Volkswagen, la Gdf negli uffici di Verona
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fonte:
- Il Sole 24 Ore
perquisita anche la sede della lamborghini a bologna – la procura ipotizza il reato di frode in commercio
MILANO Lo scandalo del “diesel gate” dalla Germania si estende all’ Italia e arriva dritto negli uffici italiani della Volkswagen. Gli uomini della guardia di Finanza di Verona ieri hanno perquisito le sedi della casa automobilistica tedesca, a Verona appunto, e della società controllante Lamborghini, a Bologna. L’ ipotesi di reato della procura di Verona è di frode in commercio – diverso dal reato ambientale su cui si basa la class action di Torino. Al momento ci sono sei indagati, tra cui l’ ad della Volkswagen Italia, Massimo Nordio. Sotto la lente degli inquirenti ci sono le auto immesse nel circuito italiano sulle quali sarebbe stata montata la centralina elettronica che altera i valori delle emissioni dei gas di scarico. Si tratterebbe di 645mila auto interessate da un «richiamo» per manutenzione da parte del Gruppo Volkswagen: oltre 361mila modelli VW, 197mila Audi, 35mila Seat, quasi 39mila Skoda e 15mila Volkswagen Veicoli commerciali. A Verona, sede della divisione italiana della casa automobilistica tedesca, con 20 anni di storia alle spalle e un fatturato medio di 3,5 miliardi, non si produce però nulla, ma si vende in tutto il paese. La scelta dei procuratori veronesi è ben precisa. La frode in commercio, per cui sono previsti 3 anni di reclusione, viene compiuta quando si vende o si consegna un oggetto con caratteristiche diverse da quelle dichiarate e pattuite: sarebbe quindi il caso delle auto Euro 2 o 3 messe sul mercato fingendo che fossero Euro 5, cioè a basso impatto ambientale. Altra cosa sarebbe stata, invece, l’ ipotesi di disastro ambientale, più difficile da calcolare: bisognerebbe infatti tenere presente dell’ uso reale delle auto e fare una differenza tra Euro 5 e Euro 2 o 3. La frode in commercio darebbe quindi più concretezza all’ inchiesta. Le indagini sono appena agli inizi. Allo stato attuale gli indagati sono, oltre a Nordio, anche Luca De Meo, presidente del cda dal giugno 2015 e già consigliere dall’ aprile 2014; Paolo Poma, consigliere delegato dall’ agosto 2015 nonché rappresentante della società da settembre; Annamaria Borrega, procuratore da settembre 2006 nonché rappresentante della società; Rupert Johann Stadler, presidente del cda dall’ aprile 2014 al giugno 2015 e rappresentante della società dal gennaio 2008 all’ aprile 2015; Michael Alexander Obrowsky, consigliere delegato dall’ aprile 2013 all’ agosto 2015, nonché rappresentante della società dall’ aprile 2015 allo scorso giugno. La loro posizione e il loro coinvolgimento dovranno essere però meglio definiti. Si può infatti ipotizzare che i 6 manager coinvolti nelle indagini abbiano partecipato alle scelte strategiche dell’ azienda tedesca e che quindi conoscessero i problemi delle auto messe in commercio; oppure si può anche pensare che, essendo a capo di una rete commerciale, non venissero messi al corrente delle decisioni industriali. Nel secondo caso, tutt’ altro che remoto, gli indagati passerebbero dalla posizione di complici a quella di vittime. Il nodo dell’ inchiesta consiste proprio in questo: capire il loro livello di consapevolezza. Il lavoro, prevedono gli inquirenti, sarà lungo. Ora si dovrà analizzare il materiale prelevato dagli uffici, sia cartaceo che informatico. L’ inchiesta è partita da varie denunce delle associazioni di consumatori, tra cui in prima linea la Adusbef e la Codacons. «È stata accolta in pieno la nostra istanza – afferma il Codacons. La nostra ipotesi era proprio quella di una possibile frode in commercio a danno dei consumatori, per la quale ci siamo rivolti alla magistratura e all’ Antitrust. Se dalle indagini della Procura di Verona dovessero emergere illeciti, si rafforzerebbe ancor di più la class action avviata dal Codacons dinanzi al Tribunale di Venezia, che al momento registra la pre-adesione di oltre 12.000 automobilisti», conclude il presidente Carlo Rienzi. Sulla vicenda è intervenuto anche il sindaco di Verona Flavio Tosi: «L’ importante è che non succeda quello che è capitato con l’ Ilva di Taranto. La Volkswagen è un’ azienda di altissimo profilo, con un alto numero di dipendenti che lavorano in questo territorio, ed è doveroso che l’ azienda rimedi ai guasti che ha combinato ma salvaguardando i posti di lavoro». © RIPRODUZIONE RISERVATA.
sara monaci
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