9 Ottobre 2015

Blitz in Volkswagen Perquisite fabbriche e case dei manager

Blitz in Volkswagen Perquisite fabbriche e case dei manager
poliziotti e magistrati nella sede di wolfsburg e in germania scatta la prima causa privata 

Ci nquanta funzionari della procura di Braunschweig hanno fatto irruzione ieri nella fabbrica di Wolfsburg e in altri stabilimenti della Volkswagen e hanno perquisito anche appartamenti di manager e dipendenti del gruppo. Gli inquirenti erano guidati dai tre magistrati che stanno indagando sulle responsabilità della più colossale truffa della storia del colosso automobilistico tedesco. Gli inquirenti vogliono cercare di capire come sono stati truccati i motori per alterare le emissioni, ma anche fino a dove arrivano le responsabilità per le manipolazioni, visto che finora il management nega ogni coinvolgimento diretto. Ieri i magistrati sono rimasti fino a tardi negli stabilimenti di Wolfsburg ed è probabile che vi restino anche oggi. L’ azienda ha reso noto di aver messo a disposizione dei magistrati un numero «esauriente» di documenti, tra cui i risultati preliminari dell’ indagine che la stessa Volkswagen ha avviato per individuare le «mele marce». Nelle scorse settimane la procura della città del Nordreno-Westfalia ha avviato un’ inchiesta «contro ignoti»: il sospetto è truffa, l’ oggetto delle indagini i motori alterati per migliorare i valori sulle emissioni di monossido di azoto, ovviamente. All’ inizio gli stessi inquirenti avevano creato un po’ di confusione, annunciando che tra i sospetti ci fosse l’ ex amministratore delegato del gruppo, Martin Winterkorn (che al momento dell’ avvio dell’ inchiesta si era già dimesso). Due giorni dopo i magistrati hanno corretto il tiro, spiegando che l’ inchiesta è diretta «contro ignoti». Ieri è emerso anche che Volkswagen potrebbe andare incontro a nuovi guai e nuovi costi, stavolta sul fronte fiscale. Il ministro delle Finanze del Nordreno-Westfalia, Norbert Walter-Borjans ha scritto al responsabile federale delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, perché chieda all’ azienda di risarcire lo Stato per i danni dovuti alla truffa. Il politico del Land dove ha sede Vw si riferisce agli sgravi fiscali che il gruppo ha intascato per vetture con bassi valori tossici nei gasi di scarico. In nessun caso, ha scritto Walter-Borjans, devono essere coinvolti i proprietari delle auto incriminate: se si tratta di restituire la tassa, che sia l’ azienda a farlo. Intanto in Germania è partita anche la prima causa privata contro Wolfsburg. Cinque anni fa una donna di Colonia si era comprata una VW Sharan Blue Motion soprattutto perché attratta dalle emissioni poco inquinanti del motore. Ora, a detta dei suoi avvocati, la donna è «delusa» perché il rispetto dell’ ambiente sarebbe stato un valore «decisivo» nella scelta del modello. La donna, quindi, non si accontenterà affatto di una eventuale correzione del motore. Peggiorerebbe inevitabilmente i valori delle emissioni: la donna che ha denunciato Volkswagen non vuole guidare un’ autovettura più inquinante. Perciò chiede un risarcimento da 30 mila euro. Se facesse scuola, sarebbe un caso da far tremare Wolfsburg. An che in Italia il Codacons ha fatto saper ieri di aver già raccolto 12 mila preadesioni per un’ azione legale collettiva contro il marchio tedesco. Per l’ associazione dei consumatori l’ obiettivo è «il risarcimento del danno patrimoniale e morale subito, in relazione alla frode nell’ acquisto e all’ inquinamento ambientale prodotto».
tonia mastrobuoni

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