8 Novembre 2015

Spese per la casa, 3 milioni di famiglie in difficoltà

Spese per la casa, 3 milioni di famiglie in difficoltà

Sergio Governale Le spese per la casa rappresentano un vero e proprio fardello per circa tre milioni di famiglie che vivono in appartamenti sia di proprietà che, soprattutto, in affitto. A decretarlo è l’ Istat nella documentazione consegnata in Parlamento in occasione delle audizioni sulla legge di stabilità, che prevede tra l’ altro la cancellazione della Tasi sulle abitazioni principali. Secondo l’ Istituto di statistica, l’ 11,7% dei nuclei familiari è infatti «in difficoltà» con il pagamento di mutui, pigioni e bollette. L’ anno scorso il 10,2% dei nuclei familiari (erano il 10,9% nel 2013) si è trovato in ritardo con il pagamento delle utenze domestiche, il 16,9% con quello degli affitti e il 6,3% con quello della rata del mutuo. L’ esposizione delle famiglie al ritardo nei pagamenti delle spese per la casa, evidenziano i tecnici dell’ Istat, «si associa nettamente all’ onerosità delle spese stesse e, in particolare, alla loro incidenza sul reddito disponibile». Le categorie di famiglie maggiormente interessate dal problema sono ovviamente quelle più povere (il 29,2% è in arretrato con queste spese, pari a poco più di 1,5 milioni) e quelle in affitto (27,6%, pari a 1,32 milioni) o quelle gravate da un mutuo (14,8%, pari a 561mila). Le spese per l’ abitazione (condominio, riscaldamento, gas, acqua, altri servizi, manutenzione ordinaria, elettricità, affitto, mutuo) costituiscono infatti una delle voci principali del bilancio familiare. Nel 2014, l’ esborso medio è stato di 357 euro mensili, a fronte di un reddito netto di 2.460 euro mensili, con un peso del 14,5%. Le spese risultano più onerose nel Nord (15,2%) e nelle aree metropolitane (16,1%). Per venire incontro alle famiglie, l’ Associazione bancaria fa sapere che tra novembre 2009 e ottobre 2015 sono stati 123.630 i nuclei che hanno potuto sospendere il pagamento delle rate dei mutui per un debito residuo pari a 13,3 miliardi. I sindacati chiedono «politiche sociali», perché per la leader della Cgil Susanna Camusso «togliere la Tasi non aiuterà il problema della povertà». Per il collega della Uil Carmelo Barbagallo la detassazione della prima casa va legata al reddito per darla ai pensionati più poveri. Mentre il presidente di Confedilizia Giorgio Spaziani Testa invoca urgenti misure in manovra che favoriscano l’ affitto attraverso almeno una parziale detassazione degli immobili locati. E il presidente del Codacons Carlo Rienzi pensa ad «agevolazioni speciali per aiutare le famiglie che non riescono a pagare bollette e mutui, prevedendo forti rateizzazioni, sconti e misure di sostegno in loro favore». Anche perché, stima Confesercenti, quest’ anno le famiglie pagheranno per le bollette quasi il 10% in più rispetto a quattro anni fa (9,6%) e lo 0,9% in più rispetto al 2014. Gli aumenti annuali sono ancora superiori di oltre quattro volte rispetto al tasso di inflazione, soprattutto a causa dei rincari dell’ acqua: più 8,8% rispetto al 2014 e più 36,6% dal 2011. Non solo: secondo la Cgia di Mestre, sulle spalle di ogni italiano il fisco «carica» ogni anno 100 tasse che pesano per 8mila euro, 12mila euro in presenza di contributi previdenziali. Un peso «insostenibile». © RIPRODUZIONE RISERVATA.
sergio governale
 

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