24 Ottobre 2015

Crolli, prima condanna anche in Cassazione

Crolli, prima condanna anche in Cassazione
il caso dei tre ragazzi morti sotto le macerie del convitto nazionale

POST SISMA Il primo processo sui crolli post terremoto discusso ieri presso la Corte di Cassazione segna anche un altro triste primato: il primo imputato a finire in galera per omicidio colposo plurimo, in relazione del crollo anche questo “simbolico” per la città, quello del Convitto Nazionale dove persero la vita tre minori. Si tratta di Luigi Cellini di Trasacco e di due ragazzi stranieri, Marta Zelena e Ondreyi Nouzovsky. Carcere dunque per l’ ex preside della struttura Livio Bearzi, che in primo grado fu condannato a quattro anni di carcere per omicidio colposo plurimo confermati in appello, e Vincenzo Mazzotta, ex dirigente della Provincia, che fu assolto con ampia formula in primo grado ma il pm fece ricorso e in appello venne condannato a 2 anni e mezzo. Nel corso della requisitoria il Pg si è pronunciato per l’ inammissibilità del ricorso presentato dal Bearzi e il rigetto di quello presentato da Mazzotta. Al termine gli “ermellini” hanno sentenziato per l’ inammissibilità di entrambi gli imputati. I giudici hanno anche confermato la condanna in sede civile del Ministero dell’ Istruzione, quale responsabile civile sotto il profilo risarcitorio. «Siamo indignati- ha detto l’ avvocato Antonio Milo del Foro di Avezzano che insieme a Stefano Rossi, ha assistito una delle famiglie che si sono viste morire il figlio a seguito del crollo- che lo Stato ha abbandonato questa povera famiglia». I RISARCIMENTI Sempre la Cassazione ha accolto il ricorso presentato dall’ avvocato Piera Farina in rappresentanza del Codacons. I giudici hanno disposto il rinvio degli atti presso la Corte d’ Appello civile per l’ azione risarcitoria. Un giorno nefasto soprattutto per l’ ex preside Bearzi, messo subito “all’ angolo” dal Ministero, che lo aveva sospeso. Oltre al grave danno economico, per l’ ex dirigente potrebbero aprirsi la porte del carcere. L’ imputato infatti non potrebbe beneficiare neppure dell’ affidamento in prova, avendo superato i tre anni di reclusione. Brutta giornata anche per Mazzotta, assistito dal padre, Antonio, e dall’ avvocato Gianfranco Iadecola del Foro di Teramo. Il pm Fabio Picuti aveva parlato nel corso della sua requisitoria di un “crollo annunciato” perché contenuto nella relazione tecnica, redatta nel 2005 nella quale si parlava di fessurazioni nell’ edificio, lesioni nei solai, infiltrazioni continue d’ acqua, che di fatto «avrebbero indebolito l’ edificio». Il pm aveva più volte sottolineato come le parti crollate dell’ edificio e il luogo in cui furono rinvenuti i cadaveri dei giovani convittori fosse lo stesso indicato nella relazione indicato «secondo nella scala di pericolosità vulnerabile». «Il Convitto – aveva insistito il pm in aula – era un tugurio, altro che albergo a cinque stelle. Quello che è successo è tremendo, il crollo era stato annunciato dieci anni prima e nessuno ha fatto nulla per evitarlo». Marcello Ianni © RIPRODUZIONE RISERVATA.
marcello ianni

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