Malagò salva Tavecchio dal «complotto» in Figc
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DANIELE DELL’ ORCO Tavecchio contro tutti. Tutti contro Tavecchio. Dietro la “trappola studiata a tavolino” (questa la versione propugnata dal presidente Figc) delle conversazioni registrate tra lui e il direttore del quotidiano online Soccerlife, Massimiliano Giacomini, pubblicate a quattro mesi di distanza, ci sarebbe una trama così intricata da far sembrare i palazzi della Federcalcio come il set di House of Cards. E se è vero come è vero che il numero uno Figc non abbia fatto una gran figura fin da subito, con la battuta su banane e Optì Pobà, è altresì vero che nel corso dei mesi è diventato un bersaglio mobile. Dopo quell’ uscita infelice Tavecchio non si è “risparmiato”, prendendo di mira le calciatrici («handicappate») fino a guadagnarsi l’ epiteto di «personaggio discutibile», coniato dal premier Renzi nell’ ambito dello scandalo Dirty Soccer. Ora, ecco lo scivolone combinato, tirando in ballo ebrei e gay in un colpo solo. Dunque Renzi vorrebbe spodestarlo, ci aveva già provato tramite il presidente del Coni, Giovanni Malagò, ma, oggi come allora, Tavecchio non ha intenzione di dimettersi e le normative internazionali sono dalla sua. La Figc è un organismo autonomo e Uefa e Fifa, non tollerano ingerenze politiche nelle federazioni sportive, minacciando anche esclusioni dalle competizioni internazionali. Le dichiarazioni di Malagò suonano, in questo senso, come una difesa ma anche come un’ ammissione di impotenza: «Le parole emerse attraverso la registrazione audio sono inaccettabili, ma non esiste alcun presupposto tecnico-giuridico affinché il Coni possa commissariare la Figc. Voglio comunque aggiungere che ho chiesto un report dettagliato alla Federcalcio per approfondire le dinamiche della vicenda, su cui si fondano peraltro i successivi chiarimenti di Tavecchio». Già, perché sebbene in molti invochino le dimissioni irrevocabili, come il Codacons, che ha presentato una richiesta al Tar del Lazio, c’ è anche chi, come il senatore Carlo Giovanardi, sostiene la teoria del complotto: «È chiaro che è stata costruita un’ ignobile montatura, con metodi che possono impiccare chiunque ad una parola registrata». E anche all’ interno della Figc è partita un’ indagine, con un paio di profili finiti nel mirino, proprio per scovare la “talpa” in grado di far uscire informazioni riservate accedendo in modo non autorizzato al Ced, il cervellone elettronico. Se complotto deve essere, il fine è semplice: far cadere il presidente prima delle elezioni della LegaPro del 22 dicembre. Ma Tavecchio non crolla. Il suo potere elettorale è ancora forte e nonostante si sia reso discutibile in pubblico ha dalla sua molti club, per via di provvedimenti come lo stop agli impresentabili post caso-Parma, le rose ridotte a 25, la delega per le riforme tolta a Lotito, la denuncia dell’ ormai ex presidente della Lnd Belloli per le frasi sessiste. Facile immaginare come il reale obiettivo sia indebolire la sua figura in vista delle elezioni Figc del gennaio 2017. In quel momento però, seppur barcollante, Tavecchio potrà puntare al suo secondo mandato giocando l’ asso Antonio Conte. Con in tasca un risultato importante all’ Europeo e il rinnovo del contratto del ct non ci sarebbe complotto che tenga. PALLONE NEL CAOS Il Coni: «Federcalcio non commissariabile». Il presidente federale non si dimette e punta al secondo mandato con l’«asso Conte» Malagò salva Tavecchio dal «complotto» in Figc Valerio Staffelli consegna il Tapiro d’ oro a Carlo Tavecchio.
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