4 Ottobre 2015

Le Borse puniscono i produttori di motori diesel

Le Borse puniscono i produttori di motori diesel
il marchio volkswagen ha perso il 48% dall’ inizio dell’ anno

Paolo Verdura MILANO Le Borse puniscono i produttori di motori diesel, dopo lo scandalo Volkswagen, ma per la tecnologia inventata dall’ omonimo ingegnere tedesco non sembra essere la fine, come spiega l’ ad di Eni Caludio Descalzi. Se da inizio anno Volkswagen lascia sul campo il 43,84% ed il 37% dal fatidico 18 settembre, giorno in cui è emerso lo scandalo delle emissioni dei motori diesel venduti negli Usa, non se la passano molto meglio altri costruttori come Peugeot (-29,7% da inizio anno), che non vende auto negli Usa, Bmw (-12,88%) e Daimler (-6,37%), mentre Renault (+6,53%) ed Fca (+26,67%) sono addirittura in progresso. Il marchio del Leone – spiega un operatore – è molto esposto nella tecnologia diesel, che caratterizza il 60% dei propri motori, tanto da essere fornitore anche di altri costruttori come Ford e Bmw, mentre ad esempio l’ ex Lingotto ha venduto nel 2014 solo il 43% di veicoli diesel. Secondo Descalzi, che comunque «forse» comprerebbe oggi un’ auto elettrica, «il problema non è il diesel, ma la capacità di ridurre le emissioni, quindi ora non si può dire che il diesel scomparirà». «È troppo presto per tirare delle conclusioni – ha sottolineato l’ Ad di Eni – sono processi lunghi, sono tantissimi veicoli e sono posti di lavoro». Sui diesel Volkswagen è intanto intervenuto ieri il Codacons, chiedendo ai ministeri dei Trasporti e dell’ Ambiente di «bloccare la circolazione delle auto diesel Vol kswagen inquinanti» e alla Germania il presidente designato di Volkswagen Hans Dieter Poetsch parla di «minaccia per il futuro» del Gruppo, che «potrà uscire dalla crisi se ciascuno farà la sua parte» mentre è in corso un’ indagine interna a Wolfsburg, che potrebbe colpire altri manager dopo il dimissionario ad Martin Winterkorn. Inoltre, secondo un sondaggio dell’ istituto Puls, il 41% degli intervistati ritiene che il danno d’ immagine per Volkswagen sia «destinato a durare a lungo». Sempre Descalzi ha poi sottolineato che «l’ Europa raffina più benzina, mentre il diesel lo importiamo, credo che succederà molto poco al diesel, ma se dovesse succedere darà una mano alla raffinazione europea». «A livello di industria – spiega ancora noi produciamo in Europa circa 90 milioni di tonnellate di prodotti in eccesso rispetto alla domanda, quindi è chiaro che la raffinazione europea ha sofferto, adesso un po’ meno, ma è destinata a soffrire e un cambio di mix potrebbe aiutare». Il manager ha ricordato infine che il diesel «in 15-18 anni è passato dal 14 al 41% delle motorizzazioni vendute in Europa».

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