Interessi usurari, condannata una banca
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fonte:
- Quotidiano di Puglia
• Una sentenza destinata a fare storia, quella emessa ieri dal tribunale di Lecce. Una sentenza che mette nero su bianco come Davide possa battere Golia, anche quando si parla di banche. La storia è quella di un imprenditore di Nardò, come tanti alle prese con la crisi economica e con i ritardi, enormi, delle Pubbliche amministrazioni, puntuali nel chiedere di versare le tasse, ritardatarie croniche invece, quando si tratta di saldare i debiti con i fornitori di beni e servizi. Un credito accumulato dopo l’ altro, l’ uomo si è trovato le casse vuote del l’ azienda, i dipendenti dietro la porta preoccupati per i loro stipendi e la necessità impellente di chiedere aiuto a un istituto di credito. Che quell’ aiuto glielo ha, sì, concesso, ma a caro, carissimo prezzo. Per pagare gli interessi su quel prestito, infatti, l’ impresa ha dovuto sborsare fior di quattrini alla Uni credit, l’ istituto al quale l’ imprenditore si era rivolto. In dieci anni, sul conto corrente dell’ azienda si sono accumulati interessi per oltre 140mila euro. Stanco di dover subire il salasso, il neretino si è quindi rivolto al Codacons che ha trasci nato la banca in tribunale. L’ istituto non si è dato per vinto e, anzi, proprio nel corso del giudizio ha pignorato l’ azienda dell’ uomo, mettendola in vendita. Un epilogo drammatico non solo per l’ imprenditore, ma anche per le tante famiglie che in quell’ opificio ci lavorano. I giudici però hanno accolto le ragioni dell’ imprenditore, rappresentato dai legali Massimo Todisco del Codacons e Giuseppe Pallara. E hanno stabilito che Unicredit dovrà restituire quei 140mila euro prelevati dal conto corrente dell’ impresa, perché i tassi di interesse applicati in questo caso sono stati “usurari”. «La sentenza del tribunale di Lecce – dice l’ avvocato Massimo Todisco – fa giustizia di una pratica diffusa fra gli istituti di credito, che tendono ad addebitare somme illegittime ai propri correntisti, per poi pretenderne il pagamento con l’ avvio di azioni esecutive sui beni di questi ultimi. È evidente che in un contesto del genere le banche, anziché essere un volano per l’ economia, ne costituiscono il freno, perdendo la funzione sociale che dovrebbe essere loro propria».
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