Medici verso lo sciopero per il decreto esami inutili
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fonte:
- L`Unità
● camici bianchi in rivolta per le multe a chi prescrive prestazioni non autorizzate: «ingerenza nella professione» lorenzin: sanzioni solo dopo più ricette non appropriate e con possibilità di giustificarsi
Èsecca e pronta la reazione dei medici alla prima mossa importante del governo in materia di sanità: si va verso uno sciopero di tutta la categoria, per contestare la soluzione presentata dal ministro della Salute Beatrice Lorenzin all’ annoso problema delle prescrizioni considerate inutili, che costano ogni anno 13 miliardi alla sanità pubblica. Ovvero multe, con decurtazione dal salario accessorio, per i camici bianchi che non si tengano alla larga dalla “lista nera” di esami non più a carico della casse pubbliche, stilata dal ministero. . Questo infatti il succo del decreto in preparazione per le prossime settimane. Lorenzin prova a calmare le acque: «Si tratta di protocolli decisi da società scientifiche, le sanzioni scatteranno solo dopo più prescrizioni non appropriate e con possibilità di contraddittorio». Ma la rivolta della categoria è generalizzata e vede schierate con i medici anche associazioni di pazienti come quella di Cittadinanzattiva. Fa eccezione il Codacons, secondo cui «la lotta agli sprechi passa necessariamente da quella alle prestazioni inutili». In difesa del provvedimento anche l’ assessore alla Sanità dell’ EmiliaRomagna sergio Venturi: «La necessità di affrontare il tema dell’ appropriatezza delle prescrizioni è una richiesta avanzata direttamente dalle Regioni, per mantenere il sistema sanitario universalistico». Sullo sfondo, una partita che entra nel vivo già nelle prossime settimane con la legge di Stabilità e che vale 10 miliardi in 5 anni: a tanto ammontano i risparmi fissati come obiettivo per le casse pubbliche in questo settore dal commissario alla spending review Gutgeld. Risparmi «non tagli lineari», ha assicurato ancora dopo la pausa estiva, proprio due giorni fa, il ministro della Salute Beatrice Lorenzin. Un traguardo a lungo termine, da tagliare grazie a una ‘terapia’ che prevede diversi passaggi, a breve medio e lungo termine. Ovvero revisione delle prestazioni erogate dal Ssn, centralizzazione degli acquisti, una nuova legislazione sulla responsabilità professionale dei medici con conseguente abbattimento dei contenziosi – quelli pendenti sono ben 250 mila, – investimenti sulla digitalizzazione. La lista nera Il primo passo per centrare l’ obiettivo dovrebbe essere proprio il decreto sulle prestazioni non appropriate, vale a dire esami di laboratorio o diagnostici prescritti dai medici a carico del Servi l’ Unità Giovedì, 24 Settembre 2015 zio sanitario nazionale senza che vi sia un’ effettiva necessità medica per il paziente. Presentata martedì ai sindacati di categoria conta 208 voci, rispetto alle 180 previste inizialmente quest’ estate. I princìpi però rimangono quelli anticipati alla Conferenza Stato Regioni di luglio. E dunque: multe per chi metterà in ricetta uno degli esami ‘banditi’, a meno che il medico non sia in grado di fornire motivazioni scritte convincenti. Meno Tac, meno Risonanze magnetiche, in generale la radiologia diagnostica viene messa a carico del pubblico se legata a traumi recenti o a patologie oncologiche; chi la richiede ad esempio per un mal di schiena dovrà dimostrare di avere preso farmaci per un mese senza effetto. Le cure odontoiatriche verranno rimborsate solo per urgenze, per i bambini fino a 14 anni, negli altri casi estrazioni e cure (e dentiere) saranno a pagamento a meno che il paziente non sia «in condizioni di vulnerabilità economica o sociale». Gli esami di laboratorio saranno legati a fattori di rischio. Un esempio su tutti: quello per il controllo del colesterolo sarà passato ogni 5 anni, a meno che non sia richiesto come screening per ultra quarantenni con problemi cardiovascolari. Stretta anche sugli esami genetici. E così via. I sindacati dei medici avevano 48 ore per esprimere i propri pareri, ma la loro reazione si è fatta sentire ben oltre la cerchia degli addetti ai lavori. Protestano Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri, l’ Anao o, principale sigla dei medici dirigenti, che parla di «pesante ingerenza che umilia le peculiarità della nostra priìofessione», i chirurghi ospedalieri dell’ Acoi che chiedono piuttosto «una buona legge sul rischio clinico, i medici ora si trovano nella situazione paradossale di dover pagare per tutti». «Nettamente contrari» anche gli altri sindacati, dalla Fp Cgil alla Federazione dei medici della famiglia tutti contro quella che giudicano «una vera svalutazione deli professionisti della sanità: così poi i medici non prescriveranno più esami per paura delle multe», Una nuova legislazione Viste le reazioni, il governo lascia intendere di stare lavorando in realtà a tutela dei medici con una mossa ad hoc in sede di Legge di Stabilità. «C’ è la disponibilità del governo ad anticipare tramite questo veicolo alcuni articoli del disegno di legge sul rischio professionale di cui sono relatore alla Camera» spiega infatti Federico Gelli, responsabile nazionale Sanità per il Pd. Gli emendamenti al ddl verranno presentati entro il 29 settembre, l’ iter dunque è già avviato ma appunto si potrebbe scegliere di accelerare. Il motivo è presto detto. L’ incertezza legislativa sulla colpa medica porta alla cosiddetta medicina difensiva, ovvero all’ altra faccia della medaglia delle prestazioni non appropriate: il professionista preferisce prescrivere la visita o l’ esame richiesto dal paziente per non incorrere in eventuali cause. Il Ddl Gelli prevede un’ incentivazione della conciliazione preventiva, l’ obbligo dell’ assicurazione e l’ istituzione di un fondo di solidarietà per l’ indennizzo dei pazienti che hanno subito un evidente errore da parte del personale sanitario. Ma prima ancora, definisce più precisamente la responsabilità penale e civile: nel penale il professionista potrà essere perseguito solo per dolo o colpa grave, nel civile invece viene fatta una distinzione tra responsabilità extracontrattuale per i professionisti e contrattuale a carico delle strutture. L’ ultima novità nelle intenzioni del governo arriverebbe sul fronte, decisivo dal punto di vista dei costi, delle procedure di approvvigionamento delle forniture, arrivando a un’ unica centrale di acquisto in ciascuna regione. L’ idea è che i territori più avanti da questo punto di vista potrebbero gestire alcune categorie merceologighe di acquisto, estendendo la propria attività già nel giro di pochi mesi per accelerare la razionalizzazione complessiva della spesa.
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