Messina a secco città in ginocchio per l’ incapacità di gestire imprevisti
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fonte:
- Quotidiano di Sicilia
codacons sta raccogliendo la manifestazione d’ interesse per il risarcimento danni
MESSINA – Emergenza passata restano gli strascichi di una vicenda che ha messo in luce ancora una volta le criticità di un territorio impreparato ad affrontare eventi straordinari. Una settimana surreale con scuole, strutture sanitarie e uffici pubblici chiusi, attività commerciali sospese, file interminabili di cittadini esasperati davanti alle autobotti, prezzi di acqua e contenitori alle stelle. Sono andate in scena rappresentazioni da dopo guerra o da post calamità naturale e invece si è semplicemente rotto un tubo dell’ arcaico acquedotto che porta l’ acqua da Fiumefreddo nella città dello Stretto con la conseguente interruzione dell’ erogazione idrica per quasi tutte le utenze. La rottura della condotta all’ altezza del comune di Calatabiano sembrava fosse stata riparata ed anche con interventi rapidi e risolutivi, almeno questo era stato in un primo tempo annunciato, invece i movimenti franosi che avevano causato l’ interruzione del flusso e riversato migliaia di litri di acqua e fango sulla contrada Piano Piraino del comune catanese, hanno reso insufficiente la saldatura effettuata. Solo cinque giorni dopo lo smottamento è stata istituita dalla Prefettura l’ unità di crisi con il rappresentante del Governo che ha assunto il coordinamento delle iniziative che dovevano fronteggiare l’ emergenza. Nessun rappresentante del Comune, che fino a quel momento aveva gestito l’ emergenza, è stato chiamato a prendere parte alle riunioni dell’ organismo istituito, sancendo così quello scollamento istituzionale più volte emerso in questi anni. La mancanza di sinergia tra Enti, la sottovalutazione del problema sorto a Calatabiano, l’ assenza di un protocollo di riferimento, la lentezza con cui sono state prese alcune decisioni, sono elementi che hanno portato all’ esasperazione una città di circa 250mila abitanti la cui autonomia idrica dipende da una condotta arcaica nei principi, costruita negli anni 70′ e innestata in un territorio ormai in pieno dissesto geomorfologico. Una crisi gestita male un po’ da tutti gli attori chiamati in causa non per mancanza di iniziative ma per l’ inefficace modalità con cui sono state messe in campo: c’ erano dei numeri di emergenza per le persone che non potevano uscire per rifornirsi d’ acqua ma chi poteva usufruirne non lo sapeva, sono state inviate le autobotti, (solo due disponibili all’ inizio e solo venerdì erano una decina), ma la loro collocazione è rimasta per lunghe ore sconosciuta, inutile telefonare agli uffici della Protezione civile del Comune. Troppo tardi si è dato il via libera all’ arrivo della nave cisterna, la Mar navi, che solo domenica mattina ha concluso le operazioni di trasbordo d’ acqua nel serbatoio di Torre Vittoria. Il Codacons ha già presentato un esposto in Procura. “Mancanze e lungaggini di ogni sorta, insieme all’ assenza di fonti di approvvigionamento alternative, hanno trasformato un incidente circoscritto in una vera e propria emergenza collettiva – dice Antonio Cardile, presidente provinciale dell’ associazione dei consumatori – abbiamo presentato una denunzia querela per interruzione di pubblico servizio e omissione di atti d’ ufficio”. Ma il Codacons sta raccogliendo anche la manifestazione d’ interesse da parte dei cittadini che intendono ottenere il risarcimento per i disagi subiti. La città adesso si aspetterebbe che a chi si è mostrato inadeguato, a tutti i livelli, fossero tolti incarichi e responsabilità. Bisogna anche lavorare da subito per consolidare un sistema pronto ad andare di nuovo in tilt. Leonardo Santoro, ingegnere capo del Genio Civile, ha ripetuto in questi giorni che la condotta del Fiume freddo, ormai riparata, deve essere protetta da un adeguato sistema di protezione, che Amam e Comune di Messina devono realizzare in tempi rapidissimi “a mezzo di paratia per evitare che futuri smottamenti possano compromettere nuovamente la funzionalità dell’ impianto”. Intanto si lavora sul bypass di raccordo con l’ impianto dell’ Alcantara ma la soluzione, come da più parti emerge, deve essere cercata oltre.
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