Occupazione e affidamenti, i dubbi sul caso Tecnis
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fonte:
- Milanofinanza.it
Non si placa la tempesta scatenata sull’ economia catanese dagli arresti per le tangenti Anas dei vertici di Tecnis Spa, Concetto Bosco e Mimmo Costanzo. Una vicenda che purtroppo potrebbe anche avere ripercussioni non da poco sui già bassissimi livelli occupazionali della città e dell’ Isola. Sono infatti 700 (di cui 400 a Catania) i dipendenti siciliani del gruppo, sul cui futuro è a questo punto lecito supporre si stiano addensando nubi assai scure. Preoccupazione che vivono i cittadini palermitani e catanesi. Il capoluogo regionale è infatti paralizzato da tempo per i cantieri inerenti ai lavori Tecnis dell’ anello ferroviario e del nuovo collettore e si teme che una normale viabilità possa raggiungersi fra non si sa ancora quanti anni, mentre la città dell’ elefante vede fermi i lavori per il prolungamento della metropolitana. A Catania, poi, Tecnis Spa è, tramite la Risanamento San Berillo Spa, parte in causa (al 20% della proprietà dei terreni) nel mega-progetto di riqualificazione di corso Martiri. Amministratore (ovviamente dimissionario, come da tutte le altre cariche societarie detenute) della Risanamento era Concetto Bosco. Ora si attende la nomina di un sostituto. In ogni caso, insieme all’ altro proprietario delle aree, l’ Istica-Cecos Spa, la Risanamento ha da qualche mese richiesto al Comune di Catania il rilascio del titolo edilizio, che sarebbe imminente. Solo dopo si capirà come e quando i lavori potranno partire. Lavori determinanti per il rilancio di Catania, non solo per sanare una ferita architettonica aperta nel cuore della città da circa mezzo secolo, ma soprattutto da un punto di vista occupazionale, in considerazione degli oltre mille posti che l’ operazione dovrebbe creare. Ma il caso Tecnis ha scosso anche il sistema bancario italiano. Il colosso delle infrastrutture, è cosa nota, è pesantemente affidato. In merito non mancano quindi le perplessità. Le banche continueranno a sostenere la società, anche qualora questa dovesse perdere i requisiti di pubblico appaltatore? O la «molleranno»? E, in tal caso (certo nefasto per il tessuto sociale siciliano), Tecnis sopravviverà? E in che forma? Ossia, di quanto ridimensionata rispetto all’ attuale forza lavoro? E con che peso specifico? Tutti interrogativi che da giovedì scorso si stanno ponendo presidenti, amministratori delegati e direttori generali di alcuni dei più grossi istituti bancari del Paese, certo preoccupati di non rivedere nulla o quasi di quanto negli anni concesso all’ azienda. Quanto alle reazioni politiche o di associazioni, molto dure quelle di Codacons e Movimento 5 Stelle. «L’ Anas deve sospendere cautelativamente tutte le opere in mano alla Tecnis ed eventualmente affidare i lavori ad altre imprese», recita una nota dei deputati pentastellati siciliani e calabresi, «il quadro emerso dalle indagini, che hanno portato all’ arresto anche dei vertici dell’ azienda mattatrice degli appalti nel Sud Italia, è più che inquietante, perché dimostra la sistematicità della corruzione». Dal canto suo il Codacons si costituirà parte offesa, in rappresentanza della categoria degli utenti delle strade. «Gli appalti truccati e il giro di tangenti evidenziati dalla magistratura, se confermati, si ripercuoterebbero in modo diretto sui cittadini, primi fruitori dei servizi resi dall’ Anas», ha spiegato il Codacons. (riproduzione riservata)
carlo lo re
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