Code inevitabili. Parola di esperto
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fonte:
- Libero
ATTILIO BARBIERI nnn La grana delle code all’ Expo rischia di diventare una questione di Stato. Sul web e sui social network il tema tiene banco e fra le comunità virtuali legate all’ esposizione universale è di gran lunga l’ argomento più discusso. La discesa in campo delle associazioni consumeristiche, è destinata a far salire ulteriormente la febbre del tornello. L’ altroieri il Codacons ha recapitato al commissario unico Giuseppe Sala una diffida urgente, chiedendo «la modifica immediata delle condizioni di accesso all’ esposizione universale e il rimborso di quanto pagato in favore di chi è ancora in possesso di biglietti di ingresso non utilizzati». In pratica, secondo l’ associazione consumeristica, gli ingressi devono diventare «a numero chiuso, gratuiti o a prezzo fortemente ridotto», mentre dovrebbero diventare «a pagamento i singoli padiglioni, così da eliminare le lunghe file che rendono impossibile la fruizione dell’ Expo e permettere ai cittadini di pagare in base ai servizi realmente goduti». Senza addentrarci nella possibilità di introdurre un ticket per visitare i padiglioni, ipotesi difficilmente praticabile a norma del regolamento stilato per le esposizioni universali dal Bie, il Bureau international des expositions, c’ è il rischio che a seguire i consigli dell’ associazione guidata dall’ avvocato Carlo Rienzi, si peggiori ulteriormente la situazione. Aumentando il caos anziché ridurlo. La tendenza all’ entropia dei sistemi complessi che mettono in gioco innumerevoli variabili, è in agguato. E in questo caso il «fattore X», vale a dire l’ incognita nell’ equazione organizzativa dell’ esposizione, coincide con ogni singolo visitatore. Dunque va moltiplicato per le centinaia di migliaia di individui che varcano i cancelli ogni giorno. Lo conferma a Libero Fabio Schoen, professore ordinario di ingegneria dell’ informazione all’ Università di Firenze. «Expo sta esplodendo per troppo successo», racconta, «ma a questo punto c’ è poco da fare». Qualunque intervento rischia di peggiorare la situazione e accrescere la tendenza al caos dell’ intero sistema. «Si sarebbe potuto pianificare l’ intero meccanismo degli ingressi», aggiunge, «ma in partenza, prima ancora che l’ esposizione aprisse i battenti. Il sistema più efficace è quello adottato in alcuni grandi musei: una quota giornaliera di ticket a data chiusa a fianco di un’ altra quota lasciata alla libera vendita in biglietteria. Con questa programmazione si sarebbero potute evitare le code di questi giorni. Ora non saprei francamente cosa consigliare». In realtà Expo era partita proprio con i biglietti open da confermare, chiudendo la data entro il giorno precedente la visita. Il meccanismo, tuttavia, si è rivelato troppo complesso, soprattutto perché richiedeva l’ accesso via web al sistema di biglietteria ufficiale. I visitatori meno giovani e tutti quelli tagliati fuori dall’ accesso diretto a internet, rischiavano di non riuscire a completare l’ operazione. Perfino con i parcheggi ufficiali dell’ Expo, ad Arese, Trenno, Rho-Fiera e Cascina Merlata si è deciso di superare la prenotazione obbligatoria, dopo che per mesi sono rimasti deserti. L’ idea di rendere a pagamento i singoli padiglioni con prenotazione obbligatoria, come sostiene il Codacons, è ancor meno praticabile. La Svizzera ha deciso di abolirla alla fine del mese scorso: dopo nemmeno mezzora dall’ apertura dei cancelli, alla mattina, le prenotazioni si esaurivano.Due settimane di fuoco Dopo le proteste e le minacce dei consumatori per le attese di ore ai padiglioni di successo gli specialisti avvertono: è pericoloso intervenire adesso sugli ingressiCode inevitabili. Parola di esperto.
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