26 Novembre 2015

Salva-banche, Consumatori contro il decreto

Salva-banche, Consumatori contro il decreto

Sta facendo discutere il decreto salva-banche con cui Governo e Bankitalia hanno deciso di salvare 4 banche in crisi (Banca Marche, Banca Etruria, Carife e Carichieti), applicando già in parte le nuove regole di risoluzione delle crisi bancarie, tra cui il bail-in, che entreranno in vigore il 1° gennaio 2016. Il risultato è che le banche vengono salvate ma i piccoli investitori vedono azzerarsi il valore dei titoli che possedevano: risparmi convertiti in azioni e obbligazioni che finiscono in fumo. Le Associazioni dei consumatori si stanno muovendo per tutelare risparmiatori e piccoli investitori.

“Con questo provvedimento – denuncia Altroconsumo – azionisti e obbligazionisti subordinati di Banca delle Marche, Carichieti, Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio e Carife, pagano in prima persona  perdendo tutto il capitale investito, da una notte all’altra. Il resto delle perdite non ricade su obbligazionisti senior e correntisti perché queste saranno coperte dal Fondo di risoluzione”. Altroconsumospiega che nell’operazione di salvataggio sono state separate le attività “buone” da quelle “cattive”. La banca buona mantiene tutte le attività esclusi i prestiti in sofferenza che rimangono dopo la copertura di azionisti e obbligazionisti subordinati. I prestiti in sofferenza rimanenti saranno ceduti ad una bad bank che si occuperà di recuperare i crediti.

“Si tratta di un’operazione con parecchi punti oscuri – commenta Vincenzo Somma, direttore di Altroconsumo Finanza – In primo luogo il coinvolgimento della collettività: lo Stato, ufficialmente negandolo, garantisce l’operazione attraverso la Cassa Depositi e prestiti. Andrebbero inoltre definite in modo più trasparente le modalità di valorizzazione e scelta dei crediti svalutati e passati alla bad bank. Infine Banca d’Italia dovrebbe chiarire perché le ispezioni non hanno mai messo in luce le anomalie nella gestione delle quattro banche che hanno portato a queste perdite”.

Le regole del bail-in, in vigore dal 1° gennaio 2016, prevedono che gli oneri di salvataggio incidano sui risparmiatori secondo una gerarchia ben precisa: chi investe in strumenti finanziari più rischiosi (azioni) sostiene prima degli altri le perdite. Dopo gli azionisti, sono coinvolti i possessori di titoli di debito subordinati, poi gli obbligazionisti “senior” e infine i depositanti con depositi superiori a 100.000 euro per ciascun correntista.

In vista dell’entrata in vigore della nuova normativa e alla luce di quando già fatto da Governo e Banca d’Italia, sarà molto importante scegliere bene la propria banca.

Ecco alcuni consigli di Altroconsumo Finanza:

    non superare i 100.000 euro depositati sul conto corrente per ciascun intestatario. Se si possiede una cifra più alta conviene investirla altrove. Ciò vale anche per i conti deposito;
    fare attenzione allo stato di salute della banca: di fronte alle prime avvisaglie di problemi seri, meglio cambiare;
    non comprare obbligazioni bancarie: solo pochissime offrono un rendimento adeguato al rischio. Su Altroconsumo Finanza un aggiornamento settimanale

Il Codacons ha annunciato una azione risarcitoria volta a tutelare i titolari di azioni e obbligazioni subordinate delle 4 banche. L’associazione sta ricevendo “disperate richieste di aiuto di piccoli investitori, trascinati loro malgrado nel salvataggio delle 4 banche, che hanno subito l’azzeramento del valore dei titoli in loro possesso”. Spiega il presidente Codacons Carlo Rienzi: “Stiamo predisponendo una apposita azione risarcitoria, riservata ai piccoli investitori di Banca Marche, Banca Etruria, Carife e Carichieti. Lo scopo è quello di far ottenere loro il rimborso totale del valore di azioni e obbligazioni subordinate, chiamando in causa i responsabili della mala-gestione dei 4 istituti di credito. A rispondere dei danni prodotti ai risparmiatori saranno anche quelle banche che hanno proposto agli utenti titoli ad elevato rischio, generalmente piazzati ad investitori istituzionali, senza fornire le dovute informazioni circa la pericolosità degli investimenti”.

Segnalazioni stanno arrivando anche a Federconsumatori e Adusbef che denunciano: “Molti cittadini hanno visto, da un giorno all’altro, dissolversi i risparmi di una vita attraverso operazioni condotte con metodi del tutto discutibili: addirittura molti cittadini sono stati convinti a convertire i propri conti correnti in obbligazioni subordinate, ritrovandosi oggi con il conto a zero”. Le due associazioni denunciano anche “la mancata trasparenza e l’asimmetria informativa” che caratterizzano spesso il sistema bancario quando vengono piazzati prodotti finanziari rischiosi: “Una pratica a cui bisogna porre fine. In tal senso abbiamo più volte chiamato in causa Consob e Banca d’Italia, dalle quali ci attendiamo chiarimenti su questo inammissibile comportamento e sulla grave mancanza di trasparenza nel rapporto con i risparmiatori – aggiungono le due associazioni – Rinnoviamo l’invito, intanto, a tutti i piccoli azionisti, risparmiatori ed obbligazionisti che hanno acquistato prodotti finanziari, non consapevoli della loro rischiosità, a contattare i nostri sportelli per ricevere la necessaria assistenza”.

Si sta mobilitando anche Confconsumatori Roma che si concentra sulle obbligazioni subordinate di Banca Etruria e spiega:“Con lo stato di dissesto della Banca Etruria decretato dalla Banca d’Italia (insieme ad altre tre Banche), quest’ultimo organo di vigilanza ha decretato la trasformazione delle obbligazioni subordinate (emesse principalmente dall’anno 2011 in poi) in capitale azzerandone il valore e l’esigibilità. Lo sportello della Confconsumatori di Roma  con la recente notizia del Provvedimento della Banca d’Italia  sta ricevendo informazioni  da diversi obbligazionisti della sconcertante scoperta, ovvero anziché aver comprato un titolo remunerativo (obbligazione ovvero debito della Banca) hanno visto così perdere tutto il loro investimento  per via del dissesto della Banca (condizione prevista dall’emittente del titolo). Questo vale solo per le obbligazioni subordinate ma non per le altre obbligazioni che saranno soddisfatte dalla nuova società”.

L’associazione spiega che andrà valutata, caso per caso, la modalità di vendita fatta dalla banca, perché “si tratta di strumenti finanziari complessi che non avrebbero dovuto essere venduti a privati e piccoli risparmiatori ma destinati a tipologie di investitori particolarmente qualificati. Oltretutto il “piazzamento” di tale titolo andava preceduto da uno specifica informativa sull’elevato rischio dell’investimento ovvero sul rischio di poter perdere sia la remunerazione che il capitale investito. Dunque – continua Confconsumatori – la cessione a piccoli risparmiatori (famiglie) di questi titoli può essere avvenuta (va valutato caso per caso) con violazione degli obblighi informativi e valutativi (della compatibilità dell’investimento col profilo di rischio) previsti dal T.U. di intermediazione finanziaria e direttiva mifid”. Gli obbligazionisti in possesso dei titoli IT0004657786; IT0004539786; IT0004350515; IT0005031395  potranno rivolgersi alla sede di Roma per una valutazione della loro situazione e lo studio di possibili azioni (telefono 06/86326449).

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