Le voci dei “truffati” dal salva -banche: “Una vita di lavoro e non ho più nulla”
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fonte:
- Il Fatto Quotidiano
Il ‘salva-banche’ ci ha fatto perdere i risparmi di una vita di lavoro”. Joselito Arcioni è il figlio di una donna che ha “prestato” 92 mila euro a BancaEtruria, uno dei quattro istituti-gli altri sono Banca Marche, Cassa di risparmio di Ferrara e Carichieti – salvati con un decreto approvato domenica dal governo che fa pagare anche azionisti e obbligazionisti subordinati. Le vittime del salasso sono decine di migliaia: avevano investito nelle “banche del territorio” e ora tra le mani non hanno più niente. Uno choc, soprattutto per gli obbligazionisti, che sui titoli di debito sottoscritti avevano ri cevuto, negli anni, continue rassicurazioni dai direttori delle filiali: solo per loro la mannaia decisa dall’ esecutivo ha colpito più di 700 milioni di euro di risparmio. “NON SIAMO speculatori finanziari-spiega al ni – volevamo soltanto uno strumento che tutelasse ilnostro risparmio, così abbiano dato i nostri soldi a Banca Etruria”. Sulla base della fiducia, quindi, hanno accettato lapropostadi acquistare due obbligazioni; col passare del tempo, però, si sono ac corti che i titoli perdevano valore perciò hanno chiesto dei consigli in banca. “Pensavo fosse il caso di venderli, ma continuavano atranquillizzarci, ci dicevano che alla scadenza del 2018 avremmo recuperato”. Negli ultimi mesi, poi, le vicende del commissaria mento hanno fatto crescere la preoccupazione, perciò hanno insistito per liberarsideititoli:”Tre mesi fa -spiega Arcioni – ci hanno detto che ormai quelle obbligazioni non le avrebbe più comprate nessuno. Ma comunque continuavano asostenere che labanca non sarebbe fallita, che in questi casi intervengono sempre salvataggi che non pregiudicano i diritti dei risparmiatori”. Fino a quando, pochi giorni fa, approvato il decreto, hanno appreso che a loro rimangono circa 400 euro su 92mila. La stessa Banca Etruria, la scorsa estate, proprio mentre ad Arcioni veniva sconsigliata la vendita, proponeva titoli simili ad altri clienti. Gabriele Chiappa è un informatico di Fabriano (Ancona): “All’ inizio ero riluttante – dice – ma poi ho accettato perché a parlarmi era direttamente il direttore. Ho sottoscritto un’ obbligazione da20 milaeuro; l’ anno scorso ne avevo presa un’ altra dello stesso valore”. Ed ecco altri 40 mila euro scippati dal decreto e usati per risanare le quattro banche. Anche in questo caso, le rassicurazioni non erano mancate. IL METODO, in sintesi, è sempre lo stesso: la banca nota che hai accumulato soldi sul conto corrente e ti pro pone un investimento sicuro e redditizio. Un invito che induce molti ad abbandonare i titoli di Stato e a preferire altri strumenti. Quando qualcuno fa presente di essere preoccupato del destino dei suoi risparmi, per via della crisi dell’ istituto, la risposta è standard: “Ci sarà un intervento di salvataggio che tutelerà anche i creditori”. È successo anche a Enrico Bim batti e sua moglie Maria Longhi. La filiale di Pontelagoscuro (Fe) della CariFe, nove anni fa, ha ceduto loro obbligazioni per un valore di 80 mila euro. Dal quinto anno in poi, hanno rimborsato 16 mila euro ogni primo dicembre. “Avremmo ricevuto 16 mila euro tra qualche giorno e gli ultimi nel 2016”, raccontano. Dopo il commissaria mento, hanno chiesto di potersene liberare, ma poi nonhanno saputo più nulla. Altri 32 mila euro, insomma, che sono andati a finanziare questa sorta di bail -in anticipato, il meccanismo voluto dall’ Ue che entrerà in vigore a gennaio per cui i salvataggibancari – almeno in parte – li pagano azionisti, correntisti e obbligazionisti. Adesso che cosa resta a tutti questi clienti? Molto poco, secondo i tecnici: sipotràrecuperare qualcosa quando la bad bank prevista dal decreto venderà i crediti difficilmente esigibili (le cosiddette “sofferenze”). E se invece la banca fosse davvero fallita, quanto avrebbero incassato? “Ai risparmiatori sarebbe andato comunque pochissimo. Il fallimento delle banche viene sempre scongiurato – spiega Antonio Tanza, avvocato di Adusbef -ma in questo tipo di procedure vengono liquidati prima i professionisti, l’ Inps, Equitalia e l’ Agenzia delle Entrate”. I TITOLI subordinati, infatti, si chiamano così proprio perché in caso di insolvenza non costituiscono crediti privilegiati. Le associazioni di consumatori sono già attive: il Codacons presenterà una class action per conto di azionisti e obbligazionisti presso i quattro istituti salvati; Adusbef sta valutando un esposto penale contro gli amministratori degli istituti e contro Bankitalia (che doveva vigilare).
roberto rotunno
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