29 Settembre 2015

Famiglie e imprese, sale la fiducia. Pil verso +0,9

Famiglie e imprese, sale la fiducia. Pil verso +0,9

ROMA. Una ventata di fiducia, di quelle che non si registravano da 13 anni, ha investito l’ Italia in questo settembre. Secondo l’ Istat, famiglie e imprese cominciano a credere alla ripresa. A dimostrarlo, l’ indice del clima di fiducia dei consumatori che raggiunge quota 112,7. E’ il livello più alto dal marzo 2002, quando l’ indice si attestò sui 114,4 punti. Balzo in avanti anche per l’ indicatore delle imprese che raggiunge quota 106,2, cosa che non si vedeva da otto anni (nel novembre 2007 l’ indice era di 107,1 punti. E a fine anno – prevede l’ Istat che consegna la sua stima in Parlamento dopo aver segnato un Pil trimestrale in crescita dello 0,3% nel terzo trimestre, la crescita potrebbe proseguire e attestarsi tra uno 0,2 e uno 0,4% tra ottobre e dicembre. Sarebbero così centrate le stime del Def che indicano nel 2015 una crescita annua dello 0,9%. La fiducia dei consumatori sale soprattutto per la componente econo mica (passa da 133,1 di agosto a 143,2), ma anche per quella personale (da 101,4 a 103,6), quella corrente (da 104 a 108) e quella futura (da 117,7 a 122,0). Migliorano nettamente anche i giudizi e le attese sull’ attuale situazione economica del Paese (a -47 da -61 e a 14 da 6, i rispettivi saldi). Gli intervistati ve dono un rallentamento della crescita dei prezzi sia nei 12 mesi passati sia nei prossimi 12 mesi (a -19 da -14 e a -18 da -14 i saldi). Diminuiscono significativamente le attese di disoccupazione (a 7 da 25). Anche la fiducia delle imprese sale su tutti i fronti: quello del settore ma nifatturiero (da 102,7 a 104,2), quello delle costruzioni (da 119,5 a 123,3), quello dei servizi di mercato (da 110 a 112,2) e quello del commercio al dettaglio (da 107,8 a 108,8). Nel commercio al dettaglio migliorano i giudizi sulle vendite correnti (da 14 a 16) ma peggiorano le attese sulle vendite future (da 29 a 28) e in calo sono giudicate le giacenze di magazzino (da 12 a 10). Il governo fa proprio questo risultato. «I dati sui consumi, sulla fiducia e perfino sul mercato immobiliare ci dicono che il Paese ricomincia a credere in se stesso – afferma il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio – abbiamo sempre detto che lavorando ogni giorno sui problemi cercando di mettere avanti le soluzioni con disciplina si poteva riacquistare la fiducia della gente, delle famiglie e delle imprese». Anche il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, è entusiasta. «Il governo deve cogliere l’ opportunità della ripresa, visto che davanti a sé l’ economia italiana sembra poter registrare altri dati positivi», afferma in linea con il Codacons secondo cui il governo deve fare «buon uso di questo tesoretto, evitando di sperperare propensioni positive e aspettative di famiglie e aziende». Non tutti però si fanno contagiare dall’ ottimismo. «I rilevatori dell’ Istat, dall’ isola di Antigua, emettono l’ ennesimo report del tutto fuori luogo sulla fiducia. Siamo anche un po’ annoiati di dover ripetere che, per effettuare tali rilevazioni, bisogna interrogare i cittadini che vivono in Italia, non i ricchi emigrati ai Caraibi», è il commento caustico di Federconsumatori e Adusbef. Lo stesso Giorgio Alleva, presidente dell’ Istat, nel corso di un’ audizione sul Def al Senato avverte il governo: «L’ espansione dei consumi potrebbe essere meno rapida di quanto riportato nella Nota di aggiornamento al Def (+1,5% nel 2016) poiché influenzata da una moderata riduzione della disoccupazione e da un più lento ripristino delle condizioni di fiducia delle famiglie, significativamente indebolite dalla durata della crisi».
anna rita rapetta

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