italiani spenderanno in regali 166 euro pro-capite, il 5% in più rispetto allo scorso anno (quando la spesa si attestò a 158 euro) ma lontani rispetto al 2009 quando per festeggiare si spendeva il 30% in più. Più modesto l’ incremento dei consumi per il Codacons che stima una crescita del +2,5% e riguarderà solo alcuni settori, come appunto i giocattoli, i generi alimentari e l’ hi-tech, mentre abbigliamento e soprattutto il turismo, continueranno a soffrire. Attenzione però a come si spendono i pochi soldi che si hanno in più nel portafogli. Uno dei principali nemici per le imprese italiane sono infatti i giocattoli fuori norma e «taroccati». Nel 2014 sono stati sequestrati 17 milioni di prodotti contraffatti con un aumento del 59% sul 2013, con oltre 7.400 denunce, 52 arresti e oltre 8.000 interventi degli organi destinati ai controlli. Un gioco su tre in commercio era, di fatto, pericoloso per la salute dei bambini. Oggi l’ 80% dei giocattoli viene prodotto in Cina, ma dopo gli anni della delocalizzazione, stando ai report di Assogiocattoli, molte aziende stanno tornando in Europa e molti giochi realizzati in Estremo Oriente sono comunque ideati e disegnati in Italia. Spazio limitato, invece, per gli artigiani più tradizionali: la loro quota di mercato è marginale e le micro-imprese resistono (bene) soltanto nei settori di nicchia o se si rivolgono ai cosiddetti «kidults», adulti che hanno mantenuto le passioni dell’ adolescenza, con però un diverso portafogli. Lontani i tempi (era il 1933) in cui Pierino Migliorati, a Pavone Mella, creò un cavallino di carta pesta con le ruote e lo spago affinché i bambini potessero trainarlo. Poi arrivarono i pagliaccetti e soprattutto bambole con i nomi di Alda, Serafina, i giocattoli che resero identificabile il marchio Migliorati nel mondo e che ancora oggi vengono prodotti. Sarà che abbiamo ancora bisogno del sorriso di un bambino, ma il fascino dei «balocchi» continua a resistere.

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