9 Novembre 2015

Vi spiego il mio malcontento dopo la visita all’ Expo Milano

Vi spiego il mio malcontento dopo la visita all’ Expo Milano

Da affezionato lettore di questo giornale mi rivolgo a Lei per evidenziare il mio malcontento nel fare la visita alla fiera EXPO di Milano. Concordo con quei giornalisti che hanno scritto a caratteri cubitali che portare gli studenti a EXPO è antieducativo; premetto che siamo partiti di sabato, due persone, in aereo da Bari con meta Milano, consapevoli di affrontare una spesa di una certa rilevanza, ma contenti di far parte di quella enorme massa di persone (si parla di 15 milioni di visitatori) che ha partecipato a tale evento. Di buona mattina, dopo aver fatto una colazione veloce presso l’ Hotel in cui avevamo pernottato, ci siamo messi in viaggio con la metro, raggiungendo lo spazio della fiera alle ore 10.00, convinti che con l’ apertura della stessa alle 10 non ci sarebbero stati problemi con i tempi. Abbiamo dovuto fare una coda di due ore e trenta minuti solo per arrivare alle zone di ingresso e come benvenuto mi hanno contestato il contenuto dello zaino (lo stesso aveva passato senza problemi i controlli aeroportuali) nonostante loro non avessero a disposizione un servizio di deposito bagagli e obbligando a tutti i visitatori a portarsi i bagagli al seguito. Nel cominciare la visita ci siamo inoltrati in code di almeno 4 ore per entrare nei vari padiglioni espositivi, cosa a mio avviso non ammissibile considerato anche la giornata piuttosto fredda e piovosa; così abbiamo deciso di fare una passeggiata sul decumano notando che i pur belli pannelli che coprono il viale, in caso di piaggia, hanno una funzione molto ridotta in quanto i geniali architetti che li hanno inventati non hanno previsto il deflusso delle acque piovane, infatti in caso di pioggia, se cammini sotto i teli ti piomba addosso una cascata d’ ac qua con relativo lago per terra proprio al centro del decumano. Dopo due ore di permanenza nella struttura abbiamo deciso di andare via in quanto era impossibile anche sostare presso qualche locale coperto (ristoranti, bar e altri) già stracolmo di gente che si riparava e si riposava in tutta tranquillità. Secondo il mio parere il sig. Giuseppe Sala in quanto responsabile di tale struttura avrebbe dovuto pensare di più alle esigenze dei visitatori, tra cui il sottoscritto, magari limitando gli ingressi con biglietti datati; sono della convinzione che questi italiani a livello di presunzione non li batte nessuno. È facile dire che hanno organizzato una manifestazione che ha ospitato 15 milioni di persone ma mi chiedo, quanti di questi avrebbero fatto a meno di questa esperienza negativa? Il CODACONS chiede i rimborsi di quanto pagato in favore dei visitatori che non hanno avuto la possibilità di visitare la rassegna, ma nel mio caso non avrebbe senso il rimborso del solo biglietto d’ ingresso, in quanto il mio morale ferito vale molto di più. Vorrei concludere questo mio scritto facendo un complimento negativo alla città di Milano che si è adeguata in maniera ineccepibile alla rassegna: ho pagato una tassa di soggiorno di 5 euro al giorno in albergo (nonostante i prezzi proibitivi per la permanenza), un taxi mi ha fatto pagare 18 euro per un tragitto di massimo 2 km pedonali (da Piazza Duomo a Via Messina) senza la possibilità di avere una ricevuta in quanto secondo lui non era tenuto a farla e ho pagato 31,50 euro per due pizze Margherita e una birra (devo confessare di bassa qualità). Il mio ultimo disappunto lo rivolgo a chi gestisce il famoso Duomo, anche in questo caso hanno approfittato del momento facendo pagare l’ ingresso nel monumento (cosa mai successa prima a detta dei milanesi); non penso che Papa Francesco sia favorevole a queste iniziative in quanto egli stesso nei suoi discorsi predica per le aperture gratuite delle chiese mettendole a disposizione dei bisognosi. Carlo Elia Bari.

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