11 Novembre 2015

Guerra del latte, è tregua

Guerra del latte, è tregua

OSPEDALETTO – Allevatori piacentini in rivolta per il prezzo del latte, tra lunedì e martedì, hanno trascorso la quarta notte all’ aperto. Poi però il sit in a Ospedaletto è stato sospeso in seguito ai segnali positivi arrivati dall’ incontro tenutosi a Milano tra il ministro all’ Agricoltura Maurizio Martina e gli industriali. Si sospende e si smobilita in attesa di domani, giorno in cui è stato convocato un tavolo al Ministero a Roma. C’ è la possibilità che il prezzo del latte venga infatti finalmente aumentato. Così alle 17 gli allevatori hanno fatto rientro nelle loro aziende. Da venerdì notte e fino a ieri pomeriggio, invece, la protesta davanti alla Lactalis di Ospedaletto (multinazionale francese proprietaria dei grandi marchi del settore lattiero caseario) era stata incessante. E all’ alba molti allevatori erano già arrivati a Parabiago (Milano) per protestare davanti a un supermercato. La “guerra del latte”, lanciata da Coldiretti, è arrivata al Carrefour di via Butti, dove gli allevatori hanno portato anche le mucche che non sono più in grado di mantenere. L’ obiettivo era di fa re conoscere i motivi della mobilitazione, che da giorni coinvolge migliaia di allevatori italiani. Solo nella Lombardia, che produce oltre il 40 per cento del latte italiano, negli ultimi dieci anni hanno chiuso quasi tremila stalle – spiega la Coldiretti regionale – passate da 8.761 nel 2003/2004 ai 5.825 del 2014/2015, con un calo del -33,5 per cento. Il prezzo del latte fresco viene moltiplicato quattro volte nel passaggio dalla stalla allo scaffale, ma agli allevatori non rimangono neanche quei pochi centesimi necessari per dare da mangiare agli animali. L’ iniziativa della Coldiretti ha trovato il supporto e la partecipazione attiva delle principali organizzazioni dei consumatori, dal Codacons al Movimento consumatori, dalla Federconsumatori all’ Adusbef. «Tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro venduti in Italia contengono latte estero, mentre la metà delle mozzarelle sono fatte con latte straniero o addirittura cagliate in altri Paesi, ma nessuno lo sa, perché non è obbligatorio riportarlo in etichetta» hanno incalzato ieri gli allevatori. «Dalle frontiere italiane – sottolinea la Coldiretti – passano ogni giorno 3,5 milioni di litri di latte sterile, ma anche concentrati, semilavorati e polveri per essere imbustati o trasformati industrialmente e diventare magicamente mozzarelle, formaggi o latte italiani, all’ insaputa dei consumatori. Nell’ ultimo anno hanno addirittura superato il milione di quintali le cagliate importate dall’ estero, che ora rappresentano circa 10 milioni di quintali equivalenti di latte, pari al 10 per cento dell’ intera produzione italiana. Si tratta di prelavorati industriali provenienti soprattutto dall’ Est Europa, che consentono di produrre mozzarelle e formaggi di bassa qualità». Un chilo di cagliata sostituisce circa dieci chili di latte e la sua presenza non viene indicata in etichetta. Oltre a ingannare i consumatori, questo fa concorrenza ai produttori che utilizzano esclusivamente latte fresco. Il settore lattiero caseario, sostiene Coldiretti, rappresenta la voce più importante dell’ agroalimentare italiano, con 35mila imprese di allevamento, oltre la metà delle quali (55 per cento) è in zone montane o svantaggiate, per una produzione complessiva di 11 milioni di tonnellate di latte bovino a fronte di 20 milioni di tonnellate consumate. L’ Italia dipende dunque dall’ estero per quasi la metà del proprio fabbisogno in prodotti lattiero caseari. Ora, dopo l’ interessamento del ministro Martina che ieri ha incontrato Assolatte per parlare del prezzo al litro di latte (oggi 33 centesimi di euro, quando per permettere alle aziende di sopravvivere dovrebbe almeno raggiungere i 40), la speranza è che cambi qualcosa.

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