16 Ottobre 2015

Scandalo Volkswagen, in Italia indagati Nordio e De Meo

Scandalo Volkswagen, in Italia indagati Nordio e De Meo
l’ accusa è frode in commercio. gli stati uniti contestano anche la pubblicità ingannevole

VERONA. La tempesta del “dieselgate” che sconquassa il mondo si abbatte anche su Volkswagen Italia, a Verona, dove di prima mattina ha suonato la Guardia di Finanza. In mano un decreto di perquisizione firmato dalla procura scaligera con l’ ordine di procedere all’ individuazione e al sequestro di «documentazione e supporti informatici» relativi alla commercializzazione dei veicoli fino al 30 settembre 2015. Le Fiamme gialle, alla stessa ora, si sono presentate alla Lamborghini, che fa parte del gruppo tedesco, a Sant’ Agata Bolognese. Sei gli indagati: il presidente del Cda Luca De Meo, l’ ad e direttore generale Massimo Nordio, Paolo Toba, consigliere delegato dal 31 agosto scorso, Annamaria Borrega, procuratore dal settembre 2006 e rappresentante del gruppo, Rupert Johann Stadler, presidente del Cda di Volkswagen Italia dall’ aprile 2013 al giugno 2015, Michael Alexander Obrowski, consigliere delegato dall’ aprile 2013 all’ agosto scorso. Indagati – scrive il Pm Marco Zenatelli nel decreto notificato contestualmente a un avviso di garanzia – «in relazione alla commercializzazione» di auto dei marchi Volkswagen, Audi, Seat, Skoda e Volkswagen Veicoli Commerciali «aventi caratteristiche differenti, in senso negativo, rispetto a quelle dichiarate». Nordio, in audizione davanti alle commissioni Am biente e Industria al Senato, aveva assicurato mercoledì che la vicenda dei motori diesel truccati non avrebbe cambiato il piano di investimenti previsto per l’ Italia dal gruppo tedesco. E aveva detto, tra l’ altro, che in Italia sono stati «sospesi» dalla rete di vendita «1.300 veicoli in via precauzionale fino a che non verrà fatta chiarezza». Stamane, la doccia fredda delle perquisizioni, mentre dalla Germania arrivava la notizia che sono 8,5 milioni le auto diesel Vw nell’ Unione europea richiamate. In avvio di indagini il procuratore capo Mario Giulio Schinaia aveva indicato che le ipotesi dell’ inchiesta scaligera riguardano la frode in commercio. Indagini «complesse», le ha definite Schinaia, che potrebbero trovare eventuale linfa dai documenti acquisiti e riguardanti la vicenda delle emissioni sui motori diesel. Le auto in Italia sulle quali sarebbe stata montata la centralina elettronica al centro dello scandalo sarebbero 645 mila. La procura pare voglia capire se la filiale italiana del gruppo tedesco, in particolare i suoi dirigenti indagati, fosse a conoscenza o meno dei “trucchi” adottati in altre sedi per alterare i valori degli scarichi delle auto diesel. In una nota, in merito all’ inchiesta, l’ azienda ha precisato che `Volkswagen Group Italia e Automobili Lamborghini hanno collaborato, e continueranno a collaborare, con la massima trasparenza e apertura». Esulta intanto il Codacons: «È stata accolta in pieno la nostra istanza. La nostra ipotesi era proprio quella di una possibile frode in commercio ai danni dei consumatori, per la quale ci siamo rivolti alla magistratura e all’ Antitrust». Pronta la class action davanti al tribunale di Venezia. Intanto la Commissione federale americana per il commercio si è aggiunta alle agenzie che indagano sullo scandalo Volkswagen. La Commissione ha nel proprio mandato il monitoraggio della pubblicità ingannevole: l’ azienda tedesca spacciava le proprie auto come tra le meno inquinanti sul mercato.

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