6 Novembre 2015

Blocco aumenti, scatta il ricorso a Strasburgo in 15 anni perso un quarto del trattamento

Blocco aumenti, scatta il ricorso a Strasburgo in 15 anni perso un quarto del trattamento

Cinzia Peluso No al ping pong di verdetti di incostituzionalità e leggi successive che puntualmente li ignorano. Sulla mancata perequazione delle pensioni per sei milioni si aggira l’ ostacolo delle istituzioni nazionali. Dovrà essere la Corte europea dei diritti dell’ uomo ad esprimersi sul cosidetto bonus Poletti che ha messo solo una toppa alle inadempienze dello Stato. Il blocco dell’ indicizzazione degli assegni all’ inflazione è stato un vero salasso per i lavoratori in quiescenza. Dal 2000 ad oggi hanno perso oltre il 25% del loro trattamento. Il 21 novembre sul tavolo dei giudici di Strasburgo arriverà così il ricorso collettivo della Uil pensionati. Proprio mentre il governo con la legge di stabilità si ostina a riproporre una revisione dell’ indicizzazione (in pratica il taglio per gli assegni oltre 4 volte il minimo, cioè oltre i 2.000 euro) la Uilp, con l’ appoggio di tutto il sindacato guidato da Carmelo Barbagallo, chiede giustizia. «Renzi è intervenuto con un decreto retroattivo, quindi non in linea con il trattato firmato dall’ Italia, che stabilisce il diritto ad un equo processo», denuncia il leader della Uilp Romano Bellissima. E spiega che «è stato rimodulato “ora per allora” il blocco della rivalutazione, vanificando gli effetti del pronunciamento della Corte Costituzionale e restituendo solo una piccola parte di quanto non percepito nel periodo 2012-2015, oltretutto escludendo una parte dei pensionati dal diritto a percepire qualsiasi restituzione». Oltre alla retroattività, si contesta la mancata applicazione dell’ articolo 1 della Convenzione europea dei diritti dell’ uomo, che garantisce il diritto al rispetto dei beni. E, in particolare la tutela del patrimonio dei cittadini europei. La Corte europea ha, in effetti, riconosciuto la natura patrimoniale dei trattamenti pensionistici in godimento. «Il nostro obiettivo è soprattutto politico. Se otterremo un pronunciamento a noi favorevole, trattandosi di una violazione che colpisce allo stesso modo un’ intera categoria di soggetti, la Corte europea potrà condannare il governo italiano ad adottare tutte le misure necessarie ad eliminare le cause sistemiche all’ origine della situazione ritenuta in contrasto con la Convenzione europea dei diritti dell’ uomo», conclude Bellissima. Sarà uno studio internazionale ad occuparsi del ricorso, che avverrà a spese della Uil. Il sindacato di categoria avrà il mandato a rappresentare i suoi iscritti. «Ma a questa iniziativa si aggiungono i ricorsi all’ Inps e le cause pilota. In pratica, si parte con una messa in mora dell’ Istituto previdenziale per non aver corrisposto i rimborsi in base alla sentenza della Consulta, se non c’ è risposta si chiede al giudice ordinario di emettere il decreto ingiuntivo», spiega il segretario della Uilp Campania Massimo Sabatino. Ma in Italia decreti ingiuntivi della magistratura che danno ragione ai pensionati, in base al verdetto della Consulta, già ci sono stati. «Aspetto che il giudice ordinario sottoponga la questione della legittimità costituzionale del decreto emanato dal governo (il 65 poi convertito nella legge 109 ndr) alla Corte costituzionale», afferma l’ avvocato Vincenzo Ferrò, che ha in corso diverse decine di giudizi in tutta Italia ed è orgoglioso di aver ottenuto a Napoli «il primo pronunciamento favorevole con il primo decreto ingiuntivo». Anche la Cida, il sindacato dei dirigenti, che ha provocato la sentenza della Consulta della scorsa primavera e sta promuovendo ancora diversi giudizi, spera che il caso sia analizzato di nuovo dalla Corte costituzionale. Mentre i consumatori del Codacons hanno chiesto al Tar del Lazio per conto di 4.000 pensionati l’ annullamento della circolare interpretativa del bonus Poletti. Il tribunale amministrativo ha rinviato l’ esame nel merito a febbraio, chiedendo ai ministeri dell’ Economia e del Lavoro di produrre una documentazione tecnica in cui vengano motivate le esigenze finanziarie e le attese maggiori entrate. «La Corte Costituzionale aveva bocciato la legge Fornero proprio perché mancavano questo fondamentali elementi», spiega il presidente dell’ associazione dei consumatori Carlo Rienzi. © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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