30 Ottobre 2015

La Rai chiude: «Basta compensi ai politici in tv»

La Rai chiude: «Basta compensi ai politici in tv»

ROMAStop ai compensi per i politici anche da parte delle società di produzione esterne. Il giorno dopo la bufera per la partecipazione dell’ ex ministro delle finanze greco Yanis Varoufakis a «Che tempo che» fa in cambio di 24 mila euro netti, la Rai corre ai ripari e con una direttiva rende più stringente il divieto già vigente per le trasmissioni televisive e radiofoniche. E rivendica in sostanza di non aver mai pagato politici in virtù di una circolare in vigore da più di 15 anni. L’ intervento non placa però le polemiche che arrivano soprattutto da Forza Italia e non impedisce al Codacons di presentare un esposto alla Corte dei Conti. Ma ieri è arrivata anche la difesa di Endemol, che produce il programma condotto da Fabio Fazio. Precisa l’ amministratore delegato Paolo Bassetti: «A Che tempo che fa i politici ovviamente non sono mai stati pagati per la loro partecipazione, ma Varoufakis rientra nel caso di personalità che fanno conferenze internazionali come attività professionale e ha ricevuto un compenso in linea con il mercato». Silenzio assoluto da parte invece di Fabio Fazio che però su Twitter dà ragione a un utente che ricordava la capacità della trasmissione di garantire guadagni alla Rai grazie a introiti pubblicitari superiori alle spese. La polemica ha provocato fibrillazione a Viale Mazzini, anche perché piovuta proprio mentre con la legge di Stabilità si decidono le future risorse della tv pubblica e parte degli incassi del canone appaiono destinati a finanziare il calo delle tasse. Del caso Varoufakis, ma anche della riforma del canone e dell’ inchiesta della Guardia di Finanza su fondi neri e appalti che coinvolge alcuni dirigenti Rai, si parlerà nel cda in programma il 5 novembre. Pretende spiegazioni dai vertici Rai anche Forza Italia. Maurizio Gasparri ha presentato un’ interrogazione in Commissione di Vigilanza «per sapere come funzionino i rapporti tra il servizio pubblico e le società produttrici di programmi». Si muovono anche sindacati e consumatori. L’ Usigrai chiede di fermare lo «strapotere delle società di produzione e degli agenti, che sta determinando una privatizzazione strisciante del servizio pubblico». Si rivolge alla Corte dei Conti, invece, il Codacons, sottolineando «l’ odiosa prassi della rete di Stato di affidare a società esterne format che potrebbe realizzare in casa propria». o.
 

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