Rai, stretta su compensi ospiti
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fonte:
- La Sicilia
il giorno dopo la bufera per la partecipazione dell’ ex ministro delle finanze greco yanis varoufakis a “che tempo che fa” in cambio di 24mila euro, la tv pubblica corre ai ripari e con una direttiva rende più stringente il divieto già vigente per le trasmissioni. l’ intervento non placa però le polemiche che arrivano soprattutto da forza italia e non impedisce al codacons di presentare un esposto. endemol: «un compenso in linea con il mercato»
ROMA. Stop ai compensi per i politici anche da parte delle società di produzione esterne. Il giorno dopo la bufera per la partecipazione dell’ ex ministro delle finanze greco Yanis Varoufakis a Che tempo che fa in cambio di 24 mila euro netti, la Rai corre ai ripari e con una direttiva rende più stringente il divieto già vigente per le trasmissioni televisive e radiofoniche realizzate dalla tv pubblica. Pur senza dirlo espressamente, rivendica in sostanza di non aver mai pagato politici in virtù di una circolare in vigore da più di 15 anni. L’ intervento non placa però le polemiche che arrivano soprattutto da For za Italia e non impedisce al Codacons di presentare un esposto alla Corte dei Conti. Il giorno dopo arriva anche la difesa di Endemol, che produce il programma condotto da Fabio Fazio e che Rai3 aveva specificato essere prima responsabile della scelta, condivisa dalla rete solo da un punto di vista editoriale. «A Che tempo che fa – precisa l’ ad Paolo Bassetti – i politici ovviamente non sono mai stati pagati per la loro partecipazione», ma Varoufakis «rientra nel caso di personalità che fanno conferenze internazionali come attività professionale» e ha ricevuto «un compenso in linea con il mercato». Poi il manager stigmatizza «le solite critiche mosse alle produzioni indi pendenti», che invece «contribuiscono a creare valore economico e ad amplificare il mercato del lavoro» e andrebbero a suo dire difese dalla tv pubblica, dove esistono «grandi professionalità», ma «oppresse da un sistema burocratico che paralizza ogni attività». Non parla invece il conduttore che però su Twitter dà ragione a un utente che ricordava la capacità della trasmissione di garantire guadagni alla Rai grazie a introiti pubblicitari superiori alle spese. La polemica ha provocato fibrillazione a Viale Mazzini, anche perché piovuta proprio mentre con la legge di stabilità si decidono le future risorse della tv pubblica e parte degli incassi del canone appaiono destinati a fi nanziare il calo delle tasse. Del caso Varoufakis, ma anche della riforma del canone e dell’ inchiesta della Guardia di Finanza su fondi neri e appalti che coinvolge alcuni dirigenti Rai, si parlerà nel cda in programma il 5 novembre. Allora più di un consigliere chiederà al dg Antonio Campo Dall’ orto di fornire un’ informativa dettagliata. Pretende spiegazioni dai vertici Rai anche Forza Italia. Maurizio Gasparri ha presentato un’ interrogazione in Commissione di Vigilanza «per sapere esattamente come funzionino i rapporti tra il servizio pubblico e le società produttrici di programmi». Per Renato Brunetta, inoltre, quella della tv pubblica è «una toppa peggio re del buco», anche perché «se la direttiva fosse stata in vigore il giorno in cui l’ ex ministro greco è stato ospitato a Che tempo che fa, Varoufakis avrebbe comunque potuto percepire il compenso» perché allora non poteva definirsi un politico, in quanto non eletto o membro di un esecutivo. Si muovono anche sindacati e consumatori. L’ Usigrai chiede di fermare lo «strapotere delle società di produzione e degli agenti, che sta determinando una privatizzazione strisciante del servizio pubblico». Si rivolge alla Corte dei Conti, invece, il Codacons, sottolineando «l’ odiosa prassi della rete di Stato di affidare a società esterne format che potrebbe realizzare in casa propria».
michele cassano
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