11 Novembre 2015

>>>ANSA/ Olio: Procura Torino, allo studio altre ipotesi reato

>>>ANSA/ Olio: Procura Torino, allo studio altre ipotesi reato
Nas vaglia modalità di produzione. Codacons lancia azione legale

) (ANSA) – TORINO, 11
NOV – Non solo frode in commercio. Altri reati si profilano
nell’inchiesta della procura di Torino sull’olio di oliva extravergine
che extravergine non è. Tutto dipende dall’esito degli accertamenti che i
carabinieri del Nas, su invito dei magistrati subalpini, stanno
svolgendo sulle modalità di produzione dell'”oro verde”. Potrebbero
emergere violazioni della legge del 1962 sugli alimenti, del codice del
consumatore del 2005, della disciplina che tutela i marchi Made in
Italy, o casi di certificazioni compiacenti, o altre ipotesi addirittura
più gravi. La Coldiretti denuncia da tempo “i rischi di contraffazioni
legate al record di importazioni del 2014, con l’arrivo dall’estero di
666 mila tonnellate di olio e sansa”. I Nas stanno cercando di
ricostruire il percorso che conduce ai luoghi di origine delle olive,
gli esperti dell’ufficio intelligence dell’Agenzia delle Dogane stanno
incrociando i flussi di dati e informazioni. Ieri il procuratore Armando
Spataro ha diffuso una nota per spiegare, fra l’altro, che bisogna
“verificare la competenza territoriale”. La frode in commercio si
commette dove il prodotto viene messo in vendita (e quindi anche a
Torino), ma per altri reati il discorso potrebbe essere diverso. Delle
sette aziende finite nel mirino del pm Raffaele Guariniello, oggi è
intervenuta la Coricelli, da Spoleto. “I nostri prodotti rispettano i
più elevati standard di qualità”, assicura, per poi criticare i test
(comprensivi di vere e proprie prove di assaggio dell’olio da parte di
esperti del settore) che hanno portato all’apertura dell’indagine:
“Anche se sono svolti da professionisti, ormai sono considerati
insufficienti. Il metodo è soggettivo, non ripetibile, non
riproducibile”. In ogni caso, “prima di essere messo in commercio il
lotto in contestazione è stato oggetto di accurate analisi sia da parte
dell’azienda che di laboratori esterni accreditati”. Assitol,
l’associazione che riunisce i produttori oleari, raccomanda prudenza:
“Basta un poco di luce o un eccesso di calore perché gli assaggiatori
colgano nell’extra un difetto minimo, ma tale da classificarlo come
semplicemente vergine”. Il presidente di Copagri, Franco Verrascina,
lamenta il fatto che “le colpe di alcuni gettano sospetti indistinti su
tutti i produttori con l’aggravante che i più piccoli non hanno i mezzi
per condurre campagne informative a loro tutela”, mentre
Confragricoltura e Assofrantoi denunciano “il danno economico per chi
lavora onestamente”. Il Codacons lancia un’azione legale pubblicando sul
proprio sito un modulo “attraverso cui le famiglie che hanno consumato
un prodotto di una delle sette aziende possono chiedere un indennizzo
(“fino a 5.000 euro”) e costituirsi nell’inchiesta come persona offesa.
Coldiretti intanto ha una raccomandazione per i consumatori: se volete
acquistare un buon extravergine italiano, di fronte a prezzi da 6 o 7
euro fate attenzione e preferite quello più recente, guardando l’anno di
produzione.

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