8 Novembre 2015

Crisi assurda ma anche iniqua sul piano sociale

Crisi assurda ma anche iniqua sul piano sociale
pronte le iniziative di “class action” delle associazioni consumatori

Lucio D’ Amico MESSINA Una “class action” per risarcire la cittadinanza colpita dalla più inverosimile, e purtroppo reale, delle crisi idriche mai verificatesi nel nostro Paese. O meglio, per risarcire quella parte di popolazione che ha sofferto, e continua a soffrire da due settimane, gli indicibili disagi provocati dalla carenza del bene più prezioso. Quella di questi giorni non è stata solo un’ odiosa emergenza, ma anche un esempio eclatante di ingiustizia sociale. Ci sono stati quartieri che l’ acqua l’ hanno avuta sempre o quasi, e quartieri che l’ hanno vista col contagocce. Ci sono condomini dove i residenti hanno continuato a farsi la doccia ogni mattina e a innaffiare piante e giardini d’ inverno e altri abitati da una torma di disperati armati di bidoni in pellegrinaggio quotidiano alla ricerca di fontane zampillanti ed autobotti. Le associazioni dei consumatori, comunque, sono intenzionate ad andare fino in fondo. Ieri, nel corso di una conferenza stamp, l’ Unione nazionale consumatori hapresentato la class action che verrà intentata contro chi ha provocato e gestito l’ emergenza idrica a Messina. In molti, tra coloro che hanno già aderito, erano presenti all’ incontro con i giornalisti. Storie toccanti, vissute con dignità, ma anche con rabbia. Daniele Orecchio, figlio unico di due genitori disabili, ha raccontato la drammatica situa zione della propria famiglia e l’ assenza di un qualsiasi supporto da parte delle istituzioni. Concetta Barbera, titolare di una casa di riposo, è stata costretta a recarsi in spiaggia a prendere acqua di mare per far fronte all’ emergenza igienico -sanitaria. Rosa Campanile, invalida, ha evidenziato le enormi difficoltà di persone come lei, che hanno dovuto scendere in strada, raccogliere e trasportare acqua dai bidoni. «Indipendentemente dalle numerose colpe e responsabilità che si possono riscontrare rispetto a quello che sta accadendo in queste ore a Messina – ha dichiarato il presidente dell’ Unc di Messina, l’ avv. Mario Intilisano -, dal punto di vista legale la class action è possibile solo nei confronti dell’ Amam, che, nella Carta dei servizi e nei contratti aveva garantito di poter erogare il servizio anche in mancanza di una fonte di approvvigionamento, cosa evidentemente non avvenuta dopo la frana lungo il tracciato dell’ acquedotto Fiumefreddo. Da qui la possibilità di ottenere un risarcimento per i cittadini di Messina. Viene citato un passaggio chiave della Carta dei servizi: «L’ Amam utilizza un sistema distribuivo che prevede l’ interscambio di varie fonti di approvvigionamento, al fine di garantire l’ alimentazione minima alle utenze anche in caso di fuori servizio di una delle suddette fonti primarie». E tale “interscambio”, ha sottolineato Intilisano, «non è mai stato realizzato ed attuato». I legali dell’ associazione hanno stimato un indennizzo forfettario minimo di 25 euro per ogni giorno di interruzione della fornitura, cifra che raddoppia a 50 euro in caso di presenza di malati, anziani, neonati. E contro l’ Amam sta agendo anche il Codacons. Il segretario nazionale Francesco Tanasi invoca l’ intervento della magistratura. E il vicepresidente regionale, il messinese Antonio Cardile insiste: «I cittadini vogliono capire perchè i tubi si rompono continuamente. Siamo in presenza di manovre sbagliate? Dell’ utilizzo di materiale scadente? O di errori nella collocazione o manutenzione di tubazioni ed impianti?». Secondo il Codacons, però, anche la Regione deve assumersi le proprie responsabilità in materia ambientale e di cura del territorio». Per questo, Tanasi chiede le dimissioni sia di Crocetta che dei vertici dell’ Amam. E Cardile rincara la dose: «L’ emergenza è stata gestita male e i Governi nazionale e regionale hanno compreso la gravità di quanto accadeva a Messina solo dopo la “rivolta” innescata dai social network».3.

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this