16 Ottobre 2015

La bufera Volkswagen arriva in Italia Indagati i dirigenti: c’ è anche Nordio

La bufera Volkswagen arriva in Italia Indagati i dirigenti: c’ è anche Nordio
perquisita la lamborghini, sotto inchiesta l’ ad e altri cinque manager

Elena Comelli MILANO NUOVI guai per la Volkswagen in Italia. Ieri mattina la Guardia di Finanza ha eseguito una serie di perquisizioni nelle sedi della Volkswagen, disposte dalla procura di Verona, che ipotizza il reato di frode in commercio a seguito dello scandalo sulle emissioni truccate. Nel registro degli indagati ci sono l’ amministratore delegato di Volkswagen Italia Massimo Nordio e il presidente Luca De Meo, appena nominato numero uno della Seat in Spagna. Insieme a Nordio e De Meo sono stati iscritti nel registro degli indagati il consigliere delegato Paolo Toba, la rappresentante del gruppo Annamaria Borrega, l’ ex presidente del cda di Volkswagen Italia Rupert Johann Stadler e l’ ex consigliere Michael Alexander Obrowski. OLTRE alla sede di Verona della casa tedesca, dove sono ospitati gli uffici commerciali e il magazzino, è stata perquisita anche la sede della controllata Lamborghini a Bologna. Su questo filone è arrivata la preoccupazione di Cgil, Cisl e Uil del capoluogo emiliano, che temono ripercussioni sui posti di lavoro e sull’ investimento da 700 milioni già annunciato per produrre il suo primo Suv Lamborghini nello stabilimento di Sant’ Agata Bolognese. Dal canto suo, l’ azienda fa sapere che «Volkswagen Group Italia e Automobili Lamborghini hanno collaborato e continueranno a collaborare, con la massima trasparenza e apertura» con le autorità italiane. E ieri al ministro dei Trasporti Graziano Delrio è arrivata la lettera dell’ ad del gruppo di Wolfsburg, Matthias Mueller, in cui si manifesta la volontà di collaborare per trovare una soluzione: «Vogliamo individuare i responsabili. Ci stiamo adoperando al massimo per chiarire la questione in modo coerente e completo». È intanto soddisfatto Carlo Rienzi del Codacons, che ha visto «accolta in pieno» la sua istanza. «Solo pochi giorni fa avevamo chiesto di disporre perquisizioni a tappeto nelle sedi italiane di Volkswagen e presso le abitazioni private di dipendenti e manager, allo scopo di acquisire documentazione circa lo scandalo delle emissioni falsificate, al pari di quanto disposto dalla magistratura tedesca. La nostra ipotesi era proprio quella di una possibile frode in commercio a danno dei consumatori, per la quale ci siamo rivolti alla magistratura e all’ Antitrust», spiega l’ associazione, che ha avviato una class action davanti al Tribunale di Venezia e ha già registrato la pre-adesione di oltre 12.000 automobilisti. Nel tentativo di arginare il danno d’ immagine, Volkswagen ha comprato ieri una pagina sulla Stampa, il quotidiano torinese controllato da Fiat Chrysler, per pubblicare una lettera di scuse ai clienti. Una scelta non casuale, visto che il gruppo guidato da Sergio Marchionne ha approfittato del Dieselgate per lanciare una promozione riservata agli automobilisti che vogliono rottamare la propria auto Volkswagen e sostituirla con una del gruppo Fiat.A Wolfsburg, intanto, si continua a fare pulizia: ieri è stato sospeso il quarto ingegnere, Falko Rudolph, responsabile dello sviluppo dei motori diesel tra 2006 e 2010. VOLKSWAGEN ha annunciato ieri che richiamerà 8,5 milioni di auto diesel in Europa, con i motori della famigerata famiglia EA 189. A imporlo è stato il ministero dei Trasporti tedesco, che ha ordinato il richiamo di tutte le macchine dotate del software per manipolare i test. La motorizzazione tedesca (Kba) ha specificato al giornale Bild che l’ operazione inizierà a gennaio 2016 e i difetti tecnici saranno risolti entro la fine dell’ anno prossimo. Bocciata, quindi, l’ idea che i proprietari portino di loro spontanea volontà i veicoli a far controllare.
elena comelli
 
 

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