Per Descalzi (a.d. di Eni) il problema vero è ridurre le emissioni. Il Codacons chiede il blocco dei mezzi
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- Giornale di Brescia
MILANO. Le Borse puniscono i produttori di motori Diesel, dopo lo scandalo Volkswagen, ma per la tecnologia inventata dall’ omonimo ingegnare tedesco non sembra essere la fine, come spiega l’ a.d. di Eni, Claudio Descalzi. Se da inizio anno Volkswagen lascia sul campo il 43,84% ed il 37% dal fatidico 18 set tembre, giorno in cui è emerso lo scandalo delle emissioni dei motori diesel venduti negli Usa, non se la passano meglio altri costruttori come Peugeot (-29,7% da inizio anno), che non vende auto negli Usa, Bmw (-12,88%) e Daimler (-6,37%), mentre Renault (+6,53%) ed Fca (+26,67%) sono addirittura in progresso. I marchi. Il marchio del Leone – spiega un operatore – è molto esposto nella tecnologia diesel, che caratterizza il 60% dei propri motori, tanto da essere fornitore anche di altri costruttori come Ford e Bmw, mentre ad esempio l’ ex Lingotto ha venduto nel 2014 solo il 43% di veicoli diesel. Secondo Descalzi, che comunque «forse» comprerebbe oggi un’ auto elettrica, «il problema non è il diesel, ma la capacità di ridurre le emissioni, quindi ora non si può dire che il diesel scomparirà». «È troppo presto per tirare delle conclusioni – ha sottolineato l’ a.d. di Eni – sono processi lunghi, sono tantissimi veicoli e sono posti di lavoro». Codacons. Sui diesel Volkswagen è intervenuto il Coda cons, chiedendo ai ministeri dei Trasporti e dell’ Ambiente di «bloccare la circolazione delle auto diesel della casa tedesca inquinanti, obbligando gli ottomila Comuni italiani ad adoperarsi da subito per garantire il pieno rispetto dei piani antismog e bloccare òa circolazione di quelle auto». Dalla Germania il presidente designato della casa d’ auto tedesca Hans Dieter Poetsch parla di «minaccia per il futuro» del Gruppo VW, che «potrà uscire dalla crisi se ciascuno farà la sua parte» mentre è in corso un’ indagine interna aWolfsburg, che potrebbe colpire altri manager dopo il dimissionario a.d. Martin Winterkorn. «La tesi che si sia trattato dell’ opera di un paio di tecnici criminali non è sostenibile», ha detto una fonte del consiglio di sorveglianza, rivelando quanto emerso finora dall’ indagine aperta dall’ azienda. Il gruppo ha «sistematicamente ingannato clienti e istituzioni». La stampa tedesca ritiene che, vista la delicatezza dell’ inchiesta, si dovranno chiamare anche terzi dall’ esterno per un contributo all’ indagine, oltre ai legali americani già al lavoro. Inoltre, secondo un sondaggio dell’ istituto Puls, il 41% degli intervistati ritiene che il dannod’ immagine per Vw sia «destinato a durare a lungo». Raffinerie. Sempre l’ a.d. di Eni Descalzi ha poi sottolineato un aspetto che ben conosce: «l’ Europa raffina più benzina, mentre il diesel lo importiamo, credo che succederà molto poco al diesel, ma sedo vesse accadere qualcosa questo darà una mano alla raffinazione europea». «A livello di industria – spiega ancora- produciamo in Europa circa 90 milioni di tonnellate di prodotti in eccesso rispetto alla domanda, è chiaro che la raffinazione europea ha sofferto, adesso un po’ meno, ma un cambio di mix potrebbe aiutare». //
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