30 Ottobre 2015

Mose, battaglia su chi sarà parte civile

Mose, battaglia su chi sarà parte civile

VENEZIA Battaglia su chi potrà essere parte civile al processo del Mose, ieri alla seconda udienza davanti al giudice veneziano Andrea Comez. Le uniche parti civili su cui nessun difensore ha avuto da ridire sono state la Presidenza del Consiglio dei ministri con il ministero delle Infrastrutture e il candidato sindaco Mario D’ Elia, sconfitto nel 2010, che chiede i danni all’ ex sindaco Giorgio Orsoni e al partito che allora lo sosteneva, il Pd, perché il denaro versato dal Consorzio Venezia Nuova avrebbe falsato la campagna elettorale. Per D’ Elia, questo avrebbe messo in discussione la sua possibilità non tanto di essere eletto primo cittadino ma di entrare almeno in consiglio comunale. L’ avvocato Carlo Tremolada peraltro non ha contestato la presenza in aula di D’ Elia, ma con una battuta ha sottolineato che invece di 420 voti con quei soldi D’ Elia ne avrebbe potuti raccogliere 423.LA BATTAGLIA. In mattinata, ieri, sono intervenuti i difensori dei 12 imputati per chiedere al magistrato di non accogliere la costituzione di questa o quella parte, mentre nel pomeriggio sono intervenuti i legali delle 18 aspiranti parti civili, per ribadire di fronte al giudice dell’ udienza preliminare la loro legittimità a rimanere nel processo. Molti speravano che la decisione del giudice potesse arrivare già a fine giornata, ma il magistrato ha chiesto se gli avvocati fossero disponibili ad attendere la decisione fino alle 20 circa. Di fronte alle facce perplesse del foro, il giudice Comez ha deciso di chiudere l’ udienza con l’ ultimo intervento dei un avvocato: leggerà l’ ordinanza nella quale elenca le parti civili che rimarranno nel processo e quali invece saranno espulse all’ inizio della terza giornata, mercoledì prossimo 4 novembre. I più bersagliati dagli strali dei difensori – come ricostruisce La Nuova Venezia – sono stati il Codacons e le associazioni ambientaliste: nessuno degli imputati li vuole nel processo, i difensori sostengono che non sono legittimati poiché in discussione non ci sono questioni che attengono all’ ambiente. Neppure però le richieste della Regione, del Comune e della Città Metropolitana hanno raccolto grande apprezzamento: gli avvocati di Giorgio Orsoni, dell’ ex europarlamentare Lia Sartori (difesa dall’ avv. Alessandro Moscatelli) e dell’ ex ministro Altero Matteoli hanno spiegato che non sono loro i soldi che sarebbero stati utilizzati per pagare le tangenti o le campagne elettorali, che l’ unico legittimato a costituirsi in questo senso è il presidente del Consiglio, insomma il governo. I legali di Orsoni e Sartori hanno avuto da ridire fortemente anche sulla costituzione del consorzio Venezia Nuova, in quanto lo ritengono connaturato con la macchina di tutto il sistema di corruttela che viene portato in aula (va ricordato che Sartori e Orsoni non sono accusati di corruzione, ma solo di finanziamento occulto).RICHIESTE DI DISSEQUESTRO. Ieri la Procura è rimasta a guardare: si affida completamente al giudice, accetta quello che deciderà lui. I pubblici ministeri Stefano Ancilotto e Stefano Buccini, presenti a turno, non sono intervenuti, sono rimasti in aula ad ascoltare. E intanto sulla base delle motivazioni con le quali il Tribunale del riesame ha restituito i beni sequestrati al Consorzio Venezia Nuova e a Technostudio, gli avvocati di Mantovani, Fincosit, Condotte, Adria Infrastrutture e delle due cooperative di Chioggia dei Boscolo Contadin e Bacheto hanno chiesto al giudice che prima lo aveva concesso il dissequestro anche dei loro beni. Il magistrato lo disporrà nei prossimi giorni.o.

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