Le famiglie risparmiano troppo e le imprese investono ancora poco: così la ripresa è meno robusta
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fonte:
- Avvenire
Aquesto punto sembrano essere soprattutto quelli che nella sua Teoria Generale John Maynard Keynes definiva «fattori soggettivi» a frenare la ripresa. Il contesto – tassi ai minimi storici, produttività e Pil in aumento accompagnati da un leggero irrobustirsi dei redditi, tutti «fattori oggettivi » – risulterebbe infatti il migliore degli ultimi sette anni per stimolare la domanda aggregata e in particolare la propensione al consumo. Ma le famiglie non spendono. E le imprese non investono. Non quanto potrebbero, almeno. Preferiscono invece mettere i soldi nel salvadanaio: le riserve degli italiani – secondo i calcoli del Centro studi Unimpresa con dati Bankitalia – sono lievitate di quasi 72 miliardi di euro in un anno. Per l’ associazione sono «la crisi e la paura di nuove tasse» a frenare i consumi delle famiglie, a bloccare gli investimenti delle imprese e congelare la liquidità delle banche. E in questo modo, da settembre 2014 a settembre 2015, l’ ammontare dei depositi in Italia è passato da 1.484 miliardi a 1.556 miliardi (+5%). Il saldo dei conti correnti, nel dettaglio, è cresciuto di 63 miliardi da 779 a 842 (+8%); i salvadanai delle famiglie sono saliti di oltre 14 miliardi, quelli delle imprese di oltre 13, mentre per gli istituti di credito l’ accumulo ha toccato i 45 miliardi. Il solo comparto che ha registrato una variazione negativa è quello delle assicurazioni e dei fondi pensione: le riserve sono scese di 4,3 miliardi (17,45%) da 25,1 miliardi a 20,7 miliardi. «È un effetto pericoloso e perverso della crisi e della recessione», commenta il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi. Che aggiunge: «C’ è grande paura sia nelle famiglie sia nelle imprese, una paura che porta a eccessi di prudenza, ad accumulare risorse aggiuntive in vista di non prevedibili nuovi scossoni delle turbolenze internazionali o di inasprimenti della pressione fiscale». Il denaro è nella disponibilità degli italiani, insomma. Più di quanto lo fosse negli ultimi anni. Ma non viene speso. Per dirla con una metafora diventata comune (e forse abusata): l’ acqua c’ è, eppure il cavallo non beve. Di solito ciò accade quando gli indicatori di fiducia puntano verso il basso, non quando segnalano – sta accadendo dall’ estate – un miglioramento del clima. Per questo, probabilmente, una categoria solitamente pessimista come quella delle associazioni dei consumatori si dimostra invece più speranzosa del solito. Il Natale 2015, per il Codacons, potrebbe segnare il primo concreto segnale di svolta dallo scoppio della crisi. L’ associazione prevede infatti una crescita dei consumi – la prima in otto anni – del 2,5% entro la fine dell’ anno. Marco Girardo RIPRODUZIONE RISERVATA.
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