Prostituzione a Rg, ci risiamo
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fonte:
- Quotidiano di Sicilia
nella città iblea l’ ennesima chiusura di una casa “a luci rosse”
RAGUSA – Bocca di Rosa ai tempi della crisi economica, nella civilissima realtà iblea, tra vizietti intramontabili e falsi perbenismi. Così, parafrasando idealmente De Andrè, nei giorni scorsi si è consumato l’ ennesimo “sfratto” coattivo da parte della Polizia di Stato, che ha chiuso una casa a luci rosse nella centralissima Ragusa. Dal 2014 ad ora sono ben 15 le operazioni analoghe portate a termine. Nella maggior parte dei casi si è trattato di auto prostituzione, ovvero in assenza dell’ aggravante del reato di sfruttamento o favoreggiamento. “La legge non punisce chi invita a casa qualcuno con cui consumare sesso a pagamento – chiarisce il capo della Squadra Mobile di Ragusa, Antonino Ciavola, -. Tant’ è che quest’ ultima operazione è scaturita dalla segnalazione di una vicina di casa che era stanca di sentire rumori molesti. L’ indagine ha avuto anche risvolti per illeciti in materia di irregolarità di locazione”. Come spesso accade, infatti, le prostitute sub affittano le case ad altre prostitute così da cambiare spesso città ed offrire sempre “novità” ai clienti in cerca del piacere a pagamento. Ma la prostituzione è un business che fa gola a tanti, ed anche il proprietario dell’ immobile è stato diffidato dall’ affittare case a soggetti che poi esercitano la prostituzione, anche se la rendita in questo modo è molto più alta. Anche in questo caso si trovano conferme sul giro d’ affari che è di rilevante entità. “Tutto dipende dalle richieste dei clienti – commenta Ciavola -. I prezzi oscillano da 50 a 200 euro, a seconda delle richieste sessuali; a volte possono arrivare a prezzi ancora più alti, come per il sesso di gruppo”. La prostituzione è un fenomeno sociale e, a volte, cela aspetti profondamente umani. Il cliente in questo caso, un disoccupato ragusano di 50 anni, colto assieme alla professionista del sesso, ha infatti riferito di essersi innamorato della donna, tanto da averle portato una pizza al fine di consumare la cena in sua compagnia e per poi avere un rapporto sessuale, certo, pagandolo. “Per favore – avrebbe detto l’ uomo ai Poliziotti, ammettendo la propria solitudine – non mandatela via, mi sono innamorato, non fa nulla di male”. Prepondera però il risvolto econo mico che dovrebbe far riflettere sull’ opportunità di mantenere in vita la legge 20 febbraio 1958 n. 75, la cosiddetta legge Merlin, divenuta ormai il retaggio di un perbenismo cattolico andato a male tra gli scandali, ben più indicibili della prostituzione consenziente, consumati in lungo e in largo per l’ Italia (e non solo, purtroppo) tra le mura di edifici consacrati. Tutto il mondo è paese? Forse, ma ci sono Stati che non vogliono rinunciare al gettito erariale proveniente dall’ esercizio regolamentato per legge della prostituzione, come Germania, Olanda, Svizzera, Austria, Grecia, Regno Unito, Ungheria e Lettonia. Nel Belpaese le stime parlano di un settore che non conosce recessione. Il Codacons parla di 90mila operatrici per 3mln di clienti, con un fatturato annuo di 3,6mld di euro. Si tratta di stime certamente sottostimate. Insomma una montagna di soldi che circola in nero e che alimenta criticità per l’ ordine pubblico, la tratta delle donne e situazioni di estremo degrado, che potrebbero essere arginate se regolamentate e controllate con severità, piuttosto che lasciare un settore così florido al malaffare con la complicità di un bigottismo fuori tempo massimo. Twitter: @gaetanopicc.
gaetano piccione
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