7 Settembre 2015

Specchio dei tempi

Specchio dei tempi

 Una lettrice scrive: «Facendo seguito a quanto scritto da una Vostra lettrice su questa rubrica alcuni giorni fa, vorrei segnalare come anche io a inizio anno abbia avuto lo stesso problema. Lo scorso gennaio sono stata derubata della borsa contenente il bancomat e dopo trenta minuti mi sono stati prelevati illegalmente 1.750 euro. Non avevo il codice pin scritto da nessuna parte, come mia abitudine, ma la polizia mi ha in seguito spiegato che è oramai assodato che questi malviventi possiedono un software con il quale, nel giro di pochi minuti, possono accedere al codice segreto di qualsiasi bancomat. Gli unici a voler far finta di non saperlo sono, a quanto pare, gli istituti bancari. Il mio, Unicredit di piazza Rivoli, nonostante la denuncia e svariati controlli (anche tramite filmato) non mi ha voluto risarcire il danno accusandomi anzi di malafede (in altre parole di aver consegnato bancomat e pin a un conoscente per poi spartire il bottino). Bella riconoscenza per una anziana cliente da oltre quarant’ anni! «Grazie a Specchio dei tempi mi è stato consigliato di rivolgermi a un’ unione consumatori; mi sono recata alla Codacons che, dietro pagamento di una piccola somma, mi ha messo a disposizione un legale. Dopo la lettera dell’ avvocato la banca mi ha convocato urgentemente per offrirmi 800 euro a patto di chiudere la vicenda! Mi sono chiesta come mai, se il mio caso non era contemplato, mi offrissero tale cifra. Non ho accettato l’ offerta sentendomi offesa dalla loro beneficenza. Sto portando avanti la causa con il Codacons e sono ancora in attesa dell’ esito finale, ma comunque vada sono convinta dell’ importanza di continuare a lottare. Se la tecnologia in mano ai ladri si aggiorna, non capisco perché non debbano farlo gli istituti bancari, lasciandoci a rischio di prelievi illegittimi e poi rifiutandosi di risarcirci. O forse temo di sapere fin troppo bene il perché. É più economico così e, se si perde qualche cliente, pazienza: l’ aggiornamento tecnologico sarebbe costato molto di più». Sara Tomarchio
 
 

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