26 Novembre 2015

Cannizzaro, 7 indagati per gli stent scaduti usati in angioplastica

Cannizzaro, 7 indagati per gli stent scaduti usati in angioplastica

0 sono 16 i presidi medicamentali applicati a 11 pazienti ignari del fatto che i «cilindretti» non fossero più idonei
Chiamati in causa nell’ inchiesta tre sanitari e quattro rappresentanti di altrettante ditte farmaceutiche. Secondo l’ accusa, l’ applicazione dei dispositivi ha apportato vantaggi economici illeciti alle ditte fornitrici. Francesca Aglieri Rinella …Sette indagati per avere utilizzato dispositivi cardiaci scaduti, nel linguaggio sanitario: stent, a pazienti ricoverati all’ ospedale Cannizzaro per alcuni interventi di angioplastica tra il 2011 e il 2012. Sono tre sanitari e quattro rappresentanti di altrettante ditte farmaceutiche ai quali la Procura ha notificato avviso di conclusione indagini. Gli stent sono dei micro cilindri di metallo impiegati per dilatare i vasi sanguigni, evitare l’ occlusione delle coronarie e ridurre la possibilità di stenosi. Le indagini avviate dal Nas dei carabinieri di Catania hanno consentito di verificare il sicuro impianto di 16 stent scaduti di validità, medicati e non, applicati a 11 pazienti ignari del fatto che i «cilindretti» per le arterie fossero scaduti. Secondo l’ accusa, l’ applicazione del dispositivo scaduto ha apportato vantaggi economici illeciti alle ditte fornitrici. Secondo la Procura, le ditte in questione hanno fornito al Cannizzaro materiali con scadenze estremamente ravvicinate alla consegna in violazione dei capitolati sottoscritti con la stessa Azienda ospedaliera. Alle persone indagate la Procura contesta sette differenti ipotesi di abusi d’ ufficio, sette somministrazioni di medicinali guasti e 10 differenti frodi nelle forniture pubbliche di materiale sanitario. «L’ impianto di stent scaduti di validità – precisa il procuratore reggente, Michelangelo Patanè – non ha, inconcreto, determinato lesioni per la salute dei pazienti e gli interventi di angioplastica sono stati tutti effettuati in presenza di quadri clinici coerenti con la necessità di procedere all’ intervento». Contattata telefonicamente, l’ Azienda Cannizzaro ha fatto sapere di «non voler intervenire, anche alla luce del fatto che è stata la stessa Procura a dare notizie su una vicenda nella quale l’ ospedale si considera, in realtà, parte lesa. Emerge il sollievo di trovare conferma anche da parte degli inquirenti che l’ impianto di stent è stato effettuato in maniera appropriata e non haar recato nocumento alla salute dei pazienti». Nel marzo del 2013, era stato il commissario dell’ ospedale Cannizzaro, Paolo Cantaro, a presentare un esposto. Seguito, nel 2014, da un altro esposto del Codacons. Lo scorso mese di settembre la questione stent scaduti era approdata all’ Ars. Era stato il deputato regionale del Pd, Gianfranco Vullo a presentare un’ interrogazione per sapere quali interventi erano stati assunti dall’ assessorato alla Salute «per tutelare i pazienti dal rischio di protesi scadute? E quali iniziative sono state adottate, anche per evitare un possibile danno erariale alla Regione. Vullo «alla luce delle indagini giudiziarie e della procedura avviata dal Codacons per la quantificazione dei danni provocati dall’ inserimento degli stent scaduti nelle arterie dei pazienti da loro rappresentati», ha chiesto all’ assessore regionale alla Salute di sapere «quali iniziative si intende adottare per il pronto ristoro dei pazienti incorsi nella scorretta condotta sanitaria e se non si preveda la sostituzione degli stent senza ulteriori costi per i pazienti».(*FAR*)
 
 

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