Mose, richieste danni per milioni
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fonte:
- Corriere del Veneto
VENEZIA L’ unico che ha avuto il coraggio di sparare subito la cifra secca è stato il Codacons: 10 milioni di euro. «Somma che sarà integralmente destinata alla realizzazione di interventi per assicurare la salvaguardia della laguna di Venezia», è scritto nell’ atto di costituzione di parte civile firmato dagli avvocati Giuliano Leuzzi (per il Codacons nazionale) e Ezio Conte (per quello veneto). D’ altra parte, continuano i legali, i fatti contestati sono stati gravissimi e hanno avuto «effetti disastrosi» sulla città di Venezia (basti pensare al taglio dei contributi per mantenere la residenzialità), oltre al fatto che il Codacons ricorda di avere da anni una guerra aperta contro l’ opera, con vari ricorsi al Tar. Insomma, dopo gli arresti, gli interrogatori, le confessioni, i patteggiamenti, le confische, le stangate dell’ Agenzia delle entrate, ora il processo del Mose è partito per i 12 rimasti e il primo spauracchio è quello delle parti civili, anche se per avere un quadro certo bisognerà aspettare il vaglio del gup Andrea Comez nell’ udienza del 29 ottobre. Una cosa è certa: le cifre in ballo saranno milionarie. Tanto per dirne una: quale può essere stato il danno di immagine per il Comune di Venezia, costituito con l’ avvocato Luigi Ravagnan che per ora non ha però fatto cifre? «Tutte le condotte illecite hanno creato un indubbio gravissimo danno all’ immagine di Venezia, quale città famosa in tutto il mondo – scrive il legale – alla quale in concreto è stato riferito il sistema illecito corruttivo Mose, ancorché direttamente nulla abbia avuto a che fare il Comune di Venezia con esso». Nemmeno la Regione Veneto, con l’ avvocato Dario Bolognesi, ha quantificato il danno, mentre lo ha fatto la Città metropolitana, con l’ avvocato Giuseppe Chiaia: 544 mila euro, ovvero un euro per ognuno dei cittadini del territorio provinciale, tolti quelli del capoluogo per i quali varrà l’ azione di Ca’ Farsetti. L’ Avvocatura dello Stato vuole invece portare nel processo la Presidenza del consiglio dei ministri e il ministero delle Infrastrutture. Per quest’ ultimo, committente dei lavori del Mose attraverso il Magistrato alle Acque, nel mirino ci sono solo gli imputati per corruzione e per altri reati contro la pubblica amministrazione (non quindi, Giorgio Orsoni e Lia Sartori) e il danno è anche patrimoniale, «se le somme pagate per l’ opera risulteranno in parte utilizzate per scopi ulteriori e comunque differenti da quello per cui erano destinate», come scrive l’ avvocato Flavio Bonora. Quanto alla presidenza, il suo ruolo è quello di assicurare il buon andamento della pubblica amministrazione e poi chiederà un danno d’ immagine che, in via preventiva, viene stimato in «5 euro per ogni utente del servizio televisivo e giornalistico», come stabilì una Cassazione del 1993. Gli ambientalisti costituiti con l’ avvocato Elio Zaffalon (Italia Nostra, Wwf, Ambiente Venezia, Ecoistituto del Veneto), sottolineano come dal 2001 il Mose abbia assorbito tutte le risorse per Venezia, con somme «drogate» dall’ assenza di gare, causando «gravissime sofferenze ambientali» per i mancati interventi. Il Consorzio Venezia Nuova dei commissari, con gli avvocati Filippo Sgubbi e Paola Bosio, punta a recuperare tutte le somme sottratte per usi illeciti, tanto che oggi il pool di imprese ha i bilanci in rosso. Mario D’ Elia, con l’ avvocato Michele Maturi, ha chiesto a Orsoni 560 mila euro di danni, cioè i fondi illeciti ricevuti dal Consorzio nella campagna elettorale del 2010, mentre l’ avvocato Alessandro Rampinelli, che vuole un risarcimento da Lino Brentan per il suo cliente Mauro Scaramuzza, spiega che «la somma verrà data in beneficenza». Franco Conte, Antonio Cagnin e Marco Carraro, vicini al Codacons, chiedono 10 mila euro a testa.
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