Freud? Jung? No, meglio gli asini
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fonte:
- Trentino extra
di Leonardo Omezzolli RIVA Il cane è il migliore amico dell’ uomo. Un detto che si fonda sull’ insindacabile fiducia che fido ha verso il proprio padrone e sugli effetti benefici di questa amicizia indissolubile. Non solo cani, anche gatti, cavalli, conigli e asini. Proprio su questi ultimi hanno voluto scommettere le dottoresse Manola Santorum, psicoterapeuta sistemico-relazionale, e Francesca Graziosi, pet referee (sono entrambe di Riva) che con “Le vie degli Asini” hanno intrapreso un importante e rivoluzionario cammino nella terapia con gli animali. «Non si tratta di una cosa improvvisata – spiegano le dottoresse – siamo professioniste del settore e rispettiamo delle normative vigenti.» La chiave è proprio questa. Fino a poco tempo fa la cosiddetta pet therapy non godeva di uno statuto normativo adeguato e ogni buon volenteroso poteva attrezzarsi a esperto del settore. Il 25 marzo scorso a Expo 2015, la svolta definitiva quando in occasione del convegno organizzato da Rete Italiana IAA in collaborazione con il Ministero della Salute, Coldiretti e Codacons sono state approvate le Linee Guida sugli Interventi Assistiti con gli Animali o IAA. Linee guida a tutela dell’ animale e delle persone coinvolte. Da questo incontro nasce l’ accordo ufficiale che definisce le caratteristiche delle strutture dove la pet therapy può essere praticata e come. Gli animali coinvolti dovranno rispettare requisiti sanitari e comportamentali specifici e essere sottoposti a uno adeguato percorso di addestramento senza metodi coercitivi. «Fin dai primi giorni di nascita li tocchiamo e li accarezziamo in ogni parte così che si abituino al contatto umano – spiega la dottoressa Graziosi – È un lavoro quotidiano che ci servirà in un futuro per utilizzare l’ animale come mediatore nella terapia.» Perché una cosa deve essere chiara, l’ asino, o più in generale l’ animale, non ha poteri curativi. «L’ asino – racconta la dottoressa Santorum – ha delle caratteristiche intrinseche che ha sviluppato nel corso della sua evoluzione e che permette all’ uomo di entrarci in contatto emotivo. É quindi il mediatore più adatto allo scopo.» L’ idea nasce quasi per caso quando le due esperte notano, lavorando a contatto con bambini in difficoltà, come questi abbiano bisogno di un passaggio intermedio che li accompagni dalla scuola al mondo del lavoro. Un momento in cui aprirsi emotivamente e apprendere quegli strumenti che poi servono nella vita di tutti i giorni. Capiscono ben presto che è necessario l’ intervento di un mediatore. Cosa usare? L’ illuminazione è tutta di Manola che a seguito della decisione di comprare un asino si trova nella difficoltà di interagire con l’ animale. La voglia di comunicazione è tanta che è inevitabile un contatto con Eugenio Milonis, psicoanalista e Presidente del Consorzio Nazionale Allevasini Coldiretti che la convince della possibilità di utilizzare questi fantastici animali, da sempre inseriti nel nucleo familiare rurale, nei vari percorsi terapeutici. Dopo il periodo di formazione ecco l’ occasione per mettere in campo quanto appreso. Un viaggio in Abruzzo per selezionare i vari capi adatti allo scopo (ogni animale ha un proprio carattere e le proprie paure proprio come noi esseri umani) e poi la giusta location. A offrire lo spazio è Gianni Fruner un agricoltore di Ballino, che, coinvolto dalle esperte, mette a disposizione la propria azienda agricola e le aiuta con l’ allevamento. Gli obiettivi di Manola e Francesa sono molti e non si fondano unicamente sulla terapia, ma anche su aspetti più turistici, come il trekking con gli asini, rivolto in particolare alle famiglie, che, ci svelano «è comunque uno spazio di “terapia”. Qui le famiglie imparano a guidare a stare insieme e a godersi un momento tutto loro». Il tutto sempre seguito con occhio accorto dalle due dottoresse. ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
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Tags: asini, pet therapy
