5 Novembre 2015

Mose, sforbiciata alle parti civili

Mose, sforbiciata alle parti civili

Una sforbiciata alle parti civili. Su 18 richieste di costituzione, ne vengono ammesse 7. La prima decisione del giudice Andrea Odoardo Comez, nell’ udienza preliminare per l’ inchiesta Mose, arriva a metà mattina. In un’ aula gremita di avvocati, il giudice legge la sua ordinanza che fa piazza pulita, innanzitutto, delle associazioni ambientaliste. Esclusi Wwf, Legambiente, Ambiente Venezia, Italia Nostra, Ecoistituto Veneto, perché non ci sono reati ambientali. Analogamente se ne vanno Codacons nazionale e regionale: troppo ampie le loro finalità statutarie. Il giudice non ammette anche i tre cittadini che si sentivano sfiduciati dallo scandalo, e l’ ex candidato sindaco, Mario D’ Elia, che si riteneva danneggiato per i finanziamenti illeciti che avrebbe ricevuto Giorgio Orsoni, poi eletto. Per il giudice, in questo caso, mancherebbe quella «certa utilità», visto che in corsa c’ erano anche altri candidati. Alla fine, in udienza preliminare, restano la Presidenza del Consiglio dei ministri, il ministero delle Infrastrutture, la Regione Veneto, la Città metropolitana, il Comune. Quest’ ultimo, però, solo per i reati relativi all’ ex sindaco Orsoni, all’ ex ministro Altero Matteoli e all’ imprenditore Erasmo Cinque, nonché per la corruzione dell’ ex presidente del Magistrato alle acque Patrizio Cuccioletta. Ammesso, ma con una consistente limitazione, il Consorzio Venezia Nuova che viene escluso da tutti i reati di corruzione per cui, argomenta il giudice, potrebbe essere indicato come responsabile civile. Ultima parte ammessa la Fip industriale, solo nei confronti di chi l’ avrebbe danneggiata nell’ affidamento di alcuni lavori. Immediate le reazioni. In una nota, Ambiente Venezia annuncia che chiederà di costituirsi in dibattimento, critica la gestione dell’ inchiesta («I patteggiamenti hanno consentito alla stragrande maggioranza degli imputati di uscire in fretta e furia con pene ridicole») e rivendica il ruolo avuto nella denuncia del sistema Mose: «Se ci avessero ascoltato tutto il bubbone Mose sarebbe esploso nove anni prima». «Ho trovato l’ ordinanza pregevolissima per il suo contenuto tecnico di inusitato rigore – commenta l’ avvocato Elio Zaffalon, che difende una serie di associazioni ambientaliste – ma in altri casi le costituzioni erano state ammesse». L’ avvocato D’ Elia: «Il giudice è entrato nel merito, sono attonito. Quell’ elezione è stata falsata». Ieri si è aperto anche il capitolo eccezioni preliminari. La difesa di Matteoli chiede il trasferimento a Roma per competenza, ma sostiene anche la nullità del capo di imputazione per violazione della procedura prevista dal Tribunale dei ministri. Anche i difensori di Orsoni sostengono la nullità del capo d’ imputazione per il conflitto d’ interessi con il pubblico ministero Paola Tonini, già cliente di Orsoni, nonché la competenza del giudice monocratico. Il passaggio al monocratico viene chiesto anche dalla difesa dell’ ex consigliere regionale Lia Sartori. Eccezioni infondate per i pubblici ministeri Stefano Ancilotto e Stefano Buccini che hanno ribattuto, punto su punto. Il giudice dirà la sua alla prossima udienza, il 19 novembre. © riproduzione riservata.

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