5 Novembre 2015

Il giudice frena la corsa ai risarcimenti no ad ambientalisti e consumatori

Il giudice frena la corsa ai risarcimenti no ad ambientalisti e consumatori

VENEZIA Niente società civile al processo sul Mose. Cittadini, comitati, associazioni ambientaliste e dei consumatori: ieri il gup Andrea Comez ha «tagliato» tanti di coloro che avrebbero voluto chiedere i danni agli 11 imputati sotto accusa. O perlomeno per ora, visto che tutti hanno già annunciato che sono pronti a disseppellire l’ ascia di guerra quando ci sarà il processo vero, quello di fronte ai tre giudici del tribunale penale collegiale, dove dovrebbero essere processati in 9. Il giudice, con una lunga ordinanza, ha escluso tutte le associazioni ambientaliste (Legambiente, Italia Nostra, Wwf, Ambiente Venezia ed Ecoistituto Veneto), spiegando che nel processo non si trattano quel tipo di reati, ma quelli contro la pubblica amministrazione. «Da anni ci battiamo contro il Mose e nel 2006 un nostro “libro bianco” aveva anticipato molte delle accuse emerse nel corso delle indagini», lamenta Ambiente Venezia. Lo stesso ragionamento ha portato alla bocciatura del Codacons, mentre per i tre cittadini ad esso legati l’ obiezione è stata che a questo punto si potrebbero costituire tutti gli italiani. Più sorprendente è stata l’ esclusione di Mario D’ Elia, candidato sconfitto alle Comunali di Venezia nel 2010, contro il quale la difesa di Giorgio Orsoni non si era opposta. Il gup ha deciso di bocciarlo dicendo che se anche ipoteticamente Orsoni non avesse avuto quei 560 mila euro contestati dalla procura, mai D’ Elia, dal «basso» dei suoi 221 voti, avrebbe potuto raggiungere i 75 mila del nuovo sindaco. «Il giudice ha sbagliato, ha anticipato il giudizio di merito», lamenta D’ Elia. Otto invece le parti civili ammesse, ma anche qui il giudice ha selezionato in maniera chirurgica. L’ unico soggetto che potrà chiedere i danni a tutti è la Presidenza del consiglio, che si era costituita a garanzia del corretto andamento dell’ amministrazione, mentre il ministero delle Infrastrutture lo farà – come peraltro aveva espresso esso stesso fin dall’ inizio – nei confronti degli imputati di reati di corruzione, induzione indebita e millantato credito (8 su 11). Quegli stessi reati per i quali invece è stato bocciato il Consorzio Venezia Nuova, che si potrà costituire solo contro Orsoni, l’ ex eurodeputata Lia Sartori e l’ ex segretario della Sanità del Veneto Giancarlo Ruscitti. Il ragionamento del giudice è stato che, siccome nei fatti corruttivi il Consorzio – sebbene ora sotto la guida dei commissari – è sotto inchiesta per la legge 231 (quella sulla responsabilità amministrativa degli enti, che punisce la mancata vigilanza interna), non può essere nello stesso tempo parte civile. «Il giudice ha dimenticato che sulla 231 non c’ è stato alcun rinvio a giudizio – sbotta l’ avvocato Paola Bosio – anche noi ci ricostituiremo all’ udienza collegiale». Il Comune di Venezia, con l’ avvocato Luigi Ravagnan, sarà parte civile contro Orsoni, ovviamente, ma anche nel filone dell’ ex ministro Altero Matteoli e dell’ imprenditore Erasmo Cinque (visto che riguarda le presunte mazzette sulle bonifiche di Porto Marghera) e per la corruzione solo del Magistrato alle Acque Patrizio Cuccioletta (che vede imputato Nicola Falconi, avendo Cuccioletta già patteggiato), ma non degli altri come per esempio Danilo Turato e Giovanni Artico. Anche per Regione Veneto (avvocato Dario Bolognesi) e Città metropolitana (avvocato Giuseppe Chiaia) è stata fatta una selezione, mentre nel filone sull’ ex ad della Venezia-Padova Lino Brentan sono stati ammessi la Fip e il suo ex ad Mauro Scaramuzza. L’ udienza è poi proseguita con le questioni preliminari. La difesa di Matteoli (avvocati Francesco Compagna e Gabriele Civello), ha chiesto il trasferimento del processo a Roma, ha contestato errori nella procedura e il rifiuto del tribunale dei ministri di interrogare l’ ex ministro come da richiesta del 29 settembre 2014. La difesa di Cinque, con gli avvocati Pietro Pomanti e Marco Vassallo, ha aggiunto la richiesta di annullamento di tutti gli atti di indagini precedenti alla trasmissione dell’ indagine al tribunale dei ministri, visto che la legge imporrebbe alla procura un termine di massimo 15 giorni. La difesa di Orsoni (avvocati Francesco Arata e Carlo Tremolada) e quella di Sartori (avvocato Alessandro Moscatelli) hanno chiesto lo stralcio di fronte al giudice monocratico «anche per esigenze di celerità», dovendo loro rispondere di un reato meno grave. Arata e Tremolada hanno poi sollevato il conflitto di interessi del pm Paola Tonini per i suoi legami professionali con lo studio Orsoni, citando anche sentenze della Corte europea dei diritti dell’ uomo sui rigidi vincoli dell’ incompatibilità dei magistrati. A tutte le eccezioni hanno risposto i pm Stefano Ancilotto e Stefano Buccini e il giudice deciderà il 19 novembre.
 

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