Volkswagen, in Germania la polizia nelle fabbriche e nelle case
Gli inquirenti tedeschi hanno avviato una serie di perquisizioni a Wolfsburg e in altre sedi e uffici della Volkswagen in Germania, oltre che nelle abitazioni di alcuni dipendenti della casa automobilistica, alla ricerca di prove ulteriori nell’ ambito dello scandalo «dieselgate» (11 milioni di vetture dotate di un software in grado di truccare le misurazioni dei gas di scarico). Lo ha reso noto la Procura di Braunschweig, che ha sguinzagliato tre magistrati e 50 agenti. «L’ obiettivo delle perquisizioni è salvaguardare documenti e supporti informatici» che, secondo la Procura tedesca, dovrebbero permettere di far luce sui dipendenti e sul modo in cui le manipolazioni sono state realizzate. L’ azienda, da parte sua, ha fatto sapere di aver consegnato un’«ampia» gamma di documenti e di voler collaborare con gli inquirenti. Ieri, intanto, Michael Horn, amministratore delegato di Volkswagen Group of America, ha detto, in audizione al Congresso Usa, di sapere dalla primavera 2014 che ci potevano essere violazioni o non conformità rispetto agli standard sulle emissioni fissati negli Stati Uniti, ma, d’ altra parte, di non essere a conoscenza del fatto che sulle vetture della casa automobilistica tedesca era stato montato un software per falsificare i risultati dei test. «Voglio essere molto chiaro su questo: non mi è stato detto, né avevo motivo di sospettare, che sui nostri veicoli era stato montato un dispositivo del genere», ha detto rispondendo alle domande della sottocommissione di inchiesta della commissione Energia della Camera Usa. Mentre parte la campagna dei richiami, che si protrarrà per tutto il 2016 anche in Italia, si rafforza il partito della class action contro il costruttore tedesco. Prosegue, infatti, la raccolta di adesioni da parte del Codacons: finora sono giunte oltre 12 mila preadesioni da parte di proprietari di auto diesel Volkswagen coinvolte nel caso delle emissioni. Lo fa sapere l’ associazione, precisando che «si tratta della prima class action presentata in Italia contro lo scandalo, che mira a far ottenere agli automobilisti il risarcimento del danno subìto, in relazione alla frode nell’ acquisto dell’ autovettura e all’ inquinamento ambientale prodotto».
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